L’AQUILA – Sulla recente ordinanza 4013 firmata dal premier Mario Monti che riguarda la ricostruzione post sisma, si registrano opinioni differenti e la richiesta di chiarimenti da parte di associazioni e movimenti cittadini.

Il movimento “Appello per L’Aquila” esprime, in una lettera indirizzata al ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca, le sue perplessità e chiede chiarimenti riguardo alcuni punti dell’ordinanza.

Anche l’associazione “Centri storici aquilani”, presieduta da Roberto Marotta, esprime le sue considerazioni in merito al’ordinanza, chiedendo tra le altre cose l’istituzione di un tavolo tecnico permanente di confronto tra gli Enti preposti.

LA NIOTA INTEGRALE DI APPELLO PER L’AQUILA

Per quanto riguarda i Pubblici elenchi di operatori economici di cui all’art. 8, dovrebbero essere costituiti da una “lista di garanzia” contenente le imprese che siano state certificate dalla Prefettura con controlli antimafia, antiriciclaggio e ogni altra procedura che ne garantisca l’assoluta estraneità, diretta o indiretta, con organizzazioni malavitose.

Per le imprese impegnate nei lavori della ricostruzione di abitazioni private, compresi i subappaltatori, l’iscrizione a questa lista “di garanzia” si ritiene debba essere obbligatoria. I cittadini sarebbero di conseguenza certi di affidare i lavori ad imprese pulite, certificate come tali dalla Stato.

Altro discorso riguarda il sistema di trasparenza contenente i dati delle imprese come ad esempio bilanci, lavori effettuati, affidamenti ottenuti, rispetto delle tempistiche … In questo caso dette informazioni sarebbero uno strumento a disposizione dei cittadini per compiere, in totale autonomia, scelte informate, comparabili e quindi consapevoli.

Relativamente a questo punto la invitiamo a far tesoro anche delle numerose griglie di valutazione delle imprese che cittadini, tecnici e amministratori hanno elaborato in questi tre anni.

Il comma 1 dell’art. 7 relativo alla presentazione delle cinque offerte acquisite dalle imprese per la presentazione delle domande di contributo e soprattutto il comma 2 del medesimo articolo, hanno destato tra la popolazione notevoli preoccupazioni. Infatti un cambio delle regole in corso d’opera rischia di rallentare ulteriormente le procedure già poco celeri.

Vogliamo sperare quindi che come atto di “affidamento dei lavori” si intenda anche il verbale di assemblea di condominio o consorzio con il quale i proprietari abbiano scelto l’impresa cui affidare i lavori. In caso contrario infatti si metterebbero in discussione migliaia di decisioni già prese e di processi di progettazione e/o monitoraggi già avviati con anticipi di spesa, determinando una situazione di incertezza e il riavvio di un iter che è stato già faticoso e lungo oltre a una mole non indifferente di prevedibili ricorsi. Insomma si rischierebbe la paralisi di un sistema già poco veloce che difficilmente verrebbe capito e tollerato dalla popolazione. Naturalmente le imprese cui siano già stati affidati dei lavori, anche precedentemente alla data di pubblicazione dell’ordinanza, dovrebbero in ogni caso rispettare i parametri di iscrizione alla “lista di garanzia” per quanto riguarda i controlli antimafia e antiriciclaggio.

Sempre in riferimento al numero delle offerte di imprese e tecnici come saprà questa modalità è stata già seguita in questi tre anni nella stragrande maggioranza dei casi, i cittadini ci hanno pensato da soli. Bene quindi formalizzarla a condizione che, una volta acquisite le dichiarazioni di interesse da parte di imprese e tecnici, la scelta sia ad esclusivo appannaggio dei cittadini con i criteri insindacabili che riterranno opportuni, fatto salvo l’iscrizione dei soggetti alla “lista di garanzia”.

Diamo quindi ai cittadini tutti gli strumenti necessari per scelte informate e consapevoli lasciando loro l’assoluta indipendenza nelle decisioni, ferma restando la nostra convinzione che comunque le nuove regole debbano applicarsi in toto ai procedimenti da avviare e siano a verifica per i procedimenti già in corso.

