L’AQUILA – I cantieri del Covid hospital di Pescara sono partiti da appena tre giorni, e procedono a buon ritmo, ma tutto intorno non si placano le polemiche politiche, profilandosi per di più ora anche un contezioso con la Regione di Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia.

A contestare pesantemente l’esito della procedura negoziata lampo di un appalto da 11 milioni di euro, affidati venerdì scorso alla Omnia Servitia, della holding dell’imprenditore di Lanciano Antonio Colasante, è infatti la seconda classificata, la Edilfrair Costruzioni Generali Spa, impresa aquilana dell’ex presidente dei costruttori, Gianni Frattale.

Sotto accusa “l’illegittima”, e “strumentale” richiesta di integrazioni all’offerta, a solo due ore dal termine ultimo della gara, da parte del rup, Luigi Lauriola, ingegnere della Asl di Pescara, ed anche “la presenza di rappresentanti di concorrenti all’atto dell’apertura delle buste”. Edilfrair mette poi in dubbio, o perlomeno chiede lumi, sulla iscrizione della Omnia Servitia nella white list della Prefettura di Pescara. 

Dubbi e richieste di chiarimento espresse in una lettera alla Commissione di gara insediata presso l’Agenzia Regionale di Informatica e Committenza (Aric). 

“In assenza dei necessari chiarimenti”,  Edilfrair annuncia che procederà “alle necessarie azioni legali a tutela dei propri interessi”.

Ad attaccare, sempre dal capoluogo L’Aquila, è intanto il consigliere regionale del Partito democratico, Pierpaolo Pietrucci, che giudica la realizzazione di una struttura costosa e che sarà pronta a fine luglio, “una scelta fatta a occhi chiusi”, visto che quei soldi si potevano diversamente utilizzare sul fronte delle tante emergenze che la pandemia impone di affrontare.

Intanto i lavori vanno avanti a ritmi serrati. La struttura, che sarà ricavata direttamente nella palazzina ex Ivap di via Rigopiano, dal quarto all’ottavo piano, prevede 181 posti per pazienti covid dei quali 40 di terapia intensiva, con conclusione dei lavori tra 90 giorni. Entro i prossimi 15 giorni saranno però disponibili i primi 30 posti, 50 entro un mese.

La Omina serivtia, che conta 700 dipendenti e fa parte del Consorzio Italia Servizi (Cis), sempre del gruppo Colasante, che, complessivamente, dà lavoro a 2 mila addetti, si è aggiudicato l’appalto con un ribasso d’asta del 29,57, giudicato congruo.

Seconda calssificata come detto la Edilfrair, con un ribasso d’asta del 28,74 per cento, terza la Edil Group con il 21,77. Delle 11 imprese invitate hanno partecipato alla procedura negoziata anche Guerrato, Rti Teknoelettronica, Almacis, Rti Termoidraulica e Gruppo Palmerini. 

Degli a 11 milioni, 10 sono fondi governativi per l’emergenza. A volere fortemente l’opera il governatore Marsilio, e il presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, ancora tra le file di Forza Italia ma ormai da mesi dato in trasferimento verso i meloniani. A prevalere ancora una volta, insomma, l’asse Fi-Fdi, a discapito della Lega, che pure con 10 assessori e 10 consiglieri è di gran lunga la prima forza della maggioranza di centrodestra in Regione. Non è sfuggito il fatto che l’assessore alla Salute, Nicoletta Verì, della Lega, è rimasta defilata, e non ha in nessun modo messo il cappello sul progetto, come pure gli altri esponenti salviniani.

La presa di posizione di Edilfrair potrebbe ora scompaginare tutto.

In una durissima nota la società di Frattale in primo luogo, “dato che non si è avuto risposta alla nostra nota del 16 aprile”, rinnova l’invito “a verificare se la ditta aggiudicataria Omina Servitia srl, alla data dell’offerta, era iscritta alla White List della Prefettura competente di Pescara. Ciò in conformità a quanto prescritto nella lettera di invito la quale, ‘a pena di esclusione’, richiede una ‘dichiarazione in ordine all’iscrizione alla white list della competente Prefettura’”. 

In secondo luogo Edilfrair chiede “di confermare o meno la notizia, appresa dalla stampa, secondo cui i rappresentanti di alcuni operatori economici partecipanti alla gara abbiano assistito all’apertura delle offerte. A tale proposito, la scrivente Edilfrair non ha ricevuto alcuna comunicazione in merito”. 

E poi soprattutto si denuncia che “con lettera del rup in data 16 aprile ricevuta alle ore 16,14 sono state espressamente richieste a Edilfrair le giustificazioni dei costi della manodopera ai sensi dell’art. 95 c. 10 e dell’articolo 97 c. 5 lett d). La richiesta riguarda esclusivamente la manodopera e la relativa risposta è stata fornita con protocollo 344 del 16 aprile nei tempi concessi”. 

“Tuttavia, con grande sgomento – prosegue Edilfrair -, il giorno 17 aprile alle ore 19.49 il rup richiede ulteriori integrazioni inerenti i punti a), b) ec) del c. 4 art. 97 fissando il termine perentorio a pena di esclusione automatica, per le ore 22 dello stesso giorno, ossia entro 2 ore”.

“Premesso che tale documentazione integrativa è stata comunque inviata da Edilfrair entro il termine concesso – commenta dunque la società – , alle ore 21,58, va evidenziato che l’assenza di un progetto definito posto a base di gara non avrebbe reso possibile una simile richiesta e che in condizioni di normalità l’articolo 97 c. 5 prevede che per le giustificazioni di cui si parla la Stazione Appaltante concede un termine ‘non inferiore a 15 giorni'”. 

“Va quindi rimarcata l’evidente illegittimità e strumentalità della richiesta, con imposizione di un termine ad horas. Ovviamente, in assenza dei necessari chiarimenti predetti, suo malgrado, la scrivente dovrà procedere alle necessarie azioni legali a tutela dei propri interessi”, conclude Edilfrair.

Altro attacco, questa volta politico arriva poi da Pietrucci.

 “Non siamo animati da pregiudizio – afferma il consigliere – , ma dalla ricerca di pratiche di buon senso, serietà amministrativa, valutazioni scientifiche, da una strategia che possa programmare il presente e il futuro. E’ ormai noto che la più efficace azione contro il Coronavirus sia la medicina territoriale, cioè la capacità di monitorare l’epidemia, di individuare tempestivamente i contagi in modo da isolarli e curarli prima della fase acuta che poi, allo stadio più grave, richiede il ricovero in terapia intensiva”.

Pertanto, commenta Pietrucci, “investire 11 milioni di euro per una struttura che sarà pronta fra 90 giorni, senza aver prima investito in dispositivi di protezione, mascherine per tutti, tamponi, laboratori di analisi, sostegno ai medici di famiglia, alle strutture di base, insomma senza aver rafforzato l’intero sistema pubblico sanitario in grado davvero di prevenire e ridurre l’epidemia, ecco, l’investimento esclusivo su Pescara ci sembra una scelta fatta a occhi chiusi”.