MILANO – I modelli matematici sugli effetti della fase 2 non hanno fallito: i loro numeri non delineano una previsione ma più scenari possibili e, sebbene presentino sempre un margine di incertezza, restano uno strumento essenziale a supporto delle autorità che devono decidere le misure da adottare.
Così l’Unione matematica italiana (Umi) risponde al virologo Guido Silvestri della Emory University di Atlanta, che nei giorni scorsi aveva definito i modelli “inadeguati” a prevedere l’andamento reale dell’epidemia.
Lo aveva fatto portando ad esempio i 151 mila ricoveri in terapia intensiva previsti per l’inizio di giugno.
“Riguardo a tale previsione – precisa l’Umi in una nota – si tratta in realtà solo di uno dei 49 scenari analizzati nello studio, e precisamente di quello peggiore possibile, corrispondente alla situazione in cui si fossero riaperte tutte le attività contemporaneamente, per esempio senza l’uso di mascherine e distanziamento sociale, tornando di fatto alla situazione pre-Covid. In molti degli altri 48 possibili scenari il numero riproduttivo era minore di 1 (e quindi con contenimento dell’epidemia); questi scenari hanno sicuramente aiutato il governo a modulare i tempi e le modalità delle riaperture. I modelli epidemiologici sono fatti così: non si limitano a prevedere un possibile futuro, ma esaminano i vari casi possibili in conseguenza di certe scelte”.
L’Umi sottolinea che “un modello matematico non è una sfera di cristallo. È uno strumento che permette di calcolare in modo obiettivo le conseguenze di quello che ci è noto sulla trasmissione del virus; sicuramente c’è un forte margine di incertezza legato alla stima dei dati reali e a tutto quello che non conosciamo, ma i modelli, a saperli leggere, forniscono anche stime su quale possa essere il proprio margine di errore. E sicuramente tutti i modelli, per definizione, possono essere migliorati. Tuttavia rinunciare al loro uso per affidarsi totalmente alle sensazioni degli esperti (spesso in contraddizione tra loro, fra l’altro) o magari ad aruspici non ci sembra sia una grande idea”.






