L’AQUILA – “Quantomeno in Corte d’Appello e nei tribunali di maggiori dimensioni, contiamo di riuscire a conseguire” gli obiettivi del Pnrr che “ha stabilito di partire dai dati del 2019 (c.d. baseline), per misurare gli effetti virtuosi delle riforme e dei finanziamenti concessi” e che “ci impegna entro il 2026 ad abbattere del 90% l’arretrato civile e a ridurre la durata media dei procedimenti (c.d. disposition time) del 55% nel settore civile e del 25% in quello penale e delinea obiettivi intermedi per la fine del 2024 – recentemente e opportunamente meglio articolati per l’arretrato civile”.
Così ieri il presidente della corte d’appello dell’Aquila, Fabrizia Francabandera, presentando la relazione sull’andamento della giustizia in Abruzzo nel corso della inaugurazione dell’anno giudiziario che si è svolta nel capoluogo regionale. “È un fatto obiettivo – scrive Francabandera – che in Italia la durata dei processi civili e penali è molto superiore alla media europea, che l’arretrato è una zavorra che paralizza chi incorre in un processo civile, che la prescrizione ha falcidiato migliaia di processi penali, che si sono susseguite condanne e procedure di infrazione in sede europea (siamo primi in questa non invidiabile classifica). I tempi dei processi non scandiscono solo il nostro lavoro: sono tempi di vita delle persone, delle imprese, della società tutta. Nel settore civile, se eccessivi, sono fattore di pregiudizio alle parti e all’ordinato sviluppo dell’economia e dei mercati; nel settore penale incidono negativamente, indipendentemente dagli esiti, sulle garanzie personali degli imputati, sulle aspettative delle persone offese, sull’interesse generale all’accertamento dei fatti. Oggi qualcosa sta cambiando: abbiamo qualche risorsa in più (non quanto sarebbe necessario), abbiamo maggiore razionalità del quadro normativo (anche se non tutto ci convince), abbiamo obiettivi concreti (ambiziosi ma non impossibili). Abbiamo il dovere e la responsabilità di impegnare al meglio le nostre professionalità per non deludere, ancora una volta, le aspettative di miglioramento del sistema giustizia”





