L’AQUILA – Barriere anti contagio ma anche sistemi di sanificazione ad ozono, c’è chi riconverte le produzioni e chi è costretto ad usufruire di nuovi strumenti di lavoro: il distanziamento sociale è destinato a modificare le abitudini dei cittadini e a rivoluzionare in particolare le attività commerciali che, con l’avvicinarsi della fine del lockdown e l’avvio della Fase 2, dovranno fare i conti con i nuovi oneri imposti dalle norme di sicurezza che andranno inevitabilmente a modificare anche gli aspetti burocratici.
In attesa delle nuove direttive del Governo, guidato dal premier Giuseppe Conte, uffici e negozi cominciano a riorganizzare il lavoro partendo dai dispositivi di protezione fino all’acquisto di barriere in plexiglass che nell’ultimo periodo hanno suscitato non poche polemiche e che, qualora diventassero obbligatorie, arrecherebbero notevoli stravolgimenti ai ristoratori che si troveranno già a dover ridurre drasticamente i coperti e che rischierebbero ulteriori difficoltà mentre nel frattempo, molte aziende, per non rischiare l’oblio, si sono viste costrette proprio ad incentivarne la produzione addentrandosi in uno scenario inesplorato.
Due facce della stessa emergenza, piccoli e medi imprenditori che si rimettono in gioco anche se non sembra la stagione migliore per gli investimenti, le aziende abruzzesi sono pronte?
“Non abbiamo mai smesso di lavorare ma le commesse si sono ridotte e l’emergenza ci ha spinto a reinventarci cercando di essere d’aiuto anche ai tanti imprenditori che a breve riapriranno le loro attività”, spiega ad AbruzzoWeb Nico Spinelli, della Sas Automazioni, azienda che si occupa di automazione industriale in Val di Sangro, nel cuore produttivo d’Abruzzo che pure ha dovuto arrestare gli ingranaggi per fronteggiare la pandemia.
“Le principali aziende con cui lavoriamo di solito hanno chiuso oppure hanno drasticamente ridotto la produzione, abbiamo quindi deciso di adeguarci alle nuove richieste del mercato sviluppando diversi progetti. In primis ci sono le barriere di plexiglass e poi abbiamo avviato anche la produzione di box dotati di un sistema di sanificazione ad ozono.
“Si tratta – spiega – di veri e propri armadi di varie misure e taglie, anche personalizzabili, completamente automatici per la sanificazione dei materiali, pacchi, mascherine e abiti in pochi minuti. Il sistema completamente computerizzato igienizza in piena sicurezza. Mettiamo a disposizione anche generatori di ozono per sanificazioni ambientali. Il sistema, dotato di una centralina di controllo e di un sensore di presenza, aziona il dispositivo automaticamente alla chiusura della/e porte quando il pacco viene depositato, una torretta di segnalazione indica con colore rosso la disinfezione in corso, con il verde che il prodotto è stato correttamente disinfettato”.
Armadi che possono essere impiegati dai risoranti come ai negozi di abbigliamento che a breve si troveranno di fronte ad una serie di problematiche non di poco conto, come l’igienizzazione dei capi d’abbigliamento in prova.
Ma quanto costano questi nuovi “dispositivi di protezione”? “Per quanto riguarda le lastre di plexiglass il prezzo si aggira attorno ai 70-80 euro al metroquadro, mentre per i box di ozono si parte dai 500 euro per le misure più piccole. Si tratta anche di prezzi contenuti visto che il materiale come i generatori di ozono sono importati da Stati Uniti e Cina con costi decisamente ridotti”.
Il boom di richieste di pannelli ha già generato un allarme sulla “carenza di lastre sottili in ‘pmma’”. L’allerta è stata lanciata da diverse aziende che lavorano il materiale grezzo per realizzare le barriere cosiddette “parafiato”, fatte di polimetilmetacrilato (il cui abbreviativo è appunto pmma) e che per molte imprese è già diventato il nuovo “oro trasparente”. Il materiale, noto anche con il nome di marchi commerciali registrati come Plexiglass e altri, è molto ricercato. E per molti, indaffarati con le richieste più disparate di commercianti e gestori di locali, l’attesa di nuove forniture è di dodici settimane. Il problema è dovuto innanzitutto allo svuotamento nei grandi depositi di lastre sottili di pmma in tutto il mondo, dalla Cina alla Germania, quest’ultima con il colosso Rohm tra i Paesi principali a produrre la materia prima in Europa, assieme a Francia, con Arkema (gruppo Evonik), e l’Inghilterra con Lucite (gruppo Mitsubishi). Lo stesso materiale viene prodotto anche in Italia, in tutto da cinque stabilimenti da Pomezia a Como, ma molto più piccoli rispetto ad altri Paesi europei e con numeri decisamente più bassi.
Ma, spiega Spinelli, “Ad oggi noi non abbiamo avuto nessun problema a procuraci il materiale. Oltretutto la nostra parziale riconversione non ci è costata troppo in termini di investimenti nei macchinari e questa per noi è già stata una grande fortuna”.
L’articolo 64 del decreto legge 18/2020 ha previsto, per il periodo d’imposta 2020, un’agevolazione fiscale per incentivare la sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro, quale misura di contenimento da Covid-19. Si potrà usufruire di un credito d’imposta pari al 50 per cento delle spese sostenute, fino a un massimo di 20mila euro e nel limite complessivo masismo di 50 milioni.
Ma il vero problema è che si tratta di una spesa che non tutti potranno permettersi: “Ci sono già arrivate richieste da ristoranti, uffici e negozi ma ci rendiamo conto che non è facile in questo momento dover sostenere anche questo ulteriore costo per chi sta per andare incontro ad un futuro incerto. Per quanto tentiamo di agevolare i clienti resta il rischio concreto che in molti potrebbero non farcela”.





