ROCCA DI CAMBIO – È rientrato finalmente in Italia e ha rivisto la famiglia Modesto Di Girolamo, il tecnico abruzzese di 70 anni rapito in Nigeria e rilasciato dopo cinque giorni.

L’uomo è tornato in patria con un aereo Falcon 900, atterrato all’aeroporto romano di Ciampino in piena notte, intorno alle 3.30.

Nei prossimi giorni sarà anche ascoltato dalla procura della Repubblica di Roma che ha aperto un’inchiesta su questo sequestro.

Attualmente l’uomo si trova nella sua casa di Rocca di Cambio (L’Aquila), presa d’assalto dai compaesani che vogliono celebrare lo sventato pericolo, anche se qualcuno ha preferito aspettare che finisca il polverone per andare a trovare Di Girolamo quando la situazione sarà più tranquilla.

Molti anche i cronisti, tanto che, da quanto si è appreso, la moglie dell’ostaggio liberato è stata ospitata in un’altra abitazione per ritrovare un po’ di tranquillità.

“Tornerò in Africa perché lì c’è il mio lavoro”, ha spiegato l’uomo, mentre il sindaco di Rocca di Cambio, Gennaro Di Stefano, ha spiegato che “la festa in suo onore si terrà sabato o domenica prossima perché oggi è troppo stanco”.

LE PRIME PAROLE

“Se ho avuto paura? Siamo uomini di mondo, la paura c’è per tutti”, ha detto intervistato a caldo da SkyTg24.

Alla domanda se avesse confidato dall’inizio nelle autorità italiane, il tecnico ha risposto “Sempre”, aggiungendo “tutto è andato bene”.

E sulla Nigeria: “Ho lavorato tanti anni lì, ma ora non so se ci tornerò”.

IL RITORNO

Prima della partenza da Abuja, Di Girolamo, in “buona forma” anche se “provato”, ha avuto conversazioni telefoniche con il ministro degli esteri Giulio Terzi e con i suoi familiari che ha poi potuto riabbracciare in una saletta privata del 31° Stormo.

Di Girolamo è stato accompagnato nel suo viaggio di ritorno dal capo dell’Unità di Crisi della Farnesina Claudio Taffuri e da personale dell’Interpol, che ha svolto un ruolo di primo piano nel favorirne la liberazione.

Nella giornata di ieri, Taffuri aveva incontrato ad Abuja il primo vice ministro degli Esteri nigeriano Viola Onwuliri, che ha espresso le sue vive congratulazioni per il positivo esito della vicenda, quale “esempio di efficace cooperazione nel contrasto alla criminalità e al terrorismo”.

”TORNERO’ IN AFRICA, LI’ C’E’ IL MIO LAVORO”

“Tornerò in Nigeria perché là ho il mio lavoro e perché lo Stato nigeriano non c’entra assolutamente nulla con quello che è accaduto”.

Queste le parole di Di Girolamo appena tornato a casa.

“Devo dire che mi hanno trattato bene – ha confermato – ho avuto paura solo il primo giorno poi ho capito quello che cercavano e mi sono tranquillizzato”.

Il tecnico ha raccontato che al momento del rapimento non si è nemmeno accorto di quello che stava succedendo.

“Ero all’interno del cantiere si sono avvicinate due persone e mi hanno detto di salire in macchina perché dovevo seguirli”, ha spiegato.

“La cosa più importante – ha sostenuto – è che tutto si è concluso nel migliore dei modi e che adesso sto qui insieme alle persone che mi vogliono bene”.

Anche il fratello che risiede a Roma è partito con tutta la sua famiglia per poter riabbracciare Modesto.

IL SINDACO: ”FESTA RIMANDATA ALLA SETTIMANA PROSSIMA”

“La festa per Modesto Di Girolamo è rimandata a sabato o domenica prossima, oggi ha ricevuto solo un assaggio della contentezza del paese”.

Lo afferma Gennaro Di Stefano, il sindaco di Rocca di Cambio (L’Aquila), paese d’origine del tecnico rapito e rilasciato in Nigeria.

