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AVEZZANO – “Perplessità” sul collegio unico, che “rischia effettivamente di penalizzare la rappresentanza nelle aree interne”, e sul doppio turno, “foriero di mercanteggiamenti e compromessi”. Giudizio positivo sul voto disgiunto. Fermo restando che quello che davvero occorre è “restituire deleghe importanti alle Province”, lasciando la regione la funzione della programmazione e legislazione.
Contro la riforma della legge elettorale del presidente Marco Marsilio, di Fdi, con piatto forte il collegio unico regionale al posto dei quattro provinciali, appena approdata in commissione, non si registra solo la fronda dentro Fdi e il centrodestra in regione.
Ad esprimere perplessità sono anche gli amministratori locali del centrodestra, come il 55enne Antonio Del Boccio, assessore comunale all’Urbanistica della Lega al comune di Avezzano, funzionario della Polizia provinciale, che alle elezioni di fine maggio ha ottenuto 575 voti, terzo in assoluto, figura in ascesa della Lega in Abruzzo, che ad Avezzano, distaccandosi dagli alleati Fdi e Fi, ha deciso di appoggiare il sindaco civico uscente Gianni Di Pangrazio, che ha vinto al primo turno con il 66,7%.
Spiega infatti Del Boccio nell’intervista ad Abruzzoweb: “Questo progetto di legge mi vede da osservatore, ma questo non mi impedisce di formulare legittime critiche. Il testo è al vaglio della commissione, non abbiamo un testo consolidato, e ci saranno senz’altro aggiustamenti e modifiche, ma allo stato attuale ritengo che il collegio unico penalizzi le aree interne, a cui appartengo e che rappresento, rispetto ad altre aree dell’Abruzzo, principalmente sulla costa, più popolose, con un numero ben maggiore di elettori”.
Altro rischio, sottolinea Del Boccio, è che in pochi “potranno permettersi compagne elettorali su tutto il territorio regionale, da Balsorano e Castel Di Sagro fino a Martinsicuro e ai confini delle Marche. Ci vorrebbero due anni per girare tutti i paesi e tutti gli angoli dell’Abruzzo con un enorme dispendio di energia e di soldi “.
Del Boccio condivide però in linea di principio l’argomento che ha portato Marsilio a proporre il collegio unico: far sì che un consigliere eletto in tutta la regione, non possa più interessarsi solo del suo collegio elettorale, del singolo territorio di provenienza, superando dunque il localismo e la balcanizzazione della rappresentanza politica.
“Il punto da cui parte il presidente Marsilio è giustissimo, lui ha una visione globale della regione Abruzzo, oltre agli interessi di collegio. Ma è pure vero che il collegio unico non risolverà secondo me il problema. Accadrà ad esempio che un candidato che prenderà diecimila voti in provincia dell’Aquila e tre in provincia di Pescara, sarà comunque spinto a fare gli interessi del territorio che lo ha maggiormente premiato, dove deve dare le maggiori risposte per conservare il consenso, a discapito degli altri”.
L’opposizione del campo largo ha presentato in commissione un emendamento che intende introdurre il doppio turno, come nelle elezioni comunali. Ipotesi respinta da Del Boccio.
“Il doppio turno non mi ha mai convinto: con il ballottaggio si innescano mercanteggiamenti, domina la logica dei compromessi, in molti casi poco virtuosi, veri e propri inciuci. Io sono dell’idea che chi ottiene anche un voto in più ha il diritto e dovere di governare d portare avanti il programma scelto dagli elettori”
Il discorso è diverso invece per voto disgiunto, altra proposta che circola, ovvero la possibilità per l’elettore di esprimere, nella medesima scheda elettorale, un voto per una lista e, contestualmente, per un candidato ad essa non collegato.
“È una opzione in più che verrebbe data all’elettore a cui potrebbe piacere una candidatura da consigliere ma non potrebbe piacere nello stesso schieramento quella del candidato presidente”, osserva l’assessore comunale.
Tema di fondo, per Del Boccio è però un altro, più generale rispetto al collegio unico e alla nuova legge elettorale.
“La voglio dire tutta: la cosa migliore per dare vera e forte rappresentanza e peso politico ai tutti i territori, sarebbe quella di rafforzare le Province, depotenziate dalla riforma Delrio, e lasciare alle Regioni casomai il ruolo di ente legislatore. L’Abruzzo ha una orografia particolare, molto complessa e a maggior ragione serve un ente più vicino ai cittadini, che abbia deleghe pesanti e importanti”.





