PESCARA – “Qui si campa d’aria”, poetava il cantastorie calabrese Otello Profazio.
Ed è un po’ la colonna sonora che da mesi oramai accompagna il destino di ben 4mila lavoratori abruzzesi che non hanno finora ricevuto neanche un assegno di cassa integrazione in deroga, sui quasi 29mila che hanno fatto richiesta, da quando il 9 marzo è scattato il lockdown per arginare l’epidemia di coronavirus.
“Una situazione di una gravità assoluta”, denunciata ad AbruzzoWeb dal segretario generale Cgil Abruzzo e Molise, Carmine Ranieri, che ha commentato i dati aggiornati del report dell’Inps.
In base ad essi al 17 giugno in Italia, il numero dei lavoratori che non ha mai preso almeno un pagamento della cassa integrazione in deroga sulle domande presentate entro il 31 maggio, sono 25.768 su 356.939 lavoratori.
Tutti gli altri hanno ricevuto almeno un pagamento, tenuto conto che la misura di emergenza è partita a marzo.
I ritardi, va detto, stanno per essere colmati, dopo le feroci polemiche che hanno investito il governo, l’Inps nazionale e quelli regionali e in Abruzzo l’assessore al Lavoro e al Welfare Piero Fioretti, della Lega.
Con consueto e tradizionale scaricabarile tra le parti in causa.
Ma non è però il caso di guardare al bicchiere mezzo pieno, spiega Ranieri: “In Abruzzo ci sono migliaia di persone, intere famiglie di lavoratori che hanno avuto accesso alla cassa integrazione in deroga che non ricevono ancora nessun assegno. Che chiamano anche noi del sindacato, disperati, Che vanno avanti con prestiti e dando fondo ai risparmi. Una situazione ancora per poco sostenibile”.
A livello nazionale sulla base di domande regolarmente presentate dopo maggio, sono in attesa di essere pagati 356.939 lavoratori, che tuttavia hanno già ricevuto almeno un pagamento riferito a integrazioni mensili di periodi precedenti.
“In ragione di questo, sulla base delle domande regolarmente presentate, il numero di lavoratori che non hanno ricevuto almeno un pagamento al 17 giugno sono 134.358, per la maggior parte però (108.590) riferite a domande ricevute a giugno”.
Dunque i veri “dimenticati” sono a conti fatti sono 25.768.
L’Inps non dice nelle tabelle diramate quanti sono coloro che non sono stati pagati da marzo oppure, situazione meno grave, da aprile e relitvamente alla mensilità maggio.
In Abruzzo le domande di cassa integrazione in deroga sono state 12.148 inoltrate da piccole piccolissime attività che a causa del lock down hanno dovuto chiudere i battenti e ora faticano non poco a rimettersi in carreggiata.
Per l’esattezza, si legge nell’ultimo aggiornato report dell’Inps, a fare domande in Abruzzo sono 12.148, di cui 3.238, L’Aquila 2.629, Pescara 3.294 e Teramo 2.987.
Ad essere interessati un totale di 28.954 lavoratori, 8.001 in provincia di Chieti, 6.062 in provincia dell’Aquila, 8.099 in provincia di Pescara, 6.792 in provincia di Teramo.
Il numero di pratiche lavorate è relativo però a 10.972 su 12.148 imprese e a 24.611 lavoratori su 28.954. I pagamenti totali effettuati al termine del sospirato iter sono stati 26.235.
Il grosso dei beneficiari ha ricevuto almeno un pagamento, che è una boccata d’ossigeno, ci sono poi anche qui il piccolo esercito dei dimenticati. Meno problemi crea la cassa integrazione ordinaria che ha iter più consolidati e definiti: su 98.224 beneficiari sono stati completati i pagamenti per 88.663 posizioni.
“Inizialmente il ritardo era da imputare alla Regione Abruzzo e segnatamente all’assessorato al Lavoro, per la lentezza con cui ha inviato le pratiche all’Inps nazionale – afferma Ranieri – questo scoglio però ora è stato superato, ora il problema è rappresentato da una procedura oggettivamente macchinosa, che passa dalla Regione come detto all’Inps nazionale e poi all’Inps regionale. Un sistema che va bene in tempi di pace quando le richieste di ammortizzatori sociali sono relativamente pochi, o comunque in numero stabile e per il quale ci si era attrezzati. Con l’emergenza e con la valanga di domande non poteva reggere. Basta un dato mancante, errori dei moduli che la pratica viene accantonata e passa troppo tempo per essere sbloccata di nuovo”.
“La responsabilità del ritardo almeno fin ora è da attribuire anche alle aziende, che dopo aver fatto domanda inviano in ritardo, o con errori e dati mancanti i moduli Sr41, dove c’e’ anche l’iban del beneficiario, e senza i quali l’Inps non è nelle condizioni di effettuare i pagamenti. Ora comunque le imprese hanno l’obbligo di inviare subito assieme alla domanda questo modulo. Solo ina delle semplificazioni apportate dal Ministero, per velocizzare i pagamenti. Noi ci stiamo battendo per prolungare oltre luglio questo indispensabile ammortizzatore sociale, come pure il blocco dei licenziamenti. Intanto però occorre davvero accelerare il recupero dei pagamenti non onorati”, conclude Ranieri.





