SAN BENEDETTO DEI MARSI – Frastuono. Rumore. Suono assordante. Quello prodotto da centinaia tra moto, scooter, motorini, custom, vecchie moto Guzzi e Ducati degli anni ’60, che dandogli del gran gas seguono in lunga processione una decappottabile con a bordo la reliquia della piccola martire di Corinaldo (Ancona), Santa Maria Goretti.

Un connubio insolito

Succede questo per le strade della cittadina di San Benedetto Dei Marsi (L’Aquila), l’antica Marruvium di epoca romana: da 63 anni nell’ultimo fine settimana di agosto le celebrazioni in onore di Maria Goretti vedono sfilare in religioso fracasso i motociclisti della zona a fare da scorta alla reliquia partendo da Corinaldo fino all’arrivo in paese.

È una di quelle tradizioni difficili da raccontare e spiegare, l’unico modo è viverla, starci dentro, respirarne l’aria satura dei gas di scarico, sporcarsi con l’odore acre di benzina e olio tanto denso da restare incollato ai vestiti, alla pelle, ai capelli.

Le moto procedono a passo lento, ondeggiando per restare in equilibrio negli stretti spazi tra l’una e l’altra, accompagnando il cantilenare dell’acceleratore con colpi di clacson. 

Un giro per le strade di San Benedetto e poi via, fiume colorato, in direzione della stazione di Pescina (L’Aquila), proprio nei pressi del casello autostradale dell’A25: è il punto di incontro, che si raggiunge dopo una serie di curve e case e gente lungo la strada, lasciandosi alle spalle la vallata del Fucino col castello di Pescina arroccato sul fianco della montagna a fare la guardia. 

Le moto si schierano, i centauri ingannano il tempo dell’attesa.

La reliquia, un osso del braccio della Santa di Corinaldo, sta arrivando con una delegazione di motociclisti, partita il giorno prima, dal paese marchigiano.

Nello spiazzo tra l’uscita dell’autostrada e la stazione c’è la macchina addobbata di fiori e nastri che la condurrà a San Benedetto, portata dal vescovo, in piedi, per tutto il viaggio di ritorno.

E proprio al rientro in paese il fragore raggiunge il suo picco massimo.

I motociclisti hanno il volto coperto da fazzoletti bianchi con l’immagine della Santa, l’entrata in paese, costeggiando l’anfiteatro romano, è salutata da fuochi pirotecnici e dalla folla che attende l’ostensorio sul sagrato della chiesa, per prendere parte alla celebrazione della santa messa.

Una tradizione non secolare, quella di Santa Maria Goretti a San Benedetto dei Marsi ma ugualmente molto sentita, che nel corso degli anni ha visto trasformato l’evento di devozione religiosa in un momento di identità e unione per la comunità locale: tutti, indistintamente prendono parte alle celebrazioni in onore di una bimba che a soli 12 anni seppe resistere alla passione violenta di un diciannovenne, pagando con la vita il suo coraggio.

E il senso di appartenenza si avverte nelle parole dei ragazzi, come Simona, Paolo e Francesco “una tradizione che si tramanda da anni, e anche noi vogliamo dare il nostro contributo, sentirci parte della comunità. Chi è di San Benedetto non può non partecipare alla festa di Santa Maria Goretti”.

“Una festa che è ogni anno un crescendo di partecipazione – è il commento del primo cittadino Quirino D’Orazio – organizzata da qualche tempo dal comitato dei ‘quarantenni’. Questa edizione è stata organizzata dalla classe 1977. Si può sempre migliorare e far sì che una manifestazione così particolare, si potrebbe definire unica nel suo genere, diventi motivo di attrattiva anche turistica per il nostro paese”.

“Secondo le stime – continua il sindaco – abbiamo superato il migliaio di moto presenti”. 

L’Abruzzo dei borghi resta vivo anche e soprattutto grazie a tradizioni come questa che rappresentano la cultura e l’identità di un popolo: qui a San Benedetto, ogni abitante sa che non può mancare in questa giornata, ogni moto o motociclo sarà messo alla prova tra il caldo e le marce ridotte che scalderanno i motori fino al limite, dalle frizioni roventi ai freni e alle marmitte infuocate per gli scoppi di carburante.

Ma come è iniziato tutto AbruzzoWeb lo ha scoperto andando a rovistare tra le carte un po’ ingiallite di una piccola biblioteca: foto, ritagli di giornale e soprattutto i racconti di chi, con qualche anno in più sopra le spalle, ha vissuto da vicino tutta la vicenda.

Un contadino del posto, Giovanni Di Genova, nel giugno del 1950, raccontò di aver avuto l’apparizione, nella sua camera, di Maria Goretti, per diverso tempo ogni mattina alle 5 in punto. Proprio in quei giorni la piccola veniva canonizzata a Roma da papa Pio XII.

Giovanni in qualche modo raggiunse Corinaldo e ne incontrò i familiari, grazie, si dice, alle indicazioni che Maria Goretti gli aveva fornito in una delle apparizioni.

Tornato in paese con l’aiuto dei compaesani e di un benefattore che offrì il terreno, riuscì a costruire una piccola chiesetta come gli era stato chiesto dalla santa.

La giornata di festa, istituita per celebrare la chiesetta e la martire corinaldese, fu il 12 settembre 1954.

E fu proprio Giovanni Di Genova il primo a recarsi ad accogliere la reliquia portata da Corinaldo per la via di Pescina, e lo fece in sella ad un motorino, sembra un vecchio Califfone smarmittato, guidato da un giovane di San Benedetto. 

Negli anni successivi, il parroco continuò a mandare in avanscoperta giovani parrocchiani con i loro motocicli, che allora consistevano in vespe e lambrette, perché potessero avvisare dell’arrivo della reliquia e organizzare l’incontro con la processione in paese.

I giornali dell’epoca raccontano di grandi feste, di mortaretti, spari e bengala e delle motociclette che erano presenti in numero sempre crescente al seguito della processione, i primi tempi con grandi nuvole di polvere a causa delle strade non ancora asfaltate.

Da allora, l’usanza di mandare in avanscoperta una pattuglia motorizzata, divenne parte fondamentale delle celebrazioni, fino all’incredibile partecipazione di oggi, con centinaia e centinaia di moto di tutti i tipi a scortare la macchina con la reliquia di Maria Goretti che, dal 2012 è stata ufficialmente dichiarata compatrona della cittadina marsicana.

Giovanni DI Genova donò la statua della Santa che custodiva in camera, per esporla nella chiesetta a lei dedicata.

Raccontava però di sentirsi inquieto a non averla più con sé: non aveva soldi purtroppo per poterne comprare una seconda.

In una delle apparizioni successive, Maria Goretti gli disse però di stare tranquillo che tutto si sarebbe risolto per il meglio.

Poco tempo dopo, una nuova statua fu donata dall’onorevole democristiano Aldo Moro.

L’edizione 2017 delle celebrazioni in onore di Santa Maria Goretti ha segnato il decimo anno di gemellaggio tra la cittadina marsicana e Corinaldo: l’occasione ha visto il riconoscimento della piccola chiesetta dedicata alla Santa come Santuario.

L’annuncio è stato dato dal vescovo di Avezzano, monsignor Pietro Santoro, durante la funzione religiosa.