L’AQUILA – Otto condanne e 22 assoluzioni: è il verdetto della Corte d’Appello dell’Aquila per la tragedia di Rigopiano, avvenuta il 18 gennaio del 2017 e costata la vita a 29 persone che morirono nell’hotel travolto da una valanga.
Dopo cinque ore di camera di consiglio i giudici della Corte d’Appello dell’Aquila hanno dunque riformato in parte la sentenza emessa dal tribunale di
Pescara a febbraio dell’anno scorso.
I giudici hanno confermato le condanne inflitte in primo grado per il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, per i dirigenti della Provincia Paolo D’Incecco e Mauro Di Blasio, per il tecnico Giuseppe Gatto e per l’ex gestore dell’hotel Bruno Di Tommaso.
L’ex prefetto di Pescara Francesco Provolo è stato condannato a un anno e otto mesi. Nel processo di primo grado Provolo era stato assolto.
Condannati anche Enrico Colangeli, tecnico comunale e Leonardo Bianco, dirigente della Prefettura di Pescara, entrambi assolti in primo grado. Confermate in appello 22 assoluzioni.
“Una sentenza che ripaga, seppur in parte, la delusione di quella di primo grado. Certo, non ci sono vincitori né vinti, ma si intravede la luce della verità”, commenta Alessandro di Michelangelo, fratello di Dino, morto nella tragedia.
Non è soddisfatto Alessio Feniello, padre del 28enne Stefano, altra vittima: “Ci aspettavamo di più. La condanna della Regione e della Provincia. Non penso che sia una cosa normale tirare dentro un tecnico comunale e l’ex prefetto per depistaggio. Andavano condannati altri personaggi. Se oggi avessero preso tutti l’ergastolo a me non cambiava nulla. Potevo guardare la foto di mio figlio e dire ho fatto il mio dovere per darti giustizia”.
Per l’avvocato di parte civile Romolo Reboa: “Ci sembra che la Corte abbia ragionato in termini di giustizia. Le sentenze si commentano leggendole. Non c’è giustizia di fronte alla morte. C’è la possibilità di avere risarcimenti e ristori. Sono processi in cui gli essere umani devono essere rispettati, anche quanti sono
stati condannati. Ci sembra che questa sentenza possa riaprire degli spazi”.
L’avvocato Sergio Della Rocca, legale difensore dell’ex prefetto Francesco Provolo, condannato in appello a un anno e otto mesi di reclusione, ha commentato: “Massimo rispetto a questa disgrazia. La sentenza si rispetta come quella di primo grado. È stata confermata l’assoluzione su depistaggio e omicidio plurimo. Mentre è arrivata la condanna per omissione di atti d’ufficio e falso. Per questi reati non c’è costituzione di parte civile. Sapevamo bene che questo processo sarebbe finito in Cassazione”.






