L’AQUILA – AbruzzoWeb incontra Edoardo Sylos Labini, l’attore protagonista e ideatore di Disco Risorgimento. Una storia romantica” prima dello spettacolo che venerdì sera all’Aquila ha inaugurato la stagione 2011/2012 del Teatro stabile aquilano.
Il paziente lavoro certosino del truccatore per trasformare l’attore quarantenne di Pomezia (Roma) in Giuseppe Mazzini dura almeno un paio d’ore.
Nonostante manchi poco all’ingresso in scena, l’artista non tradisce il minimo nervosismo e, a differenza di quello che ci si aspetterebbe dall’incontro con un attore prima dello spettacolo, accoglie la cronista con grande gentilezza nel camerino e con calma serafica e passione racconta la propria creatura artistica.
Cosa racconterà Mazzini sul palco?
È un Mazzini che nel 1848, dopo 17 anni di esilio a Marsiglia, torna a Milano. Era stato costretto a fuggire ventitreenne perché condannato a morte dall’esercito Savoia. Il 1848 fu l’anno della prima guerra d’indipendenza, i moti rivoluzionari in cui il popolo divenne sovrano. Fu un’esperienza straordinaria che, però, dopo qualche mese fallì. Mazzini con gli altri patrioti fuggì da Milano alla volta di Roma, dove intanto il popolo aveva cacciato papa Pio IX, proclamando la Repubblica, e lì fu chiamato a governare. Quella della Repubblica rappresentò però solo una parentesi di pochi mesi, fino all’arrivo dei Francesi che restituirono la capitale al pontefice. Mazzini fuggì ancora una volta.
Sono le pagine più romantiche del Risorgimento italiano. Io racconto questo anno basilare per il Risorgimento italiano, sono in assoluto le pagine più romantiche.
Il Risorgimento e la figura di Mazzini la affascinano molto? Questo non è il suo primo spettacolo su questo tema.
Questo spettacolo in realtà chiude una trilogia. Ho fatto un vero e proprio studio sul Risorgimento e per un anno intero mi sono concentrato su Mazzini.
A marzo 2010 ho interpretato sempre il grande patriota ne L’urlo di Mazzini, scritto e diretto da Filippo Gilli che, con me, ha curato la drammaturgia di Disco Risorgimento e la regia della prima edizione. Poi ho scritto e diretto La meravigliosa avventura della Repubblica romana, per il 140° anniversario di Roma Capitale, in cui, ancora una volta, ho interpretato Mazzini.
È una figura poco conosciuta. Lo si fa passare per una persona triste, solitaria, ma in realtà era un uomo di una grande ironia. Si è sempre detto che non stava mai in prima linea, che era un po’ vigliacco, ma non è vero. È stato il vero motore, il vero cervello del’Unità d’Italia. Ha sacrificato la propria vita per unire l’Italia, anche nelle sue diversità. Fu il primo a capire che il popolo italiano già esisteva in quanto unito da una grande identità culturale.
Per questo spettacolo ha scelto la formula del “Disco teatro”, una sua invenzione. In cosa consiste?
È un linguaggio che ho creato 10 anni fa. Racconto i personaggi della storia, che materializzo io scenicamente, ma la drammaturgia è scandita dalle sonorità che il dj Antonello Aprea mixa e suona dal vivo in console. È un pò una piattaforma tra storia e elettronica. Per avvicinare le giovani generazioni alla storia con un linguaggio più consono ai nostri tempi. La console in scena ha un certo appeal per i ragazzi. Ho fatto così già per Marinetti e il futurismo e poi in occasione del centenario dell’aeronautica per una figura importante come quella di Italo Balbo.
Farò qualcosa anche per il centenario della Prima guerra mondiale, ma non vi anticipo niente.
È stato difficile per i due registi che hanno lavorato a questo spettacolo, Filippo Gilli nella prima produzione e Alessandro D’Alatri in quella in scena, coniugare la formula del “Disco teatro” con i testi di Dante, Manzoni, Foscolo?
Direi di noi, poi D’Alatri conosceva già il mio modo di lavorare, è venuto a vedere alcuni miei spettacoli e ha sposato completamente il “Disco teatro”. Ha saputo sfruttare il dj Aprea, trasformandolo in un patriota che tra le barricate mixa antico e moderno, i suoni del Risorgimento, gli spari, il nitrito dei cavalli, le arie di Verdi alle sonorità della musica elettronica.
