L’AQUILA – Arriveranno “fino alla Corte di giustizia europea” i residenti degli alloggi antisismici del progetto C.a.s.e. dell’Aquila per fermare la decisione del Comune capoluogo di far pagare le bollette negli alloggi al metro quadrato e non in base ai consumi.

A pochi giorni dalla contestazione sul tema con 200 cittadini inferociti fuori dal municipio aquilano, lo assicura ad AbruzzoWeb l’avvocato rappresentante del comitato domiciliati di Assergi, Fausto Corti, commentando il primo ricorso respinto dal Tribunale dell’Aquila “per ragioni solo procedurali”.

Gli inquilini tirano dritto per la loro strada nonostante l’intenzione annunciata dal primo cittadino, Massimo Cialente, di recuperare le somme di canoni e bollette dei morosi dai contributi privati per la ricostruzione, anche se molti dicono che non potrà farlo, e dai rimborsi che i cittadini devono avere per i traslochi effettuati nel post sisma.

“La sentenza dice chiaramente che il Comune può pretendere dagli assegnatari solo ed esclusivamente i reali consumi che risultano alla lettura dei contabilizzatori – spiega – Per questo andremo avanti per capire se la normativa sia conforme al principio di uguaglianza sancito dall’articolo 2 della Costituzione”.

Il contestatissimo pagamento al metro quadrato, stabilito nella legge 164/2014, è “anticostituzionale e profondamente ingiusto e penalizza i piccoli nuclei familiari rispetto ai più grandi – afferma Corti – oltre a non considerare il reddito reale delle famiglie. L’entrata in vigore della nuova legge punisce inoltre anche chi fa un consumo più responsabile delle utenze. Sottoporremo la questione alla Corte europea e andremo a fondo”.

Intanto, il legale sta preparando lettere nominali dirette al Comune per chiedere il saldo delle bollette pagate dal 2010 al 2013, fino all’entrata in vigore della nuova legge a novembre del 2014.

“Gli assegnatari fino a giugno 2013 hanno pagato solo acconti calcolati su un criterio del tutto astratto che non tiene conto dei consumi individuali – aggiunge – Chiederemo il saldo e il consumo effettivo di questi 3 anni e se il Comune non sarà in grado di calcolarlo nel modo corretto, gli assegnatari non pagheranno”.