L’AQUILA – “Il governo mi deve convincere con i fatti a rimanere commissario per la ricostruzione, altrimenti torno a fare il presidente della Regione”.

È un Gianni Chiodi battagliero più che mai quello che si presenterà oggi a palazzo Chigi per il super vertice con il presidente del Consiglio Mario Monti, il primo incontro ufficiale legato al post-terremoto da quando il Professore si è insediato sulla poltrona di premier.

Stanco di stare tra incudine, l’esecutivo di Roma che minaccia tagli a tutto spiano in nome della crisi, e martello, le amministrazioni del “cratere” che chiedono più risorse e una gestione migliore, Chiodi chiederà a Monti un sostegno chiaro e definitivo, oppure rimetterà la delega.

In particolare, visto che il ministero dell’Economia ha bocciato una proposta di ordinanza da circa 130 milioni di euro per il 2012, garantendone solo 30, Chiodi presenterà il conto, chiedendone di nuovo circa 136.

Non tanto quanto chiede il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che in Consiglio comunale straordinario ha fatto una stima di 190 milioni, ma comunque un cambio di rotta sostanziale, altrimenti il commissario mollerà la presa.

Una promessa che diventa un avvertimento con la postilla: tornerò a fare il governatore, con “poteri pervasivi, ma senza vincolo”, ossia, con la capacità comunque di mettere becco pesantemente nella ricostruzione, garantita dalla carica di presidente della Regione, ma con le mani libere e senza lo spettro della Corte dei conti, della procura, delle proteste…

Una quasi-minaccia, appunto, che, però, c’è da pensare Chiodi non voglia davvero concretizzare, preferendo restare in tolda di comando, se è vero che annuncia già un piano rivolto al futuro, un ripensamento della Struttura per la gestione dell’emergenza (Sge), una riforma chiesta da più parti e che ormai appare irrinunciabile per garantire una ricostruzione più briosa.

Non mancano le consuete bordate a Cialente, accusato di essere stato “giaguaro e amico del giaguaro” quando era vice commissario, e l’invocazione di un “nuovo Gianni Letta”, un interlocutore unico a livello governativo che possa fare da sintesi della posizione governativa e sostanzialmente da sponda al commissario quando Chiodi dovrà giocare la sua partita sui tavoli romani.

Presidente, che cosa andrà a dire a Monti?

Vado a dire qual è la situazione, il presidente del Consiglio va informato. Gli dirò la situazione finanziaria attuale e quali sono le necessità secondo le stime delle spese sia per l’emergenza che per la ricostruzione. La mia stima è la stessa di Cialente, 136 milioni. Inoltre, secondo la previsione del Cipe a fronte dei 4 miliardi per il 2011 avremmo dovuto avere 1,5 miliardi per la ricostruzione,  bisognerà che arrivino.

Che altro?

Gli parlerò dei problemi di trasparenza nella ricostruzione, in particolare dei piani di ricostruzione, che alcuni comuni hanno fatto mentre alcuni no (tra questi L’Aquila, ndr), nonostante siano previsti per legge da due anni e mezzo. Inoltre voglio proporre alcune modifiche alla struttura commissariale.

Quali modifiche?

Non posso anticipare niente. Dico solo che voglio renderla più funzionale per tante questioni. I comuni del “cratere” hanno richiesto una loro rappresentanza più stabile dentro la struttura commissariale che, lo ricordo, è il governo. A Monti parlerò infine anche di una serie di altre questioni confidenziali.

La Sge va riformata, ma se ne potrebbe fare a meno?

Ho speso 2,5 miliardi, e ci si lamenta che con me lavorino 44 persone. Alla Regione spendo 323 milioni con 1.500 persone, mentre per la sanità si spendono pure 2,5 miliardi ma con 15 mila persone che ci lavorano. Che si dovrebbe dire di questo allora? Non posso firmare per 2,5 miliardi senza alcun meccanismo di controllo. La Sge è un apparato che ci vuole ed è anche di alto profilo. C’è una marea di questioni burocratiche, amministrative, legali, che vanno affrontate, ma qui ci si sorprende perfino che io abbia un comitato tecnico scientifico. Dovrei mettere firme al buio? Fidarmi solo dei Comuni o dei cittadini? In quel caso non ci si dovrebbe lamentare se la ricostruzione diventasse uno scandalo.

È pronto a mettere sul tavolo il suo mandato?

Il problema è se io ritengo o meno che ci siano le condizioni per svolgere questa cosa bene nei confronti  dell’Aquila. Devo verificare se c’è, da parte del governo, la stessa determinazione sull’Aquila che ritengo sia necessaria. Mi sono assunto delle responsabilità facendo il commissario, mi sono assunto rischi su tutto il movimento di denaro che c’è. Sarebbe più comodo cercare di  avere un ruolo di potere senza lati negativi. Potrebbe essere una posizione comoda fare come Cialente, che faceva il giaguaro e l’amico del giaguaro.

