ROMA – Genitori e figli sì, nonni e nipoti pure, ma non fidanzati e coppie che magari sono insieme da anni senza però aver formalizzato il loro legame.
Si apre una polemica sulla portata della nuova norma che consentirà visite ai congiunti nella fase 2 sia pure con tutte le cautele del caso: con mascherine, rispettando la distanza di sicurezza e soprattutto il divieto di assembramento.
La bolla come discriminatoria l’Arcigay e protestano anche alcuni esponenti politici sia della maggioranza che dell’opposizione. Perché la norma taglierebbe fuori tutto un mondo fatto di affetti consolidati ma privi di una tutela giuridica.
Così alla fine è Palazzo Chigi a dare un’interpretazione autentica di quanto annunciato dal premier Giuseppe Conte: nella nozione di congiunti rientrano anche fidanzati e affetti stabili. Un punto che sarà chiarito nelle FAQ pubblicate sul sito del governo.
E che questo sia il giusto modo di intendere la disposizione lo conferma poi la ministra delle infrastrutture e trasporti Paola De Micheli: la visita ai congiunti, assicura, comprende anche i fidanzati. Purché abitino nella stessa regione perché il blocco tra regioni resta, nonostante i legami affettivi.
Se di equivoco si tratta, tutto nasce dalla parola “congiunto”, un termine non tecnico, ma che chi mastica il diritto interpreta come riferibile a parenti e affini.
“Il codice civile non offre una definizione del termine congiunto. Ma in linea di massima in questo concetto dovrebbero rientrare sia i parenti che gli affini, cioè tutte le persone legate da un vincolo giuridico rilevante. Il che astrarrebbe dal novero dei soggetti – spiega l’avvocato Fabrizio Esposito– i fidanzati e più in generale le persone con cui si ha un rapporto che può anche avere rilevanza dal punto di vista affettivo ma non ai fini giuridici perché non consacrato da un vicolo matrimoniale oppure da un’unione civile”
.Così però la norma, avverte il legale, ha “un fulcro giuridico non più attuale: la società si è sviluppata,ci sono tante persone che non hanno formalizzato il loro rapporto e non per questo hanno meno diritto di altri di vivere i loro affetti pur nel rispetto delle prescrizioni antiCovid 19”.
A insorgere, prima del chiarimento, è soprattutto l’Arcigay.
“Il fatto che l’allentamento delle restrizioni sulle relazioni sociali sia circoscritto alla definizione di ‘congiunti’ rappresenta un inedito e inaccettabile intervento dello Stato nella definizione della gerarchia degli affetti”, protesta il segretario Gabriele Piazzoni.
La Lega alla Camera annuncia un’interrogazione su quella che si augura sia una “svista”.
Ma anche dentro il Pd c’è insoddisfazione. Si sono dimenticate “le famiglie Arcobaleno non riconosciute e i tanti legami di affetto tra persone sole” lamenta la senatrice Monica Cirinnà, relatrice della legge sulle unioni civili. Poi è lo stesso capogruppo dei senatori del Pd Andrea Marcucci a invocare un cambio di rotta: “sarebbe un bel segnale, se dal 4 maggio le persone, con tutto il rispetto delle norme, possano incontrare anche amici e fidanzati, e non solo propri congiunti”.
Un’uscita che segue quella del suo omologo alla Camera Graziano Del Rio, che si dice “assolutamente” favorevole ad estendere la norma ai fidanzati.
Apprezza il chiarimento del governo il Gay Center, che già ieri aveva sollevato il problema e che ora attende di leggere la nuova formulazione.






