ORICOLA – Le indagini sul clamoroso furto di opere d’arte avvenuto alla Lilli Petroli di Oricola (L’Aquila) portano a un’ipotesi investigativa ben precisa: quella di un colpo commissionato da una rete criminale specializzata nel traffico internazionale di opere d’arte. Lo riporta il Centro.
La scelta delle opere trafugate (valore tra i 4 e i 5 milioni di euro), le modalità dell’assalto e l’imponente organizzazione logistica fanno pensare a professionisti che sapevano cosa cercare, come muoversi e come portare via l’ingombrante bottino. Si tratta di opere troppo riconoscibili, appartenute al petroliere marsicano Mauro Lilli, per essere rivendute in Italia. Tra queste la “Ballerina” di Giacomo Manzù, la “Testa di Inge”, il “Papa” dello stesso artista e i bassorilievi attribuiti a Pablo Picasso. C
Secondo gli specialisti che si occupano di traffico illecito di beni culturali, opere di questo tipo vengono sottratte per alimentare circuiti clandestini già organizzati, spesso destinati a facoltosi collezionisti privati disposti ad acquistare capolavori che non potranno mai essere esposti pubblicamente. Un altro scenario preso in considerazione è quello dell’esportazione illegale all’estero – Russia, Emirati Arabi, Stati Uniti d’America – attraverso una rete di intermediari incaricati di far perdere le tracce della provenienza delle opere prima del loro approdo nelle collezioni finali.
A rafforzare queste piste è soprattutto la dinamica del colpo. La banda avrebbe lavorato per circa otto ore all’interno dello stabilimento senza alcuna improvvisazione, entrando dal retro dell’azienda, utilizzando un camion della stessa Lilli Petroli e abbattendo un cancello di diverse tonnellate mediante un robustissimo cavo in acciaio. Successivamente le opere sono state caricate su un furgone dell’azienda, utilizzato per la fuga.
Gli specialisti del Nucleo carabinieri tutela patrimonio culturale stanno incrociando i rilievi effettuati sul posto con le immagini della videosorveglianza. Parallelamente proseguono gli accertamenti sul percorso seguito dai mezzi dopo la fuga e sugli eventuali appoggi logistici di cui il gruppo potrebbe essersi avvalso. Gli investigatori stanno cercando di capire se il convoglio abbia lasciato rapidamente il territorio abruzzese oppure se le opere siano state trasferite in un deposito temporaneo prima di essere avviate fuori dai confini nazionali.
L’obiettivo è stringere il cerchio attorno a una banda che, per modalità operative e capacità organizzativa, avrebbe agito con un piano studiato da tempo e con un obiettivo ben preciso: impossessarsi di opere d’arte di eccezionale valore già destinate, secondo una delle principali piste investigative, ad alimentare il mercato clandestino internazionale. Possibile la presenza di un basista.




