L’AQUILA – Contrariamente alle previsioni, non sono ancora legge le “mini gare” per i lavori privati di ricostruzione post-sisma e le “white list” obbligatorie di aziende affidabili da cui pescare, ma bisognerà aspettare altri 2 mesi per averle, così come bisognerà lottare per far salire dal 4% all’atteso 5% i fondi da stornare allo sviluppo economico e produttivo.
È quanto emerge leggendo l’articolo 11, quello che riguarda L’Aquila, del cosiddetto “decreto enti locali”, approvato ieri dal Consiglio dei ministri, che rende già immediatamente esecutiva parte della proposta di legge presentata dalla senatrice del Partito democratico Stefania Pezzopane.
Ci sono comunque previsioni importanti, come le norme sulla nuova stazione unica appaltante, sui subappalti, sulle penali, sul salvataggio del bilancio comunale del capoluogo, sul ruolo degli amministratori di condominio.
Manca, però, la parte che ci si aspettava, demandata alla legge. Nei 16 commi non ci sono infatti le due grandi rivoluzioni che, secondo la strategia, ora dovranno essere inserite entro i 60 giorni che il Parlamento ha a disposizione per convertire in legge il dl di ieri.
“Le gare e le white list non sono in pericolo, se ne parlerà nella legge, nel decreto enti locali sono state inserite cose un po’ più urgenti”, assicura la senatrice Stefania Pezzopane, tessitrice della tela con il sottosegretario all’Economia con delega al post-sisma Paola De Micheli.
“C’è una parte importante della nuova legge sulla ricostruzione dell’Aquila. Questo nostro articolo si trova in un decreto di primo rango, con nuove norme importanti sulla corruzione, che anticipa anche il codice degli appalti, come ha voluto il commissario Raffaele Cantone”, aggiunge.
Tra le chicche, “le norme sui contratti già stipulati, i compiti amministratori di condominio, gli obiettivi per l’intervento su attività produttive, allargata la gamma delle possibilità ma rimasta al 4%, ci dovremo battere per arrivare al 5%”.
“Nell’articolo 11 abbiamo 16 commi che racchiudono la filosofia della legge, nata da ore e ore di riunioni con tutti gli stakeholder, mentre l’unico che si è tirato fuori è stato il Consiglio comunale, ci sono associazioni nate apposta per interloquire”, commenta il sindaco, Massimo Cialente.
“Martedì potremo approvare il bilancio, è pronto da mesi ma non avremmo potuto andare al pareggio, anche aumentando le tasse, a causa del buco – aggiunge – Ci danno 8,5 milioni, completa questo l’azione condotta nella finanziaria fin da novembre. Possiamo pareggiare anche se restano alcuni aumenti, chi ha di più pagherà di più”.
“Auspico che il Consiglio voglia almeno mettere una piccola bandierina per dire che ha partecipato, seppure in ritardo – aggiunge aspramente il primo cittadino – L’ultima riunione è durata 6 ore e c’erano posti in piedi, poi abbiamo lasciato Lolli e noi siamo andati a giocare a golf”, ridacchia con una battuta.
“Rinnovo le scuse alla De Micheli”, conclude molto più seriamente, in riferimento agli strali quando è andata via anzitempo per altri impegni dal Consiglio comunale.
Una “carta d’identità” più severa nei contratti di ricostruzione privata, la stazione unica appaltante (Sua) per accelerare i lavori pubblici, un taglio di 60 milioni che porta a 240 milioni quelli destinati allo sviluppo e il salvataggio del bilancio del Comune dell’Aquila.
Questi i punti salienti dell’articolo 11, tutto dedicato all’Aquila in 16 commi, del cosiddetto “decreto enti locali” licenziato ieri dal Consiglio dei ministri e atteso ora alla conversione in legge del Parlamento entro 2 mesi, durante i quali si cercherà di inserire le norme più corpose.
Tra queste, le “mini gare” sul modello pubblico anche per i lavori privati, per evitare le assegnazioni selvagge a chiamata diretta di questi primi 6 anni, e le “white list” da cui scegliere le imprese affidabili.
Ecco l’articolo 11 sviscerato punto per punto.