Per quanto riguarda le penali e sanzioni per il ritardo dei lavori previste nel comma 3 dell’articolo 6, vogliamo credere che siano riferite alle imprese affidatarie dei lavori e non ai cittadini che pagherebbero per responsabilità altrui. Mai come in questo caso oltre al danno ci sarebbe anche la beffa. I ritardi di fatto si traducono in maggiori spese di assistenza a carico dello stato e sembra quasi naturale che l’eventuale penale da prevedersi sia un accollo di dette spese.

Auspichiamo l’introduzione di una soglia che limiti i subappalti per quanto riguarda i lavori generici non specialistici e che ne assicuri il loro affidamento a “prezzo pieno”. Questa misura sarebbe a garanzia dei cittadini per una corretta esecuzione dei lavori e favorirebbe inoltre il lavoro delle piccole e medie imprese artigiane locali cui potrebbe essere riservata una quota dei lavori, dando impulso al lavoro in un settore che paradossalmente è in crisi anche nel nostro territorio.

Per quanto riguarda i compensi di amministratori di condominio e presidenti di consorzi concordiamo con una necessaria rimodulazione, ma crediamo debba seguire il metodo di interpolazione lineare rispetto alle soglie definire nel comma 4 dell’art. 6 ,oltre a una necessaria revisione delle percentuali con modalità scalari più progressive.

Altro delicatissimo aspetto è relativo alla procedura eccessivamente complessa, adottata fino ad ora dalla cosiddetta filiera (Fintecna – Cineas – ReLuis) per l’approvazione dei progetti e dei finanziamenti; ci sono accavallamenti procedurali e contraddizioni normative che potrebbero generare contenziosi a causa di una reale difficoltà interpretativa.

A esempio le norme prevedono una sola richiesta di integrazione per ciascun passaggio ma di fatto nel caso delle istruttorie tecniche da parte di ReLuis vengono chiesti più integrazioni (anche oltre le quattro) mentre Cineas si limita ad una sola richiesta.

Questo fatto blocca le pratiche in uscita da parte del controllo tecnico che peraltro istruisce le pratiche con controlli il più delle non di tipo normativo ovvero oggettivo ma assolutamente soggettivo andando in tal modo ad entrare in una campo specifico del progettista che per le proprie scelte progettuali da solo assume tutte le responsabilità civili e penali.

Ci permettiamo di suggerire una istruttoria in sequenza e non in parallelo nel senso che una volta istruita la parte tecnica della pratica da parte di Reluis ci sia un confronto diretto a tavolino tra istruttori e progettisti che porti ad una sola richiesta di integrazione ed solo una volta definita la pratica dal punto di vista tecnico si passerà ad esaminare l’aspetto economico con le medesime modalità (primo contatto diretto e integrazione se necessaria).

Ovviamente per fare ciò sarebbe indispensabile che i tecnici istruttori Cineas fossero tutti presenti sul territorio al pari dei tecnici ReLuis cosa che in effetti non è in quanto nel presidio in sede sono presenti massimo quattro tecnici che sovente non sono gli istruttori delle pratiche.

 evidente come in uno spezzettamento delle progettazioni in parti comuni (una per condominio) e parti esclusive (tanti quanti sono i richiedenti) crei non pochi problemi all’esame delle pratiche soprattutto dal punto di vista del controllo economico.

Per i centri storici, le cui istruttorie sono ancora da iniziare, ci si auspica che finalmente si arrivi all’istituzione dello sportello unico che non pochi problemi risolverebbe.

Da ultimo francamente ci si chiede il perché del notevole potenziamento della Struttura Tecnica di Missione, rinominata Ufficio Coordinamento per la Ricostruzione, che assorbe gran parte delle risorse umane ed economiche della soppressa Struttura per la Gestione dell’Emergenza.

Se il processo di autorizzazione a monte e controllo a valle sarà spostato ai Comuni perché non prevedere uno spostamento di tutte le risorse agli enti locali?
Crediamo che questa sia l’occasione adatta per semplificare e velocizzare l’iter di approvazione e di inizio dei lavori.

