PESCARA – Condanna a 14 anni e 4 mesi di reclusione oltre al risarcimento danni (da decidere in sede civile) in favore dei familiari della vittima, ai quali andrà una provvisionale di 185mila euro complessivi. È questa la decisione   del giudice per  il marocchino Brahim Dahbi, 61 anni, accusato di aver assassinato con sei coltellate il bengalese Afjal Hossan Khokan, 44 anni, padre di 5 figli e dipendente di una paninoteca in centro, la mattina del 4 gennaio del 2024 sotto la palazzina di via Gran Sasso, dove abitavano vittima e assassino: un delitto al culmine di una rissa scoppiata per un materasso da buttare. Lo riporta il Centro nella cronaca di Pescara.

Il pubblico ministero aveva concluso  chiedendo una condanna a 16 anni di reclusione, dopo la riduzione di un terzo e quindi partendo da una pena base di 24 anni perché era comunque un omicidio senza aggravanti. L’avvocato Emanuele Calista, ha cercato  di contenere la pena, sostenendo un eccesso colposo di legittima difesa. Il marocchino, in sostanza, secondo la difesa, si stava difendendo dall’aggressione dei bengalesi che non lo volevano più come condomino. «Soltanto la paura», ha detto il legale, «ha mosso la sua mano: è consapevole di quello che è accaduto, ma è anche una persona sopraffatta da una situazione che lo ha sovrastato».  Poi il giudice ha deciso diversamente.