L’AQUILA – “Che io abbia fiducia nel management sanitario è cosa nota. Ed è ora di dire basta all’appiccicare ‘pecette’, etichette di partito in fronte ai direttori generali delle Asl, sono professionisti capaci e scelti in base a criteri oggettivi e non di appartenenza politica”.
Nella conferenza stampa di oggi in cui il presidente della Regione Marco Marsilio di Fratelli d’Italia ha illustrato e difeso l’aumento dell’addizionale Irpef per coprire parte del buco della sanità di 80 milioni di euro, più di una lancia l’ha spezzata a favore dei quattro direttori generali Ferdinando Romano per la Asl provinciale dell’Aquila, Thomas Schael per la Asl provinciale di Chieti, sostituito a marzo da Mauro Palmieri, Maurizio di Giosia per la Asl di Teramo, Vero Michitelli per l’Asl di Pescara.
Questo in contrasto con le posizioni assunte dai partiti della maggioranza di centrodestra, in particolare Lega, Noi moderati e Forza Italia che seppure hanno votato la delibera di giunta che ha approvato l’aggravio fiscale, hanno posto il tema che sicuramente emergerà con forza in consiglio regionale di un maggior controllo e di una verifica dell’operato che relativa o efficace dei direttori generali. Per loro insomma, i dg vanno inchiodati se necessario alle loro responsabilità.
Soprattutto Marsilio ha lanciato strali contro quello che che per lui è un “pregiudizio”, in realtà diffusissimo, ed anzi dato per pacifico, secondo il quale i dg, ed è questo uno dei mali della sanità italiana, sono nominati innanzitutto per la loro appartenenza e vicinanza a questo o quel partito al potere nelle varie regioni.
“La legge consente la scelta da parte del presidente della Regione del dg – assicura invece Marsilio – ma solo dopo una severa selezione, con criteri oggettivi e non certo in base ad una scelta di partito, dopo un avviso pubblico, la valutazione di una commissione composta da un dirigente regionale, un professore universitario e un rappresentante di Agenas, scelto dalla stessa Agenas. Persone che non ricevono indicazioni politiche”.
Credere il contrario, incalza Marsilio, “significa essere ingiusti nei confronti di seri professionisti. I nostri dg non è un caso che sono ricercati anche altrove, per le loro grandi capacità, ad esempio Thomas Schael è stato chiamato a dirigere una delle più importanti realtà italiane, la Città della Salute di Torino, seppure messa male. Evidentemente i nostri dg non sono asini come qualcuno li dipinge e i cacciatori di teste fanno bene il loro lavoro”.
Parole per così dire di solidarietà anche nei confronti del direttore generale della Asl provinciale dell’Aquila Romano.
Come è noto afferma Marsilio “abbiamo applicato le regole nazionali della ripartizione del fondo sanitario regionale tra le quattro Asl, dovendo rispettare il criterio pro capite che oggettivamente penalizza molto la provincia dell’Aquila. Per questo non processo il risultato dell’Asl dell’Aquila. E un’ingiustizia che avviene dentro di noi come avviene per l’Abruzzo nel quadro nazionale. Occorre per questa ragione rivedere i criteri di ripartizione che non possono essere basati sulla popolazione, ma tenendo nella debita considerazione in primis l’estensione territoriale che determina oggettivamente un maggior costo per garantire servizi sanitari. Come appunto nel caso della Asl dell’Aquila”.
A quel punto è intervenuta anche Tiziana Magnacca assessore regionale alle Attività produttive ed ex sindaco di San Salvo, ricordando che lo stesso vale per la sua provincia di Chieti.
Ancor prima Marsilio aveva assolto i dg, spiegando che “le Asl chiuderanno i bilanci con qualche migliaio di euro di avanzo”, che “non esistono i 200 milioni di debiti causati da una cattiva gestione”, e che il problema è rappresentato “dai 39 milioni di euro anticipati per le spese del personale, dall’aumento del costo dell’energia, dall’inflazione e da decine di milioni di euro investiti in opera e attrezzature sanitarie”.
Forza Italia e Noi Moderati, hanno sottolineato invece che “non è più rinviabile la fase di ristrutturazione in campo sanitario, sia sotto il profilo organizzativo che di management, per efficientare e modernizzare il sistema sanitario e garantirne la sostenibilità”. Anche la Lega nel comunicato di ieri ha chiesto una maggiore condivisione politica sul management delle Asl e, dunque, sulle scelte future dei manager e sul loro operato.
Venendo a Fratelli d’Italia, che si è riunita ieri sera allineandosi al volere del presidente: voce dissonante rispetto alla difesa di Marsilio dei dg è quella di Paolo Gatti, il presidente quinta commissione Sanità, eletto con ben 10.878 voti. Gatti non a caso era assente nel summit di martedì scorso provocando ulteriore irritazione da parte di Marsilio, e che poi ha comunque presieduto nel pomeriggio la quinta commissione Sanità.
E nella lacerante partita scottante del debito della sanità a settembre assieme al presidente del Consiglio Lorenzo Sospiri di Forza Italia, Gatti è stato il fautore del diktat della commissione congiunta Sanità e Bilancio, quest’ultima presieduta da Vincenzo D’Incecco capogruppo della Lega, che ha segnato una spaccatura con la Giunta, e con l’assessore alla Salute, riconfermata, Nicoletta Verì.
La risoluzione approvata all’unanimità ha chiesto infatti perentoriamente alla Giunta regionale di “valutare le opportune iniziative”, leggasi commissariamento e tutti a casa, se i quattro manager delle Asl, a fine dicembre avrebbero sforato del 20% l’obiettivo dichiarato nei loro piani di rientro fissato a circa 80 milioni su un tendenziale di 200 milioni. Stabilendo per tutti e quattro l’obbligo anche di ridurre nel 2025 almeno al 70% il disavanzo macinato 2024.






