L’AQUILA – “Vogliamo dedicare questa serata e questo concerto a Giorgia Fioravanti e a Giancarlo Canelli“.

Così i Sale Chiodato hanno aperto, ieri sera, l’esilarante spettacolo di Giobbe Covatta, organizzato dal Rotary Club Gran Sasso L’Aquila, all’auditorium della Guardia di finanza, ricordando il loro amico e batterista, che era stato colpito da un malore il 3 dicembre durante lo spettacolo, motivo per cui è stato rimandato a ieri sera, e la giovane studentessa di San Nicandro (L’Aquila) che ha perso la vita a Roma in un incidente con lo scooter, qualche giorno fa.
 
Ma la serata, dopo la dedica commovente, ha preso il decollo con le canzoni della band e le immagini girate da loro ad accompagnarle, proiettate alle spalle dei musicisti. I Sale Chiodato hanno ribadito la loro bravura e la qualità di un gruppo tutto aquilano formato anche da tre medici del San Salvatore.
 
Una conferma per chi già li aveva ascoltati, una rivelazione piacevolissima per chi invece non li conosceva e, ieri sera, si è lasciato trasportare, per la prima volta, tra le note dei loro brani: le tre canzoni d’apertura sul terremoto sono state struggenti e coinvolgenti.
 
Introdotto da un motivetto per bambini, con due orsetti a pile che accompagnavano il gruppo e con il pubblico che batteva le mani per tenere il ritmo, è arrivato Covatta, borsello alla mano, passo lento, faccia sorridente, “ma che io sarei l’orsetto?” ha esordito e già sono partite le prime risate.
 
Giobbe, “one man show” della serata, si è piazzato in mezzo al palco, occhi alla platea gremita, e non ha risparmiato nessuno: “la nostra è una società di vecchi – la battuta d’attacco – siamo già contro natura, siamo fatti per vivere 40 anni e ne campiamo 120”.
 
Nessuno nel pubblico è riuscito a trattenere le risate, ogni sketch, divertimento assicurato, ma sempre con quel riso un po’ amaro che sanno suscitare soltanto i comici davvero bravi e che hanno un occhio attento alla società in cui vivono.
 
E giù battute contro i senatori ultra ottantenni che fanno sesso a pagamento; i fumetti che da un pezzo ormai hanno passato l’età della pensione, come Diabolik che “vecchio porta la tuta nera di flanella”; le persone anziane che, prima, se ne stavano a casa oppure andavano in pellegrinaggio a Lourdes e invece, oggi, si ostinano a fare la settimana bianca con l’enfisema polmonare, cateteri vari e polmoni artificiali.
 
Nemmeno la mala sanità se l’è cavata, la lingua tagliente di Covatta non ha dato scampo a niente e a nessuno, “colonscopia di massa” a un’orda di vecchietti e all’improvviso tutti lasciati a “cu..o all’aria”, perché è partito uno sciopero generale dei medici; il Pronto soccorso, “girone dantesco”, in cui i pazienti restano anche 30 anni persi nei meandri della sanità italiana.
 
E non poteva mancare nemmeno la satira contro la Lega, “la decadenza del paese non è solo fisica, ma anche morale”, corna, spada e scudo da vichingo urlando “noi della Lega”: un clan di buzzurri ignoranti, in cui quello che è ministro alla Cultura ha soltanto il diploma di scuola superiore preso a 38 anni, creature mitiche si aggirano furtive e la Sicilia è come la terra dei Feaci, lontana realtà verso cui, su una nave del partito, il gruppo inferocito di “leghisti-vichingi” si avventa per ricacciare indietro i clandestini. Puro divertimento.
 
Attacco anche per la Chiesa, retta da papi all’avanguardia: un papa donna, un papa minorenne che manda omelie via sms e anche un papa giamaicano. A quest’ultimo Covatta ha fatto leggere un divertentissimo e dissacrante vangelo in cui Gesù e gli apostoli fumati e ubriachi ripercorrono i luoghi sacri della religione.
 
Un Lazzaro completamente finito, barcolla vicino al Giordano e Cristo, per tirarlo su, gli rivolge la famosa frase “alzati e cammina”, per ben più terreni motivi. Da una nuvola Dio con i dread e un cannone “biblico” si rivolge a suo figlio e a una società dove, in definitiva, niente e rimasto uguale, tutto ha perso senso e può essere facilmente deriso: questo il significato dello show.
 
Anche la raccolta differenziata entra nella Bibbia, il problema dei rifiuti in Campania, dei camion di sostanze radioattive smaltite in Somalia, fa intervenire un dio ambientalista che rivela al napoletano di turno che “a Caserta ce stanno assai figli di zoc…la, a Verona assai figli di zoc…la e pure a Mogadiscio ci stanno assai figli di zoc..la”, con la conclusione che la produzione di immondizia è molto più redditizia del suo smaltimento e quindi è responsabile il mercato prima della Camorra.
 
La conclusione ancora in mano ai Sale che Chiodato, che hanno cantato le loro bellissime romanze del Cd Troppo vero e sincero per finire, tra cui la toccante canzone Aviatore di Atlanti composta da Paolo Rosati in ricordo di suo padre e della sua infanzia: straordinaria fine di una serata piacevolissima e di un mix tra musica e comicità davvero ben riuscito.