Ci sono differenze tra la prima e la seconda produzione?
La prima produzione è stata più che altro un’opera di studio psicologico del personaggio. Quella di D’Alatri, invece, è una regia di vero e proprio “Disco teatro”. La musica ha un rilievo decisamente maggiore rispetto a quanto avveniva nella precedente.
Com’è nato il sodalizio con D’Alatri?
Ci conosciamo da molto tempo. 10 anni fa mi diresse nel famoso spot di una bevanda, “Anto… fa’ caldo!”. Inoltre è un grande amante ed esperto di Risorgimento.
Secondo lei il Risorgimento è un capitolo sottovalutato della nostra storia?
Purtroppo sì. Diciamo la verità, il Risorgimento è stato considerato sempre tra i valori di destra, ma non è vero! E la colpa di questo è del retaggio post sessantottino che per molto tempo è stato vivo nelle scuole. L’Italia, purtroppo è il paese delle strumentalizzazioni. Invece bisognerebbe ricordare che gli ideali di quegli anni hanno unito le anime più diverse, politicamente parlando. Tutti per un unico fine: cacciare gli invasori e riunire il nostro Paese.
Per decenni molti si sono vergognati anche solo di cantare l’inno di Mameli e improvvisamente quest’anno, in occasione del 150°, tutti con la coccarda tricolore al petto, l’hanno tirato fuori un inaspettato spirito patriottico. Ben venga! Però non dimentichiamo il pregiudizio politico di cui è stato vittima il Risorgimento per lungo tempo.
Gli ideali di Mazzini oggi sono da considerarsi ormai pure utopie?
L’ideale di Mazzini oggi è auspicabile. Oggi forse Mazzini sarebbe contro le lobby delle banche, ma erano tempi diversi, sbaglierei a fare dei paragoni. Sicuramente abbiamo bisogno della spinta all’unità e all’amore che lui professava. In questo momento specifico stiamo vivendo un certo clima di pacificazione ma proprio nel periodo dei festeggiamenti del 150° c’è stato un clima di odio politico da tutte le parti davvero brutto, che Mazzini non avrebbe amato.
Gli uomini del Risorgimento che hanno voce nello spettacolo sono figure tragiche, hanno sacrificato la propria esistenza per ciò in cui credevano. Nello spettacolo prevale più la speranza e la fiducia che animò i giovani di quella generazione o la drammaticità dell’ideale infranto?
Lo spettacolo si conclude con il fallimento dell’utopia mazziniana. La storia della vita di Mazzini è profondamente tragica, come anche quella degli altri patrioti, basti pensare a Goffredo Mameli.
Questo spettacolo le è valso la medaglia d’onore della presidenza della Repubblica per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Come ha reagito appena ha appreso alla notizia?
È un riconoscimento da parte dell’alto patronato che non ottengono tutti. Sono stato uno dei pochi a aver fatto un progetto specifico sul Risorgimento. Mi hanno consegnato la medaglia alla prima a Roma ed ero molto emozionato. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, non era presente, la medaglia mi è stata consegnata tramite il Comune di Roma. È stata una grande soddisfazione.
Ora siamo qui all’Aquila grazie al ministero della Gioventù, che è stato chiuso (non compare nel nuovo governo Monti, ndr), e registriamo la rappresentazione che andrà poi ad essere inserita in un cofanetto che si chiamerà “Gioventù ribelle”. Il progetto è stato realizzato in collaborazione con il Museo centrale del Risorgimento di Roma, dove si terrà una mostra su questi anni fatidici, il 1848 e il 1849.
Il cofanetto con Dvd verrà consegnato come materiale didattico in tutte le scuole d’Italia da dicembre. Lo presenteremo insieme al presidente della Repubblica e all’ex ministro della Gioventù Giorgia Meloni.
Progetti futuri?
Sto girando una fiction, a febbraio debutterò in un locale di Milano con un mio spettacolo che è il sequel di “Rum&vodka di Connor Mc Pherson, che ho fatto per anni. Inoltre abbiamo un titolo molto importante per la prossima stagione teatrale, una novità assoluta. Ma non posso ancora dirvi niente.



