L’AQUILA – Per la prima volta nella storia della Regione Abruzzo il personale della Giunta è pronto a scioperare contro l’ente.
Al centro delle contestazioni da parte dei lavoratori e dei rappresentanti sindacali la delibera di rideterminazione della pianta organica che l’assessore al Personale Federica Carpineta si appresta a portare lunedì in Giunta “fuori sacco”, cioè senza che il provvedimento sia stato iscritto all’ordine del giorno della seduta.
Nonostante le sollecitazioni delle Rsu la Carpineta ha deciso di tirare dritto per la propria strada, incurante delle minacce dei dipendenti e dei dirigenti che si sono riuniti più volte in assemblea per manifestare il proprio dissenso.
Dallo stato di agitazione, quindi, il personale ha deciso di passare a forme di protesta più incisive, come quella di incrociare le braccia. Un tentativo in extremis di mediazione è stato richiesto al prefetto dell’Aquila, Giovanna Iurato, che dovrebbe attivare un tavolo per conciliare le posizioni, che al momento, però, appaiono lontanissime.
Quello dello sciopero contro le scelte politiche della Regione sarebbe un avvenimento storico nella storia ultraquarantennale dell’ente, considerato che, in passato, l’adesione alle forme di protesta decise dai sindacati hanno riguardato solo temi di interesse nazionale o legati a vicende particolari.
La rideterminazione della pianta organica contestata riguarda il taglio di circa 300 posizioni a tutti i livelli, per questo la mobilitazione vede in campo sia le sigle sindacali dei lavoratori, Cgil, Cisl, Uil e Csa, sia quella dei dirigenti, la Direr. Una sforbiciata che, secondo quanto riferisce il rappresentante Uil Paolo Minazzi “è stata effettuata senza la necessaria concertazione con le Rsu, a causa di una dubbia interpretazione della riforma del settore decisa dall’ex ministro Renato Brunetta“.
“Il nuovo assetto – spiega Minazzi – lascerebbe vacanti solo 55 posti, ciò comporterà che per almeno dieci anni la Regione non potrà procedere ai concorsi interni né all’assunzione di nuove professionalità”.
“Inoltre – aggiunge – c’è il rischio che, con la diminuzione dei servizi richiesta ai vari direttori regionali, potrebbero crearsi degli esuberi tra il personale, con la conseguente messa in disponibilità dei lavoratori”.
“La Carpineta – sottolinea ancora l’esponente della Uil – ha deciso il tutto in maniera unilaterale, non ha intenzione di ascoltare nessuno e, anzi, utilizza toni perentori nei confronti degli uffici competenti per giungere all’obiettivo che si è prefissata”. (pi.bi.)
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