CHIETI – Il contratto del direttore generale Filippo Del Vecchio torna a suscitare polemiche all’università “D’Annunzio” di Chieti-Pescara.

Il contratto, già prorogato non senza polemiche, scade a ottobre. Il rettore Carmine Di Ilio vuole una nuova proroga per il suo direttore generale e ne propone una di 3 anni. 

Ciò significa che l’incarico del manager scadrebbe nel 2018, un anno dopo quello dello stesso Di Ilio come rettore.

“È come imporre al successore l’attuale direttore generale”. L’obiezione arriva da due componenti del senato accademico, Augusta Consorti e il preside di Architettura Paolo Fusero, che si riunisce nella mattinata di oggi, martedì 14 luglio, e che deve dare il primo parere alla proposta di Di Ilio.

Si tratta, però, di un parere, che si auspica unanime e condiviso, ma nulla di più. Sarà invece a fine luglio il consiglio d’amministrazione a dare l’ok o meno alla proposta di proroga triennale per l’inflessibile manager che dall’università dell’Aquila è arrivato in quella teatino-pescarese. 

Nella querelle interviene anche il professor Luigi Capasso, direttore del museo universitario, che si dice d’accordo con il preside Fusero. Capasso è membro del cda e sarà, dunque, chiamato a deliberare la proroga proposta da Di Ilio. 

Il rettore Di Ilio, dal canto suo, spiega di aver proposto un prolungamento di tre anni, “perché questo è il tempo che prevede il nostro statuto universitario”. 

Nell’attesa del senato accademico del 14, ha fatto sentire il suo no alla proroga per Del Vecchio anche il sindacalista tra i principali protagonisti dell’aspro confronto con il dg che ha animato la vita dannunziana degli ultimi tempi, il segretario territoriale Csa-Cisal, Goffredo De Carolis, membro del senato accademico in rappresentanza dei dipendenti dell’ateneo. 

Ovviamente il problema di De Carolis non è prorogare per due o tre anni l’incarico a Del Vecchio, ma è cercare di evitare qualsiasi tipo di proroga.

​La lettera, fortemente critica, è stata inviata al rettore, al senato accademico, al cda e a tutto il personale tecnico-amministrativo: si parla di “mala gestio”  da parte della direzione generale, di un “degrado interno dei servizi e delle relazioni non solo con le organizzazioni sindacali (passi pure questo!) ma con  tutto il personale dell’Ateneo ha raggiunto livelli ormai non più accettabili”.

“Nel corso di questi pochi anni e, in particolar modo negli ultimi mesi, ho elencato  e stigmatizzato tutte le iniziative unilaterali condotte dal direttore generale – continua il sindacalista – nella gestione dell’amministrazione. Ciò in dispregio delle corrette relazioni sindacali, degli istituti contrattuali e di un qualsivoglia progetto di ottimizzazione delle risorse economiche e professionali proprie della nostra università”.

“La logica, ormai consolidata, che intende perseguire il dg nella gestione dell’ateneo – accusa De Carolis – è chiara poiché si indirizza sempre più a coltivare, da una parte  un piccolo gruppo di “esecutori” cui vengono riservati compensi straordinari e dall’altra ad esternalizzare i servizi e trasferire notevoli somme finanziarie a cooperative,  pur in  presenza di una dotazione organica, numericamente insufficiente rispetto alle dimensioni dell’Ateneo, ma in grado di garantire la migliore qualità dei servizi”.

E ce n’è pure per Di Ilio: “Il suo silenzio, la sua assenza mi induce a pensare  che da una iniziale inconsapevolezza e tolleranza Lei sia passato ad un consenso e progressiva condivisione del perverso piano strategico del Direttore Generale mirato a privatizzare e a dequalificare il ruolo, le funzioni e l’onorabilità del personale tecnico-amministrativo e dei Cel”.

“Non c’è sicurezza – lamente ancora – non c’è più serenità nel lavoro, non c’è più la certezza giuridica ed economica del domani, non c’è più un riferimento istituzionale, la contrapposizione anche con il personale docente è elevata, insomma non c’è più niente:  siete qui da circa tre anni nel corso dei quali l’Università è “affondata” anzi, peggio, l’avete riportata a quarant’anni fa”.

“Ad oggi – dice ancora – posso solo registrare, incontrovertibilmente,  che a mio avviso sono volatilizzati non soltanto  i requisiti essenziali tipici per ricoprire tale ruolo quale quello della “Insussistenza di procedimenti penali in corso” richiesti ineludibilmente dal bando e riconfermati dalla vigente legislazione ma è venuto meno il requisito dell’affidabilità, della fiducia. Requisito, questo, che non deve né può risiedere solo nel rettore ma in tutta la comunità universitaria: siamo diventati un ateneo con una immagine da guerra continua, grazie alle linee gestionali che il Sig. Filippo Del Vecchio ha scelto di adottare. Nella sua azione non si è avuto modo di riscontrare alcun buonsenso, nessuna ponderazione, alcun equilibrio, alcun rispetto né per la persona né per il suo stato giuridico, nessuna forma di collaborazione ma solo ed esclusivamente instaurazione  dello scontro”.