ROMA – Un’azione militare senza precedenti per sferrare il colpo finale agli ayatollah, decapitando la sua guida, anche al prezzo di incendiare tutto il Medio Oriente. Donald Trump, dopo settimane di minacce, dal suo resort di Mar-a-Lago ha rotto gli indugi ribaltando il tavolo dei negoziati sul nucleare e autorizzando l’operazione “Ruggito del leone”, con il placet di Benyamin Netanyahu: un attacco coordinato con Israele, scattato alle prime luci dell’alba, che ha scaricato sull’Iran un diluvio di fuoco destinato a far crollare le fondamenta della Repubblica islamica.
Il suo custode, 86enne Ali Khamenei, è rimasto ucciso sotto le bombe che hanno devastato il suo compound, e contemporaneamente sono stati distrutti centinaia di obiettivi dell’apparato missilistico di Teheran. Anche la risposta dei Pasdaran è stata senza precedenti: diverse ondate di raid, sulle basi americane nella regione, ma anche su aree civili in molti Paesi del Golfo, inclusa la Palma di Dubai, l’iconica isola-resort degli Emirati.
Nello Stato ebraico, da Tel Aviv a Gerusalemme, i residenti sono rimasti nascosti nei rifugi per gran parte della giornata mentre l’Iron Dome intercettava i proiettili del nemico. La paralisi nell’area appare quasi totale: le Guardie della Rivoluzione hanno annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz, passaggio nevralgico del traffico marittimo internazionale.
Distruggere i missili e stroncare le ambizioni di arma atomica dell’Iran, ha spiegato Trump dopo l’avvio della “grande operazione” contro la Repubblica islamica, ed evocando anche un obiettivo di più ampio respiro: “la libertà del popolo iraniano”, ossia la caduta degli ayatollah. “Una minaccia esistenziale”, secondo Netanyahu.
Il blitz è scattato intorno alle 7 del mattino, con i caccia dello Stato ebraico ad alzarsi per primi in volo, seguiti da quelli americani, in quello che l’Idf ha definito “il più grande raid nella storia dell’aeronautica militare israeliana”. Un piano operativo elaborato in diversi mesi, con “un obiettivo per ogni pilota”, hanno rivelato fonti della sicurezza.
Gli attacchi congiunti hanno colpito “circa 500 obiettivi” in gran parte del territorio iraniano per neutralizzare i sistemi di difesa, ma soprattutto hanno inflitto il peggior danno possibile all’establishment della teocrazia.
A cadere sotto il fuoco americano e israeliano è stato Ali Khamenei. Dopo un’intera giornata di annunci e smentite, le foto del corpo senza vita dell’ayatollah sono state mostrate a Netanyahu e Trump. Mentre media indipendenti riferivano di applausi dalle finestre delle case di Teheran, per celebrare la fine del simbolo di un regime oppressivo, che ha fatto precipitare il Paese al collasso economico. Tra le vittime dei raid anche il genero, la nuora ed un consigliere del leader, oltre al comandante dei Pasdaran Mohammad Pakpour ed il ministro della Difesa Aziz Nasirzade.
Gli attacchi, secondo la Croce Rossa internazionale, hanno provocato almeno 200 morti e centinaia di feriti in tutto il Paese. Le autorità di Teheran hanno denunciato un bombardamento israeliano contro una scuola elementare a Minab che avrebbe provocato una strage: almeno 85 vittime. Nella zona si trova una sede dei Pasdaran.
“L’aggressione americano-sionista”, così definita dalle Guardie Rivoluzionarie, ha prodotto come rappresaglia l’avvio dell’operazione “Truth Promise 4”. Il quartier generale della Quinta Flotta della Marina Usa in Bahrein è stato attaccato con missili e droni, e anche le basi in Qatar e negli Emirati. Sono stati registrati danni ma non vittime, perché tutti i militari (incluso i soldati italiani) si trovavano nei bunker. A rendere la situazione più incandescente è il fatto che per la prima volta sono rimasti coinvolti anche la maggior parte delle monarchie sunnite del Golfo.
Le esplosioni dei missili iraniani hanno scosso Riad, Abu Dhabi, Doha, Dubai, Manama e il Kuwait, con le difese antiaeree chiamate agli straordinari. Edifici residenziali sono stati colpiti nella capitale del Bahrein, mentre negli Emirati si è registrato almeno un morto. A Dubai è scoppiato un incendio in un edificio nella zona di Palm Jumeirah, che ha provocato quattro feriti. I Pasdaran hanno rivendicato anche raid su “centri militari e di sicurezza nel cuore di Israele”.
Nei minuti successivi alla notizia della morte di Khamenei, il capo del consiglio di difesa Ali Larijani, uno degli ultimi alti quadri rimasti in circolazione e da alcuni indicato come possibile successore della Guida Suprema, ha assicurato che Usa e Israele riceveranno una “lezione indimenticabile”.
Sul fronte opposto Trump ha detto che l’operazione “Ruggito del Leone può finire in 2-3 giorni se gli iraniani smetteranno di costruire programmi nucleari e missilistici, o andare avanti a lungo”. Per Netanyahu servirà “tutto il tempo necessario”. La resa dei conti appare iniziata.
