L’AQUILA – È polemica nella frazione aquilana di Arischia per una serie di sgomberi, ritenuti tardivi dai cittadini, di una quarantina di famiglie con abitazione agibile, ma nelle vicinanze di manufatti pericolosi, quasi sempre pagliai danneggiati dal terremoto del 2009 e abbandonati a se stessi da quasi 8 anni.
Un’evacuazione che, protestano i cittadini parlando ad AbruzzoWeb, “è arrivata solo venerdì scorso, 27 gennaio, a fronte di sopralluoghi svolti la domenica precedente: ci hanno lasciato 6 giorni in attesa e intanto le soluzioni alloggiative temporanee sono finite”.
Ieri mattina, negli uffici comunali di viale XXV aprile, la rivolta degli arischiesi sfollati che hanno chiesto risposte all’amministrazione, esasperati.
Lo sgombero è stato annunciato dal Comune venerdì scorso nella stessa nota in cui veniva annunciata la chiusura “preventiva” delle scuole fino a oggi in vista di un possibile, forte sisma.
È passato, quindi, quasi inosservato, visto il forte allarme e la preoccupazione che ha destato in città la serrata delle scuole.
In quella nota, il settore Ricostruzione pubblica del Comune ha reso noto che, in seguito ai sopralluoghi condotti nei giorni precedenti, a causa dell’aggravarsi delle condizioni degli edifici già danneggiati dal sisma del 2009, si era reso necessario emanare 43 ordinanze di inagibilità per rischio esterno di immobili nel centro storico della frazione e il conseguente sgombero delle famiglie che vi vivono.
Per queste famiglie, aggiungeva la nota, il Comune metteva a disposizione alloggi del progetto C.a.s.e. e Map.
Per questi motivi è stata interdetta parzialmente la viabilità dello stesso centro di Arischia, a tutela della pubblica incolumità.
Nello stesso tempo, ha concluso l’ente comunale, “si stanno definendo numerose ordinanze di demolizione di immobili che costituiscono un pericolo, al fine di poter far rientrale celermente le famiglie che vivono nelle case oggetto delle ordinanze di sgombero”.
Come spiegato ad AbruzzoWeb dai cittadini, l’impasse si è creata nelle vicinanze di abitazioni danneggiate dal sisma 2009, alcune classificate “A”, quindi con danni lievi e immediatamente riparati, e in cui erano state fatte rientrare da anni le famiglie.
I manufatti che mettono in pericolo quelle case, reputati non pericolosi 8 anni fa, non avevano subito solo danni dal sisma del 6 aprile, ma avevano una vetustà precedente: si tratta di pagliai, stalle, antiche costruzioni della civiltà agricola.
Nonostante anni e anni di azione degli agenti atmosferici, dopo i terremoti del Centro Italia del 2016 e le ultime scosse forti del 18 gennaio, per non dire del peso della neve, i cittadini assicurano come, per la gran parte, non siano caduti.
Comunque, visto il nuovo atteggiamento di estrema cautela e tolleranza zero di qualsiasi rischio adottato dal 18 gennaio in poi, il Comune ha deciso di tornare indietro alle valutazioni del 2009, perché in effetti alcuni si sono aggravati.
Nella vicenda si intreccia anche la polemica politica. Il venerdì precedente, 20 gennaio, il leader della Lega, Matteo Salvini, ha svolto un blitz sul posto con gli arischiesi “di destra”, domenica è stato il turno della “sinistra” e dei sopralluoghi prima del sindaco, Massimo Cialente, e poi dai tecnici del Centro operativo comunale (Coc).
“L’ordinanza è arrivata solo venerdì, nel frattempo le nostre famiglie sono rimaste a casa pur sapendo, dal verbale che parlava di pericolo, di non poterci stare – denunciano gli insorti – Non si poteva andare nelle C.a.s.e. senza un’ordinanza, e mentre aspettavamo quel provvedimento gli alloggi più vicini alla nostra frazione si sono riempiti”.
L’Aquila, infatti, ricambiando la solidarietà ricevuta anni fa, ha aperto le porte dei suoi alloggi costruiti dalla Protezione civile e acquisiti al patrimonio comunale, ospitando sfollati provenienti da Campotosto, Capitignano, Montereale e altri cittadini rimasti senza casa nella micidiale combo neve-terremoto.
“L’idea del Comune, da quello che sappiamo, è di mettere in sicurezza i progetti C.a.s.e. non sicuri e di impiegare 40 Map già dissequestrati e finora rimasti chiusi con un’ordinanza – spiegano ancora gli arischiesi – Inoltre, verranno assegnati incarichi con somma urgenza per rimuovere i pagliai incriminati, in alcuni casi da quello che sappiamo a imprese originarie proprio di Arischia”.
La soluzione potrebbe finire per normalizzarsi, “ma se questa strategia l’avessero attuata nel 2009 ci sarebbero state soluzioni alloggiative e forme di assistenza ben diverse da oggi, ora siamo costretti ad arrangiarci”, concludono gli insorti.
Sul tema sono intervenuti in una nota i consiglieri comunali Giuliano Di Nicola e Adriano Durante, del gruppo dell’Italia dei valori ma fuorisciti da tempo dal partito, affermando che “la situazione risulta particolarmente acuta a causa di vecchie strutture fatiscenti che costituiscono un reale pericolo per le abitazioni già riparate”.
“Questo stato di fatto ha indotto il sindaco a emettere ordinanza di sgombero per circa 45 famiglie, con conseguente chiusura di alcune strade del centro storico della frazione – spiegano i due – Bene ha fatto il sindaco, preoccupato dell’incolumità dei cittadini, a emettere suddette ordinanze, ma ci attendiamo uguale sollecitudine, al fine di rimuovere il pericolo, procedendo in tempi strettissimi a fare effettuare le demolizioni di quelle case che costituiscono pericolo per i residenti”.