LA NOTA INTEGRALE DI “CENTRI STORICI AQUILANI”

L’associazione “Centri storici aquilani”, finalizzata all’aggregazione di tutti i soggetti che rappresentano, a diverso titolo, i consorzi obbligatori per la ricostruzione post sisma e, comunque, i proprietari di immobili siti nei centri storici dell’Aquila e frazioni, rappresenta le proprie considerazioni in materia di ricostruzione dei centri storici e della recente Opcm n. 4013/12, anche in relazione a quanto emerso dall’assemblea dei presidenti e procuratori convocata per il 22.03.12.

In primo luogo  appare necessaria la istituzione di un tavolo tecnico permanente di confronto tra gli Enti preposti, che dovrà riunirsi con cadenza quantomeno mensile al fine di analizzare e risolvere tutte le problematiche connesse alla ricostruzione dei centri storici. L’associazione si offre di collaborare a tale tavolo tecnico con la presenza di un proprio rappresentante, che si renderà latore delle esigenze degli associati, nello spirito di una massima collaborazione tra i partecipanti; si rappresenta l’esigenza di inizi formattare i lavori nei centri storici con la massima urgenza, al fine di evitare ulteriori “danni da ritardo” ai fabbricati, specie quelli storici, nonché di scongiurare lo spopolamento dei territori ed il collasso dell’economia, non solo locale, legata alla ricostruzione post sisma. I progetti già presentati devono essere approvati nel più breve tempo possibile, anche a mezzo della istituzione di una conferenza di servizi permanente tra gli organi competenti e, in attesa dell’approvazione dei pdr, è necessario far partire dei cantieri “pilota”, finalizzati anche ad individuare le migliori soluzioni logistiche da adottare in vista della fase successiva, in cui centinaia di cantieri dovranno coesistere in aree ristrette.

Una quota proporzionale dei fondi destinati alla ricostruzione dovranno essere vincolati al recupero dei centri storici, altrimenti tutti i fondi disponibili saranno utilizzati per le periferie e L’Aquila rimarrà una città senz’anima, destinata allo spopolamento. I centri storici dovranno essere adeguatamente riqualificati, anche con la eliminazione di fabbricati fatiscenti e/o non coerenti con il contesto storico-urbano. Per quanto riguarda i singoli fabbricati bisognerà superare l’ottica del mero ripristino e consentire le migliorie e gli adeguamenti necessari alla riqualificazione ed al risparmio energetico, anche con la integrazione da parte dei privati proprietari degli indennizzi pubblici.

Appare inoltre prioritaria l’esigenza del ripristino dei sottoservizi, in modo da consentire l’immediato utilizzo dei fabbricati recuperati.

Quanto alla recente Opcm n. 4013/12, l’associazione plaude lo sforzo del Governo finalizzato a razionalizzare il “sistema” ricostruzione.

Tuttavia alcune norme, come quella relativa ai ritardi (art. 6), che configura una sorta di “responsabilità oggettiva” da parte di soggetti che, in realtà, non  avrebbero alcuna responsabilità nei ritardi che si vanno a sanzionare, senza fare salve cause di forza maggiore o ritardi adeguatamente motivati,  il punto 4) della stessa norma, che riduce in compensi degli amministratori di condominio, senza fare salvi i diritti quesiti anteriori all’entrata in vigore della norma, la norma (art. 7) sulle non meglio specificate “offerte” di imprese e progettisti, da allegare alle domande di contributo e, infine, la norma (art. 8) finalizzata alla istituzione di un “elenco” di imprese, forse dovrebbero essere oggetto di una valutazione più attenta, al fine di evitare blocchi del sistema e eventuali contenziosi da parte di soggetti, non solo locali, che potrebbero ritenersi lesi nei loro diritti.
 

L’associazione si impegna fin da ora ad elaborare un disciplinare ed un “Codice Etico” che dovranno essere sottoscritti da tutti i propri associati ed osservati scrupolosamente, al fine di perseguire una ricostruzione post sisma condotta con criteri di legittimità e razionalità.

In ogni caso l’associazione offre la propria totale disponibilità per mediare le esigenze dei soggetti in causa ed appianare ogni ostacolo che si frappone alla ricostruzione dei centri storici, nell’ottica di una proficua collaborazione con gli Enti preposti, anche con proposte concrete, finalizzate a raggiungere gli obiettivi prefissati con significativi risparmi della spesa pubblica, con contestuale riqualificazione e rilancio economico dei territori interessati.