Intanto, l’Italia è stata avvisata di primo mattino, dopo l’inizio delle operazioni di Usa e Israele. Da quel momento per Giorgia Meloni è stato un sabato di contatti, con Friedrich Merz, Keir Starmer e i leader del Golfo, ribadendo che il governo “continuerà a impegnarsi con i partner europei, regionali e internazionali per una soluzione a favore della stabilità della Regione”, sostenendo “ogni iniziativa che possa condurre a un allentamento delle tensioni”.
Mentre dalla Farnesina Antonio Tajani si occupava della “priorità”, ossia verificare che fossero “tutti incolumi” le decine di migliaia di italiani tra Medio Oriente e Golfo, tra cui i turisti bloccati per lo stop ai voli. Incluso il ministro della Difesa Guido Crosetto, volato ieri a Dubai per raggiungere la famiglia. Una situazione che, si apprende, avrebbe sorpreso la stessa premier, anche se da Palazzo Chigi smentiscono questa ricostruzione.
Crosetto ha partecipato da remoto ai due vertici di governo convocati d’urgenza da Meloni con i ministri interessati, i due vicepremier Tajani e Matteo Salvini, i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari e l’Intelligence. Uno in mattinata, in collegamento telefonico, e uno in serata, a Palazzo Chigi. Riunioni necessarie per “l’aggravarsi della crisi in Medio Oriente”, come da nota ufficiale, in cui non si fa riferimento all’operazione avviata da Donald Trump e Benjamin Netanyahu.
E le opposizioni attaccano. “Ricordiamo al governo – dice il Pd – che l’Italia ripudia la guerra come mezzo per risolvere le controversie internazionali. Non offra alcun tipo di sostegno, anche solo politico, alle azioni unilaterali”. E il leader M5s Giuseppe Conte esorta Italia e Ue a schierarsi “contro azioni di attacco unilaterali come quelle di Usa e Israele che stanno scatenando la reazione dell’Iran e gettano in un caos imprevedibile il Medio Oriente”.
Ai leader del Golfo – Bahrein, Kuwait, Emirati, Qatar e Arabia Saudita, Meloni ha espresso “la vicinanza” del suo governo e “la condanna degli ingiustificabili attacchi subiti dalle loro nazioni”. Da Roma arriva poi la “vicinanza alla popolazione civile iraniana che, con coraggio, nelle scorse settimane ha richiesto il rispetto dei suoi diritti civili e politici, subendo una repressione violenta e ingiustificabile”, come spiegato da Palazzo Chigi in serata.
Mentre da Berlino in mattinata il portavoce di Merz chiariva che il cancelliere tedesco era stato “informato in anticipo”, Salvini spiegava: “siamo stati avvertiti ad attacco cominciato”. Tajani è stato messo al corrente dall’omologo israeliano Gideon Sa’ar: “Mi ha detto qual è l’obiettivo della guerra, dell’attacco: intravedevano una reale intenzione dell’Iran di procedere con il progetto atomico e l’incremento della produzione di missili anche a gittata più lunga, che potevano colpire l’intera l’Europa”. E “l’Iran con l’atomica e missili a lunga gittata è un pericolo”, ha aggiunto il vicepremier, secondo cui “non sarà una guerra lampo, durerà giorni e giorni”. “Non è sicuramente una guerra che dovrebbe avere prospettive di lunga durata”, ha detto invece Crosetto.
I timori del governo riguardano anche lo Stretto di Hormuz. “Non so quanto convenga all’Iran indurire la situazione”, ragionava in mattinata Tajani, ma dopo qualche ora i Pasdaran hanno annunciato che lo snodo tra il Golfo Persico e quello dell’Oman, strategico per le rotte commerciali, non è più sicuro ed è chiuso al transito marittimo. Sul fronte interno, l’Italia ha innalzato l’attenzione su manifestazioni e obiettivi sensibili a Roma, come ambasciate e Ghetto, ed ha implementato l’attività informativa. C’è stata anche una riunione straordinaria del Comitato di analisi strategica antiterrorismo.
Nel frattempo Tajani ha presieduto più di una vertice all’Unità di crisi della Farnesina con i funzionari, gli ambasciatori a Teheran e nelle sedi del Medio Oriente.
“Non c’è neanche un italiano coinvolto negli attacchi molteplici in Iran e nei Paesi del Golfo”, ha annunciato il ministro, neanche tra i circa 300 militari impegnati nella base in Kuwait che si sono rifugiati nel bunker durante il contrattacco di Teheran.
Il governo ha raccomandato “massima prudenza” ai connazionali nell’area (“State a casa o in albergo”, l’input di Tajani), non solo ai poco meno di 500 in Iran, che la Farnesina attraverso l’ambasciata è pronta ad evacuare se lo richiederanno, ma anche alle decine di migliaia che risiedono o sono in vacanza nei Paesi del Golfo. Negli aeroporti di Doha e Abu Dhabi sono stati installati dei desk per dare assistenza agli italiani.




