L’AQUILA – “Per le prossime elezioni comunali dell’Aquila sogno una lista aperta a tutta la sinistra, in grado di aggregare oltre le appartenenze partitiche e che lavori per amministrare la città”.
Immagina così il suo futuro Carlo Benedetti, politico di lungo corso (è alla quarta legislatura di seguito), presidente del Consiglio comunale del capoluogo, un passato nel Pci, nel 2007 eletto in quota Partito dei comunisti italiani.
Una lista di sinistra che appoggerà Massimo Cialente o, comunque, chi sarà indicato dal Partito democratico?
In questo momento è importante soprattutto scegliere un percorso, la politica ha una sua logica: la coalizione di centrosinistra è chiamata a esprimere un giudizio sull’operato dell’attuale amministrazione e del suo sindaco, dopodiché deve ragionare di conseguenza. Per quanto mi riguarda la mia valutazione su Massimo Cialente è positiva e penso che sia il miglior candidato che il centrosinistra possa esprimere. Troppo spesso passa un messaggio sbagliato, in realtà fare il sindaco è un mestiere difficile, mi fanno ridere quelli che puntano alla fascia tricolore e non hanno ricoperto neanche il ruolo di consigliere di circoscrizione, gente che non si rende conto di quali e quante responsabilità abbia un primo cittadino.
Discorso primarie. Favorevole o contrario?
Le primarie sono uno strumento utile ma che, in qualche maniera, sostituisce i partiti. Quando i partiti funzionano poco diventano quasi necessarie, io preferirei che i movimenti politici fossero maggiormente in grado di interpretare, nei loro meccanismi interni, la volontà popolare e di ascoltare i bisogni dei cittadini, senza bisogno di dover ricorrere a delle pre-consultazioni.
Perché per Cialente non vale quanto accaduto alle provinciali dell’anno scorso, quando la ricandidatura alla presidenza di Stefania Pezzopane non è mai stata messa in discussione?
Non conosco le dinamiche interne al Pd, posso solo dire che, francamente, la cosa è molto anomala.
Che giudizio dà dell’attuale Consiglio comunale?
L’assemblea civica, ma è anche un discorso generale, è né più né meno che lo specchio della società. I consiglieri sono votati dai cittadini, mica sono nominati. Per cui se nella nostra comunità manca la tensione politica, la passione, questo si riversa anche sugli eletti. Non è colpa di nessuno, è semplicemente così.
Chi, tra i consiglieri di opposizione, stima di più?
È un po’ imbarazzante dare pagelle, magari lo faremo a fine legislatura, però posso dire che Luigi Faccia, eletto in minoranza con la lista “L’Aquila città unita”, è uno di quelli che maggiormente lavora per la città.
E i giovani che avrebbero dovuto dare una ventata di novità all’amministrazione comunale?
No comment. Posso solo dire che, ai miei tempi, vivevamo con maggiore trasporto la passione politica.
Un consuntivo fino a oggi sui politici in generale.
Penso che se L’Aquila non avesse avuto la classe politica che ha, di destra e di sinistra, sarebbe stata totalmente dimenticata. Non parlo solo del sindaco ma anche del presidente della Provincia, dei consiglieri provinciali, degli eletti in Regione: un sistema che, nel suo insieme, non ha funzionato male. Pure il governo, all’inizio, ha gestito molto bene l’emergenza, salvo poi abdicare nella fase più delicata, quella della ripresa.
Di frequente, però, queste persone hanno litigato tra di loro, anche in maniera dura.
Purtroppo l’avvicinarsi della scadenza amministrativa fa questi scherzi. Per quel che mi riguarda impedirò che il Consiglio si trasformi in una campo di battaglia per le prossime elezioni, l’assise civica ha il dovere di continuare a lavorare per gli aquilani fino all’ultimo giorno utile, lasciando da parte gli interessi personalistici.
Dei comitati che mi dice?
Hanno svolto un lavoro positivo, ma questo tipo di movimenti ha una scadenza. Arriva un punto in cui il loro tempo finisce, per questo esistono i partiti.
Cosa serve oggi all’Aquila?
Servirebbero i poteri in deroga e i soldi su cui ha potuto contare l’ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso, un’imposta di scopo per la ricostruzione, il rinvio del pagamento delle tasse e la zona franca. (pi.bi.)






