PESCARA – Una festa organizzata per darsi gli auguri e che è servita a Zdenek Zeman per sfatare la figura di un rude uomo di poche parole.

Ha sorriso, si è divertito, ha cantato, ha fatto tutto quello che non ti saresti aspettato da Sdengo.

I tifosi sono rimasti sorpresi, ma contenti, di questo suo atteggiamento goliardico. Ma, al di là delle considerazioni “natalizie”, che ci vogliono tutti buonisti, bisogna mettere in evidenza due fattori: l’ex presidente Giuseppe De Cecco assente e tentativo fallito di far fare pace tra i tifosi e il ds Daniele Delli Carri.

Che De Cecco sia fuori della Pescara Calcio è ormai un fatto acclarato ma che va studiato e capito nelle sue giuste dimensioni che non possono e non debbono essere limitate alla mancata acquisizione del Poggio degli Ulivi.

Troppo limitativo dire che De Cecco è uscito perché non hanno voluto, Daniele Sebastiani e soci, acquisire il complesso sportivo che, pure, sarebbe oltremodo utile alla Pescara Calcio per creare quella sorta di fabbrica di talenti calcistici che dovrebbe legittimare le speranze di promozione in A e di continuità nella massima divisione senza fare la figura dei parenti poveri con una presenza annuale con precipitosa caduta nella serie cadetta.

È, invece, una questione di filosofia gestionale: da una parte la mentalità del “ragioniere” e dall’altra quella dell’imprenditore facoltoso e tifoso.

Due filosofie che si sono scontrate e ha avuto la meglio il ragioniere che ha saputo, furbescamente, porre in atto una politica della scalata personale che lo ha portato a diventare presidente del club biancazzurro e vice presidente di Lega.

Un bel successo personale, non c’è che dire, ma che deve, ora, tradursi in successo del calcio pescarese, altrimenti vanno a farsi benedire tutte le chiacchiere propalate in questi giorni.

A gennaio la società deve fare due acquisti veri, mirati, che consentano a Zeman di portare avanti il suo discorso e non basteranno gli acquisti di Sotelo o di Martin, che sono solo dei riempitivi della rosa.

Si è capito bene che il Pescara, con il valore aggiunto del tecnico boemo, può arrivare fino in fondo in modo positivo ma ci vogliono, necessariamwente due, tre giocatori importanti.

Zeman non può fare da solo i miracoli: già ha avuto il grande merito di dare gioco e prestigio a questa squadra ma non si può pretendere di più.

Ora tocca alla società sostenerlo. Quindi ben vengano i sorrisi e le canzoni e le goliardate, ma il campionato riprenderà a breve e chiamerà Sebastiani e soci a ben altri impegni che non fare il coretto per divertirsi e per far divertire quelli di bocca buona che sono adusi a fare da treppiedi umani.