L’AQUILA – Trenta tamponi, 136 giorni di ospedale: questi i numeri dell’odissea vissuta da Loredana Ortensi, cuoca 59enne di Avezzano.
Il 13 aprile scorso, la donna è stata ricoverata dopo essere risultata positiva al Covid-19 e che è rimasta in una stanza del San Salvatore dell’Aquila fino al 26 agosto quando, dopo decine di tentativi, il suo tampone è tornato negativo.
Oggi, finalmente tornata a casa, anche se ancora in quarantena, ha scelto di raccontare al Centro la sua esperienza.
Tutto ha avuto inizio il 4 aprile quando Loredana, era nella sua casa di Antrosano e ha iniziato a non sentirsi bene: “Avevo la nausea e un grande senso di spossatezza ma non avevo tosse, febbre, nulla che fosse riconducibile al Covid”, spiega al Centro.
Dopo un consulto con il suo medico, il giorno di Pasquetta decide di andare al pronto soccorso di Avezzano: prima il tampone, che risulta positivo, e poi le indagini, che mettono in luce una forte polmonite.
“Sono stata ricoverata e dopo due giorni trasferita nel reparto Covid dell’Aquila. All’inizio stavo davvero male, non riuscivo ad alzarmi dal letto. Respiravo a fatica. Ho avuto bisogno della maschera dell’ossigeno”.
Dopo qualche settimana i sintomi spariscono e le dimissioni sembrano vicine per la donna che non sa ancora di dover fare i conti con un nuovo incubo: il tampone che non si negativizza.
“Stavo bene fisicamente – spiega – ma non psicologicamente. Ho avuto spesso crisi di pianto. La famiglia lontana e quel virus ancora presente che mi spaventava molto. La fede mi ha aiutato tanto, poi leggevo, parlavo al telefono e svolgevo un po’ di attività fisica”.
In questi interminabili 136 giorni, Loredana viene intanto sottoposta ciclicamente a tampone. Sono ben 30 quelli che le vengono fatti fino al 26 agosto quando finalmente arriva la notizia attesa da mesi: il virus non c’è più.
“Non avevo detto ai miei familiari di aver fatto un nuovo tampone, non mi andava di illuderli ancora. E invece è stata quella buona. Sono stata felicissima e anche se mi hanno detto che avrei dovuto fare ancora la quarantena da sola, ma almeno potevo finalmente uscire dall’ospedale”.






