“Una bellissima iniziativa – dice un esausto Braido nel camerino del Ridotto, dopo una performance che ha emozionato il pubblico accorso in gran numero – non ho esitato un istante ad accettare l’invito. Certe tragedie non possono essere dimenticate”.
Braido ha suonato con forza tanti vecchi successi di Vasco insieme agli ormai noti Punto Radio di Mirko Cannella (voce), Alessio Cappelli e Mauro Ciancarella (chitarre), Giannantonio Coia (sax), Jacopo Di Donato (tastiere, programmazioni e cori), Matteo Ferrauto (batteria) e Alfredo Tursini (basso), facendo il suo ingresso sul palco per l’assolo sul finale del pezzo del ’96 Gli Angeli, dall’album Nessun pericolo… per te.
Proprio nel cuore della città colpita dal sisma del 2009.
“Credo che i riflettori sulla vicenda aquilana si stiano spegnendo – osserva Braido – è importante trovare il modo di tenerli accesi. L’idea di chiamare in soccorso gli artisti come Vasco può andare bene, ma poi le decisioni vengono prese personalmente. Deve essere una scelta, come la mia stasera”.
Una serata nel nome del rock, un’altra serata infernale firmata da uno dei migliori chitarristi della scena musicale mondiale, il quale, però, non si dimostra affatto tenero quando si parla dello stato di salute del rock made in Italy.
“Male”, risponde lapidario il fenomeno di Treviso.
“Perché vedo in giro tanti ‘fighetti’, ma il rock è un’altra cosa. Parliamo di roba fisica, invece qui siamo di fronte a fenomeni prettamente visivi. Non è un caso se Jimi Hendrix parlava di musica da ‘sentire’. Oggi è tutto molto patinato, si puntano i fari solo sulle voci e sui personaggi e si lascia la musica sullo sfondo, relegata a un ruolo secondario”.
In Italia secondo lei è così. All’estero?
Mi sono trovato molto bene in Germania, ho trovato un ambiente aperto, favorevole agli artisti stranieri. Non è così in Francia e per certi versi non è così neppure negli States, dove sono stato per diverso tempo quando avevo vent’anni. Gli Usa e il mondo anglo-americano in generale hanno fatto la storia del rock, ma è pur vero che dopo tanti anni si dovrebbe cambiare la mentalità del ‘go on, yankee’, altrimenti in prima fila ci saranno sempre loro. Sono reduce da una performance da quelle parti e posso dire che il pubblico ha apprezzato moltissimo il mio modo di fare musica, vuol dire che la cultura c’è ma è ancora troppo forte la voglia di imporre il business. L’Europa ha molto da dire e da suonare, da noi ci sono grandissimi musicisti che meriterebbero di essere conosciuti a fondo.
Ma lo show-biz ha le sue regole difficili da scalfire.
Posso dire che la mia esperienza è profonda, ho una personalità musicale ben definita ma molte porte in Italia continuano a restare chiuse, mentre si spalancano per il primo americano che viene da noi, o per gli Allevi, le Vibrazioni e altri. Meritano, per carità, ma in Italia non ci sono soltanto loro. Tante realtà continuano a restare nascoste. E se si cerca solo di ricreare fenomeni come Vasco o la Pausini si perde in partenza, perché quelli sono fenomeni unici. Apprezzo una come Noemi, spero continui a crescere e a non finire per sprecare il talento.
Sembra che lei abbia voglia di togliersi qualche sassolino dalla scarpa.
Sto scrivendo un libro per raccontare la mia versione degli eventi, non so quando uscirà, ma dentro ci finiranno molte cose anche divertenti, come un aneddoto che ho raccontato a Patty Pravo qualche tempo fa. Sta ancora ridendo.
La lasciamo andare via, però dobbiamo prima chiederle se un giorno o l’altro tornerà a suonare con Vasco.
Io sono un musicista che non ha problemi con nessuno, mi piace suonare e do alla musica un significato profondo, la ritengo necessaria per la felicità della gente. Vasco e io anni fa abbiamo preso strade diverse, ma questo non significa che non si possa un giorno suonare ancora insieme.
IL PROGETTO LIUBLIU’
Il progetto Liubliù è un’iniziativa di Marlon Eich, capogruppo del Cisom dell’Aquila, che ha fortemente voluto l’evento.



