L’AQUILA – “Terna deve rimuovere la linea da 220 chilovolt che attraversa L’Aquila, caso unico in Italia. Sarebbe un grande vantaggio per l’intera comunità, si libererebbero 450 ettari da adibire a riqualificazione urbana, a progetti utili alla collettività. La politica di tutti i colori, di destra, centro e sinistra deve essere unità in questa battaglia di civiltà”.
L’appello è dell’imprenditore romano Mario Manganaro, a capo di una holding che opera nel settore immobiliare, farmaceutico ed energetico, e che nel 2008 ha acquistato, con la società Proteo, un terreno da circa 20mila metri quadrati nel quartiere del Torrione, a ridosso del centro storico dell’Aquila, in precedenza di proprietà dell’Enel, tra via Leli, viale Cardinale Mazzarino e via Alessandro Volta. Con l’intento di realizzare, con un investimento di 20 milioni di euro, un grande parco culturale e commerciale, e con centinaia di parcheggi.
Come già raccontato da Abruzzoweb, per finalizzare l’investimento Manganaro ha dovuto dare battaglia per far rimuovere a Terna i tralicci di alta tensione, da 150 chilovolt e 22o chilovolt, che attraversano il suo terreno e tutta la periferia nord della città. Il traliccio da 150 chilovolt è finalmente in fase avanzata di interramento, per un investimento da 7 milioni di euro da parte di Terna, mentre per il traliccio da 220 chilovolt, Manganaro attende che la giustizia faccia il suo corso al tribunale di Roma, a seguito alla diffida della stessa Proteo a Terna per obbligare alla rimozione. Una vertenza che si trascina già dai tempi del sindaco Massimo Cialente, da oltre 10 anni.
“Sono pronto a farmi carico per intero dell’investimento, per oltre 20 milioni di euro – spiega ancora Manganaro -, e far nascere in quel terreno un innovativo parco culturale e commerciale, intitolato a Celestino V, con negozi che offrono tutte le eccellenze del territorio, enogastronomiche ed artigianali, uffici, servizi, locali, luoghi di cultura, socializzazione ed espressione artistica, e soprattutto con un grande parcheggio che sarà estremamente prezioso anche per accedere centro storico, visto la relativa vicinanza. Ho già al mio fianco importanti partner pronti a condividere questa avventura”.
Certo è che però che la premessa di tutto ciò resta è la rimozione, attraverso interramento, del cavo da 220 chilovolt.
“Sono fiducioso che alla fine il buon senso prevarrà: il vigente regio decreto del 1933 parla infatti chiaro, in esso si dice che la realizzazione di un elettrodotto deve in ogni caso salvaguardare il diritto dei terzi di godere di un bene di sua proprietà. E inoltre una legge del 1965 stabilisce che le linee ad alta tensione superiori a 150 chilovolt costruite prima del 1965 sono rimovibili, e qui parliamo di una linea di potenza ben superiore e realizzata nel lontano 1940. Al di là dell’aspetto giuridico e personale, ritengo infine che l’interramento sia un atto dovuto a una città come L’Aquila che con tanto sforzo si è risollevata dal terremoto del 2009, e dove tanti residenti sono preoccupati da anni per i rischi da elettrosmog causati da dai cavi ad alta tensione che passano a pochi metri dalle loro abitazioni e dalle loro finestre”, conclude Manganaro.
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