Proprio Di Girolamo è intervenuto oggi a una festa con 50 persone ospiti per il compleanno di un suo coetaneo, Leo Ottaviani.

“Ha detto che oggi non se la sentiva di celebrare perché è molto stanco e ha chiesto un po’ di tempo, perciò la festa è rinviata”, spiega il primo cittadino, che però si è fatto raccontare un po’ di dettagli sulla complessa vicenda.

“All’inizio ha avuto paura – prosegue Di Stefano – ma poi, con il passare dei giorni, è riuscito a familiarizzare ed entrare in sintonia con i rapitori”.

Oltre a questo atteggiamento, comunque, per la liberazione “è stato fondamentale l’impegno molto forte della Farnesina, dell’Ambasciata e della sua società, la Borini & Prono”.

“Lo hanno trattato bene e fisicamente è in buone condizioni, ma non sa se ritornerà lì”, conclude Di Stefano.

Da quanto appreso dal primo cittadino, Di Girolamo non ha parlato del possibile pagamento di un riscatto.

IN SERATA FESTA AL BAR DEL PAESE

Grande festa a sorpresa al bar di Rocca di Cambio per Modesto Di Girolamo, il tecnico rapito lunedì in Nigeria e liberato ieri.

Dopo essersi riposato nella giornata, infatti, l’uomo accompagnato dall’unico figlio maschio, Fabrizio, ha deciso di farsi vedere dai compaesani ed è stata subito festa grande.

Bottiglia di spumante aperta, clima allegro per lo scampato pericolo, tante domande degli amici suoi e del giovane, curiosi di sapere com’era andata.

In poco tempo si è radunata una ventina di persone che stanno aumentando sempre più. (alb.or.)

LE INDAGINI

La prossima settimana Di Girolamo dovrà tornare a Roma per essere sentito dalla procura.

Dopo il rapimento, infatti, gli inquirenti di piazzale Clodio hanno aperto un fascicolo per sequestro di persona con finalità di terrorismo.

IL RETROSCENA DEL CORSERA: ”FORSE PAGATO RISCATTO”

Dal blog Africa exPress del cronista del Corriere della Sera Massimo Alberizzi emergono nuovi dettagli e retroscena del rapimento e della liberazione di Modesto Di Girolamo.

Ricostruzioni da confermare, per le quali potrebbe essere stato pagato anche un riscatto, anche se nessuna delle fonti ufficiali né lo stesso tecnico aquilano ha fatto menzione di ciò.

Secondo quanto riportato dal Corriere.it, “è stato scaricato alle 9 di sera su una strada extraurbana vicino Jebba senza un soldo in tasca”.

Per fortuna, prosegue Alberizzi, “che di Girolamo conosce bene il Paese, perché trovarsi al buio in mezzo alle campagne di un Paese insicuro e violento come la Nigeria si rischia di essere rapinati o sequestrati di nuovo. Così – racconta – ha camminato per un paio d’ore finchè alla periferia di Jebba ha trovato un taxi che l’ha portato al campo della Borini & Prono dove è stato accolto dal direttore (in managing director) della società (anche lui da diversi anni in Nigeria) Gianfranco Albertazzi, che lo aspettava”.

Secondo l’articolo, è stato proprio Albertazzi, “che conosce benissimo politici e autorità della zona ad avere un ruolo fondamentale nella liberazione del collega. Si è mosso subito senza attendere istruzioni o arrivi di 007 dall’Italia”.

Infine, secondo lo stringer (reporter e informatore) del Corsera, per la liberazione di De Girolamo “a ransom has been payed” , cioè è stato pagato un riscatto, ma “non se ne conosce l’entità e su questo è impossibile avere dettagli”.

“È opinione comune  – aggiunge lo stringer – che i rapitori siano venuti da fuori e che siano criminali comuni. A Ilorin la Borini non solo è conosciuta ma anche stimata. Inoltre il ponte che stanno costruendo sul fiume è un’opera importante per la popolazione locale perché, una volta ultimato, eviterà di fare fastidiosi giri per raggiungere la capitale nigeriana, Abuja, e il sud del Paese”.