CHIETI – Oltre 1.200 firme per riattivare lo screening mammografico del progetto regionale Senosano, partito, sebbene a singhiozzo, nel 1999 e sospeso dalla Regione nel 2009 per problemi di natura economica.

Le firme sono state consegnate ieri al presidente della Regione Gianni Chiodi dal comitato “Se non ora quando” che ha chiesto di riattivare subito lo screening mammmografico pervisto per legge, secondo il decreto che stabilisce i livelli minimi di assistenza.

Visto che l’iniziativa è partita dalla sezione teatina del comitato, si è svolta stamane a Chieti la conferenza stampa per ribadire l’assoluta necessità di politiche di prevenzione per combattere il turmore al seno.

A parlare sono state Anna Rita Mastrangelo, Maria Teresa Indirli, Delia Boi, Alessandra Rosi e Silvana Congiu, preoccupate perché era stato loro assicurato che lo screening sarebbe ripartito nei primi mesi dell’anno, cosa che non è ancora avvenuta.

Si è saputo anche che lo screening dovrebbe ripartire su base provinciale e non più regionale come è stato in passato con la Asl teatina a fare da ente capofila. Questo particolare getta ancora maggiore incertezza sia sulla ripartenza dello screening che sulla uniformità dei metodi utilizzati.

C’è anche un problema di controllo e taratura dei mammografi il cui non corretto funzionamento può arrecare danni alla paziente.

Nel corso dei dieci anni in cui il progetto Senosano ha funzionato, sebbene a fasi alterne, l’iniziativa aveva coinvolto circa 45 mila donne dai 50 ai 70 anni con 18 mila mammografie effettuate per anno. Sono stati diagnosticati 566 casi di tumore al seno, di cui 175 presentavano noduli inferiori al centimetro e dunque sicuramente guaribili perché scoperti davvero in tempo.

La Asl teatina ha nell’ospedale di Ortona il punto di riferimento per questo tipo di patologie. Ma attualmente, hanno riferito le signore del comitato, occorre circa un anno e mezzo prima di poter prenotare una mammografia nelle strutture della Asl teatina e circa due anni per una visita all’ospedale ortonese.

In caso d’urgenza le liste d’attesa diminuiscono ma, si vede bene, che con questi tempi non è più possibile attuare alcun tipo di prevenzione.

E anche di fronte alle urgenze la situazione resta difficile: “Trafile allucinanti – testimonia Mastrangelo – numeri di telefono bollenti, difficilissimi da contattare, e anche la situazione assurda della doppia lista, una per le urgenze (dove, però, si entra solo se salta una prenotazione) e una normale, ma se ci si mette in lista per le urgenze non ci si può prenotare su quella normale e se non si riesce ad avere posto in quella delle urgenze si rischia di restare con nulla in mano”.

All’ospedale di Chieti gli stessi medici spesso consigliano ai pazienti addirittura di rivolgersi al volontariato indicando associazioni di volontariato, come “Gaia”, che lavora con medici volontari.

Di fronte a questa situazione il comitato teatino “Se non ora quando” annuncia battaglia: chiede una data certa per riattivare il servizio di screening, altrimenti verranno presi altri provvedimenti. Si pensa anche una class action visto che si stanno violando diritti sanciti per legge. (ar.ia.)