L’AQUILA – Il presidente del Consiglio dei ministri, Mario Monti, ha firmato l’ordinanza sui centri storici dell’Aquila e dei Comuni del “cratere” sismico.
Il provvedimento si abbatte come una scure sulle seconde case, che non hanno diritto a finanziamenti extra, e sugli aggregati con la proprietà mista pubblico-privata, che saranno gestiti dal commissario attraverso il provveditorato alle Opere pubbliche, inoltre frena gli entusiasmi di chi credeva che i centri storici potessero godere di una disciplina di vantaggio e si attendeva dalla norma la soluzione ai tanti problemi sollevati da Comuni, proprietari, tecnici e imprese sin dalle prime battute del post-terremoto.
L’Opcm, la numero 3996, che porta la data di ieri ma che girava in bozza da qualche giorno, è già stata ribattezzata dagli addetti ai lavori “blocca ricostruzione”.
Non porta le novità sperate, infatti, la decantata ordinanza che avrebbe dovuto risolvere i problemi della ricostruzione dell’Aquila e dei paesi del “cratere”, su cui già si erano concentrati gli attacchi polemici del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente.
SECONDE CASE E RILANCIO SOCIO-ECONOMICO: NULLA DI FATTO
“Per la riparazione o la ricostruzione degli edifici civili privati ricadenti nel perimetro del centro storico sono riconosciuti i contributi previsti nel decreto legge 39 del 2009 (il cosiddetto ‘decreto Abruzzo’, ndr) con le modalità e i limiti stabiliti dalle ordinanze vigenti”, si legge nell’Opcm, come a dire che fuori o dentro la perimetrazione le condizioni non cambiano.
Niente chance per le seconde case, né soluzioni per la riqualificazione di ambiti particolarmente danneggiati o fatiscenti che si trovano soprattutto nei borghi, così come non ci sono accenni a tutta una serie di problemi che pure i primi cittadini del “cratere” sismico hanno sollevato: il miglioramento della qualità del tessuto urbano attraverso interventi innovativi, l’individuazione di procedure accelerate per l’approvazione dei piani di ricostruzione in deroga ai prg vigenti, la progettazione di misure per il rilancio socio-economico del territorio, l’ampliamento della capacità residenziale dei centri storici attraverso la riqualificazione del patrimonio edilizio e così via.
Una grossa delusione per quanti, fino a oggi, hanno creduto nel piano di ricostruzione considerandolo lo strumento che avrebbe fatto fare il salto di qualità ai centri storici, in particolare nei piccoli Comuni, consentendogli di diventare elemento qualificante di una nuova era caratterizzata da turismo e rinascita economica.
Unica eccezione, le provvidenze per gli edifici vincolati il cui costo di riparazione eccede i limiti previsti dalle Opcm 3881 e 3917. Per i proprietari di queste case c’è un contributo aggiuntivo parametrato al reddito e alla consistenza del nucleo familiare del richiedente, suddiviso in tre scaglioni: fino a 40 mila euro il 30 per cento, tra 40 e 80 mila il 20 per cento, oltre il 10 per cento.
AGGREGATI MISTI PUBBLICO-PRIVATI: FUORI I PROPRIETARI, CI PENSA IL COMMISSARIO
L’ordinanza affronta anche il problema degli aggregati con proprietà mista pubblico-privata: dove è maggioritaria la prima deve provvedere il commissario per la ricostruzione, avvalendosi del provveditorato alle Opere pubbliche, al contrario tale facoltà è esercitata solo se a chiederlo è il consorzio.
Quest’ultima circostanza, però, contraddice decisamente un parere rilasciato dalla commissione tecnico-scientifica della struttura commissariale che aveva concordato con l’interpretazione del Comune dell’Aquila: “in sostanza gli enti pubblici proprietari di unità immobiliari in aggregato o di poszioni di aggregato – si legge – sono tenuti ad aderire ai consorzi obbligatori e a operare all’interno delle regole privatistiche proprie di tali figure soggettive”.
“Ovviamente – prosegue il Comune – ci si riferisce ai progetti e ai lavori relativi alle parti strutturali comuni. Al contrario, in relazione ai lavori di esclusivo interesse dell’ente ci si dovrò necessariamente attenere alle regole pubbliche”.
La risposta degli esperti giuridici era molto chiara: “la commissione, esaminata la documentazione relativa agfli aggregati strutturali di proprietà mista pubblico-privata, ritiene di avallare l’interpretazione offerta dal Comune dell’Aquila condividendone pienamente i contenuti, senza la necessità, quindi, di aggiungere, in merito, ulteriori considerazioni”.
Senza correttivi, dunque, la strada della ricostruzione, già tortuosa e rallentata dalla burocratizzazione delle procedure e dalla mancanza di una strategia ben definita, rischia di arenarsi definitivamente.
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