L’AQUILA – I carabinieri dell’Aquila hanno denunciato in due aquilani, padre e figlia, D.T. e P.T., rispettivamente di 60 e 30 anni, per truffa aggravata in concorso tra loro.

I due hanno reso false dichiarazioni alla commissione che li interpellò a suo tempo per l’assegnazione di un appartamento all’interno del progetto C.a.s.e., in particolare sostenendo di costituire un nucleo familiare unico, al fine di ottenere una abitazione di maggiori dimensioni.

In realtà la figlia viveva già fuori dalla casa paterna ma, per eludere l’ostacolo burocratico, la giovane aveva dichiarato di essere ancora coabitante con il genitore, la cui casa era in effetti di categoria “E”, dal momento che vi aveva mantenuto la residenza anagrafica, riuscendo quindi a farsi assegnare un abitazione più grande piuttosto che il monolocale che sarebbe spettato al genitore, il quale, concordando con la versione della figlia, si è reso pertanto colpevole dell’analogo reato in concorso.

L’attività si inserisce in un più ampio filone investigativo, avviato pochi mesi dopo il sisma del 6 aprile 2009, volto a reprimere i continui tentativi da parte di cittadini aquilani o persone domiciliate in città, e non aventi diritto, a percepire indebitamente i contributi economici e le agevolazioni che numerose ordinanze e norme statali hanno erogato a favore dei terremotati.

Solo dall’inizio dell’anno corrente i carabinieri della Compagnia dell’Aquila hanno denunciato complessivamente 30 persone, fatto revocare l’assegnazione di sei abitazioni e restituire complessivamente somme superiori a 100 mila euro tra contributi di autonoma sistemazione e contributi per le ristrutturazioni immobiliari indebitamente percepiti.