L’AQUILA – “Comprendo che con il grande nervosismo che c’è nel centrodestra gli abbiano chiesto di fare questo attacco strumentale, che io non avrei fatto, perché un sindaco deve manifestare dignità ed equilibrio e non può abbandonarsi a dire cose non vere. Riguardo il cappello in mano, noi siamo andati, all’inizio della ricostruzione, a parlare solo con il governo Berlusconi-Meloni, è vero con il cappello in mano, ma con cartelli e bandiere ed abbiamo preso le botte”.
Così l’ex sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, esponente del Pd e primo cittadino del terremoto del 2009 (è stato sindaco per due mandati fino al 2017), sull’ intervista a Secolo d’Italia, del suo successore, Pierluigi Biondi, secondo il quale con il centrodestra la casse dirigente aquilana “non va più a Roma con il cappello in mano”. (Qui il link)
“I soldi che sono cominciati ad arrivare per la ricostruzione, che Biondi ha visto da lontano perché la sua figura era marginale ed è andato a rimorchio sono – continua Cialente, medico in pensione -: il primo miliardo dal governo Letta dopo la battaglia con la mia fascia e gli scioperi della fame, poi i sei miliardi del governo Renzi, ed ancora la aggiunta di fondi con l’esecutivo Conte, per cui i soldi sono sempre stati, anche con le integrazioni per la stabilizzazione dei precari. Successivamente, sul Pnrr è arrivato il fondo complementare che Biondi si è ritrovato fatto e che il suo governo non voleva. Quindi soldi a non finire, anche con Restart”.
“Gli unici fondi della Meloni sono quelli per sostenere il bilancio del Comune per le minori entrate per via del sisma: si tratta di 20, 18 e 15 per tre anni, ma c’erano già dal 2019. C’era lo studio di fattibilità sui tantissimi soldi arrivati e qualche osservatore si è chiesto quali grandi ritorni dall’Aquila ci sono stati in conseguenza di questo sforzi della Nazione: non sono certo alcuni concerti estivi con palchi milionari”.