E se vedrà che non c’è determinazione da parte dell’esecutivo?

Sarò il primo a dire che non mi assumo più le responsabilità, pur delegate, e i rischi connessi. Farò il  presidente della Regione, che ha anche poteri più pervasivi. È più comoda la posizione di chi pontifica, chiede e non si assume responsabilità. È più comodo esercitare il potere politico e istituzionale senza correre il rischio di firmare i mandati. Chi me lo fa fare a diventare il parafulmine di tutto?

Insomma è il governo che deve convincere lei, non viceversa.

Il governo deve riconoscere il ruolo del commissario, dotarlo di mezzi e risorse, e garantire la rapidità delle decisioni. Basta con le mediazioni tra ministeri e figure dirigenziali che vogliono mettere becco.

Ci risiamo, manca un Letta…

Letta serviva come uomo di peso nel governo che metteva assieme tutti e faceva la sintesi. Se ci sarà un uomo così, allora accetterò le responsabilità conseguenti. Altrimenti rinunciare al ruolo di commissario sarà il segno della mia insoddisfazione, sarò il primo a dire stop.

Dopo la sua riunione, ci sarà poi l’incontro con Cialente.

Ci sarà lui ma ci saranno anche la Ragioneria dello Stato, i ministeri dell’Economia, dell’Ambiente e delle Infrastrutture, il dipartimento di Protezione civile. Tutti devono andare d’amore e d’accordo ed essere coordinati a livello governativo. Io lo posso fare a livello locale, ma poi ci vuole un uomo dentro il governo. Questa è un’altra condizione.

Chi può essere questo nuovo Letta?

Il mio riferimento è Monti o Catricalà. Ma può essere chiunque vorrà, purché abbia peso all’interno. Il non plus ultra sarebbe il premier, ma capisco che ha molti impegni. Tra presidente del Consiglio e commissario delegato ci vuole un’altra figura unitaria, e non tutti i ministri a seconda delle necessità.

Prima ha detto di avere già un piano per riformare la Sge. Questo in fondo vuol dire che, al di là di tutto, vuol rimanere commissario?

Mi devono convincere con i fatti a rimanere commissario. Sennò farò solo il presidente, con poteri pervasivi ma senza vincoli.

IL CONTO CHE CHIODI PRESENTERA’ A MONTI

La previsione sintetica del fabbisogno per l’anno 2012 nel “cratere” che Chiodi presenterà al primo ministro è di <span style=’136,3 milioni di euro.

Spese personale Comune dell’Aquila e Comuni del “cratere”, Provincia, Abruzzo Engineering, Azienda per il diritto agli studi universitari (Adsu) (327 unità oltre al personale Ae): <span style=’18,7 milioni.

Interventi di assistenza alla popolazione come contributo di autonoma sistemazione (Cas), sostegno ai nuclei familiari con disabilità o disagio economico e sociale, assistenza agli sfollati alloggiati in strutture ricettive, alberghi, caserme, canoni di locazione, fondi immobiliari:<span style=’ 67,3 milioni.

Altre spese emergenziali come trasloco e deposito temporaneo di mobili, altre tipologie di spese da rimborsare agli enti locali dopo rendicontazione come spese per rifiuti, rimozione di pericoli, residui delle tendopoli: <span style=’31,4 milioni.

Verifiche di agibilità sismica, interventi di mobilità sul territorio come le rotatorie, infrastrutture emergenziali e messa in sicurezza di frane o dissesto idrogeologico, operazioni gestite da un coordinatore e da Co.co.co. ex Protezione civile (44 unità), Co.co.co. della Regione (10) e personale di ruolo della Regione , sostanzialmente dirigenti, non a stipendio intero (8): <span style=’18,9 milioni.

IL CONTO DI CIALENTE

Un po’ diverso il conto snocciolato oggi da Cialente nell’assemblea civica straordinaria.

“La previsione di spesa – ha detto il primo cittadino – può essere quantificata, per tutto il 2012, in 18,5 milioni e per il personale, tra Comuni, Provincia e Sge, 67 milioni 337 mila euro per l’assistenza alla popolazione (queste due voci sono identiche a quelle di Chiodi, ndr), 50 milioni di euro per altre spese legate ai rimborsi e agli indennizzi e 54 milioni di euro per il personale dei Vigili del fuoco e delle forze dell’ordine, oltre che per l’adeguamento dei bilanci degli enti locali”.