L’AQUILA – Il rischio di mancata attivazione di numerose classi prime nei piccoli comuni italiani riaccende il dibattito sulla tenuta dei servizi essenziali nelle aree interne.
A lanciare l’allarme è Marcello Pacifico, presidente nazionale della Associazione nazionale insegnanti e formatori (Anief), che denuncia come “l’applicazione rigida dei parametri numerici previsti per la formazione delle classi possa compromettere non solo gli organici scolastici ma la stessa sopravvivenza delle comunità più fragili”.
Secondo Pacifico – riporta OrizzonteScuola.it – a chiusura o il mancato avvio delle prime classi nei piccoli centri rischia di accelerare l’abbandono dei territori montani e rurali, dove la scuola rappresenta un presidio sociale imprescindibile.
Il problema, evidenziato a livello nazionale, tocca da vicino anche l’Abruzzo, regione caratterizzata da un’ampia presenza di comuni nelle aree interne già segnati da un progressivo calo demografico.
La questione si inserisce in un quadro più ampio di spopolamento che interessa in modo particolare l’entroterra abruzzese.
Proprio nei giorni scorsi, all’Aquila, nel corso di un confronto dedicato al futuro delle aree interne, il vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Raffaele Fitto, ha sottolineato la necessità di investire su servizi essenziali e trasporti per contrastare l’emorragia demografica che colpisce i territori meno popolati.
In Abruzzo, dove molti centri montani registrano un costante calo di residenti, il mantenimento delle istituzioni scolastiche viene dunque considerato un elemento strategico per evitare l’ulteriore desertificazione sociale.




