L’AQUILA – Carmine Cavallo, 43 anni, orafo. Una famiglia storica dell’Aquila, che da oltre 50 anni si tramanda il mestiere del fare cose preziose. Dalle loro mani è nato il celebre e diffusissimo gioiello del rosone di Collemaggio , riprodotto in molte forme, ed assurto a simbolo identitario dell’orgoglio aquilano dopo il terremoto, omaggiato a personaggi di fama mondiale “come Papa Govanni Paolo II” ricorda Carmine.
Dopo il 6 aprile 2009 aveva riaperto bottega in centro storico, ma dopo due anni si è visto costretto a chiudere: ”Non ce la faccio a reggere con i costi – dichiara amareggiato ad AbruzzoWeb – non vedo segnali di ripesa: artigiani e commercianti sono stati dimenticati da tutti”.
Quando aveva riaperto in centro?
Era l’otto dicembre 2009, avevo scelto per altro riapertura la stessa giornata di inaugurazione della riapertura della Cantina del Boss in via Castello, vicina al mio negozio. Sembrava una giornata di speranza, ed invece…”
Come sono andate le cose in questi ultimi due anni?
Male, la gente non gira in centro, i costi fissi sono alti, impossibile fare commercio nella zona storica. Si salvano solo i pochi bar riaperti, locali di sfogo la sera per i giovani.
Cosa pensi della situazione ricostruzione?
Sono deluso, vedo tutto fermo. I tempi della burocrazia sono lentissimi. Gli artigiani ed i commercianti sono la categoria più debole, ci hanno abbandonato al nostro destino.E’ mancata una pianificazione delle attività produttive, chi ci rappresenta nei tavoli ha attenuto poco o nulla per noi.
Il suo è uno sfogo verso tutti
Sì, non solo i politici, ma anche le associazioni di categoria cui appartengo come Confcommercio e Confartigianato non hanno portato a casa provvedimenti a sostegno per chi ha provato e prova a ripartire. I politici si sono riempiti la bocca di promesse, come la zona franca, di cui non c’è traccia.






