ROMA – Il Console Generale d’Italia a Calcutta, competente per il Nepal, è giunto questa mattina a Kathmandu per un coordinamento diretto con le autorità nepalesi e con i gruppi di ricerca, in stretto raccordo con la Farnesina.

Lo rende noto la Farnesina, precisando che al momento le autorità locali hanno confermato il decesso di tre alpinisti italiani, Alessandro Caputo (salma recuperata, area Manaslu Peak), Stefano Farronato (salma recuperata, area Manaslu Peak) e l’abruzzese Paolo Cocco (salma trasferita presso l’ospedale per stranieri).

Non si ha notizia di altri 7 italiani, tra cui l’altro abruzzese Marco Di Marcello e Markus Kirchler (entrambi nella zona di Yalung Ri, considerati dispersi).

Negli ultimi giorni diverse aree dell’Himalaya nepalese sono state colpite da una serie di valanghe, che hanno travolto molti alpinisti fra cui alcuni italiani.

Sono ancora difficili le comunicazioni tra le autorità, i responsabili delle operazioni di soccorso e le rappresentanze diplomatiche di vari paesi coinvolti.

Accertata ieri la morte di Paolo Cocco, 41 anni, fotografo ed ex vicesindaco di Fara San Martino, mentre si continua a sperare per Marco Di Marcello, biologo, 37 anni, originario di Teramo.

“Siamo convinti che Marco sia vivo e che stia cercando con i mezzi a disposizione di farsi trovare”.

Nella frazione di Villa Zaccheo nel comune di Castellalto, in provincia di Teramo, si alternano momenti di euforia, legati all’arrivo degli aggiornamenti della posizione dal rilevatore che Marco indossa, e da altri di profonda amarezza, al pensiero che il loro congiunto sia in condizioni climatiche estreme, forse ferito o allo stremo delle forze.

“Questa notte Marco ha fatto le bizze – dice il fratello Gianni, il minore dei tre figli di Franco, sostituto commissario si polizia in pensione, e di Antonietta -. Sono sicuro che abbia messo il rilevatore in richiesta di soccorso, perché ha trasmesso diverse posizioni e con un frequenza più breve di aggiornamenti. Vediamo che si sposta in continuazione, lo ha fatto in salita di quota e ad una distanza di 500 metri da dove era in precedenza: poi torna indietro e noi crediamo che abbia trovato un cunicolo, abbia scavato una specie di riparo, almeno questa è la nostra speranza, dove raccogliersi per affrontare temperature e notte”.

“Siamo sicuri che lui è forte, Marco ce la farà”, continua a ripetere Gianni.