Al comma 1 si specifica che nei contratti di ricostruzione, affinché siano validi, devono essere contenute le informazioni indicate sin dal “decreto sviluppo” del 2012 dal cosiddetto “emendamento Barca”, dal nome dell’allora ministro per la Coesione.
Una sorta di “carta d’identità” dell’impresa e dei professionisti che, in attesa della “white list”, porranno i primi paletti all’assegnazione selvaggia dei lavori privati, che, in attesa delle “mini gare”, da 6 anni avvengono a chiamata diretta.
Si tratta di identità del professionista e dell’impresa; requisiti di ordine generale e di qualificazione del professionista e dell’impresa, indicando espressamente le esperienze pregresse e il fatturato degli ultimi cinque anni, nonché la certificazione antimafia e di regolarità del documento unico di regolarità contributiva (Durc); oggetto e caratteristiche essenziali del progetto e dei lavori commissionati; determinazione e modalità di pagamento del corrispettivo pattuito; modalità e tempi di consegna; dichiarazione di voler procedere al subappalto dell’esecuzione dell’opera, ove autorizzato dal committente, indicandone la misura e l’identità del subappaltatore.
I contratti già stipulati, purché non in corso di esecuzione, dovranno essere adeguati entro 45 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto, pena la nullità (comma 3).
Nel decreto (comma 2) si specifica che il progettista e il direttore dei lavori non possono avere in corso né avere avuto negli ultimi 3 anni rapporti di natura professionale, commerciale o di collaborazione, comunque denominati con l’impresa affidataria dei lavori di riparazione o ricostruzione, anche in subappalto.
Come pensato già all’epoca di Legnini, gli amministratori di condominio, i rappresentanti legali dei consorzi, i commissari dei consorzi obbligatori assumono la qualifica di incaricato di pubblico servizio (comma 4) e sono quindi procedibili per reati come la corruzione: una tesi che era già stata teorizzata, interpretando in senso esteso le norme vigenti, dalla procura della Repubblica e che ora viene esplicitata.
Il decreto (comma 5) esplicita poi le penali in caso di ritardi nella riconsegna dei lavori: le certificazioni di conclusione lavori vanno consegnate entro 30 giorni dalla chiusura dei cantieri. In caso di ritardo agli amministratori di condominio, ai rappresentanti di consorzio e ai commissari dei consorzi obbligatori si applica la riduzione del 20% sul compenso per il primo mese di ritardo e del 50% per i mesi successivi.
Viene fissato (comma 6) al massimo al 30% il limite cui le imprese affidatarie possono ricorrere al subappalto, con nullità di tutte le clausole che prevedono percentuali maggiori. L’impresa deve far arrivare al committente copia dei contratti con il nome del sub-contraente, l’importo del contratto e l’oggetto dei lavori affidati.
Sempre in base al comma 6, con le nuove norme il contratto non può mai essere ceduto, sotto qualsiasi forma, anche riconducibile alla cessione di ramo d’azienda, neanche parzialmente, a pena di nullità. E in caso di fallimento (comma 7), il contratto è risolto di diritto, dando il via (anche se il decreto non lo esplicita) a una nuova assegnazione per non tenere “prigionieri” i cittadini.
Viene garantita (comma 8) la tracciabilità dei flussi finanziari per garantire la massima trasparenza e l’efficacia dei controlli antimafia mentre la Corte dei conti effettua verifiche a campione, anche tramite la Guardia di finanza, sulla regolarità amministrativa e contabile dei pagamenti e dei flussi.
Nel comma 9 sulle opere pubbliche, si fa presente che “in casi motivati dall’andamento demografico e dai fabbisogni specifici, il programma degli interventi per la ricostruzione degli edifici adibiti all’uso scolastico danneggiati dal sisma può prevedere, con le risorse destinate alla ricostruzione pubblica, la costruzione di nuovi edifici”.
Nasce (comma 10) la stazione unica appaltante per “accelerare il processo di ricostruzione degli edifici pubblici” spesso fermo al palo tra le diverse maglie burocratiche.
Come normato da un decreto di palazzo Chigi del 2010, possono aderire alla Sua le amministrazioni dello Stato, le Regioni, gli enti locali, gli enti pubblici territoriali, gli altri enti pubblici non economici, gli organismi di diritto pubblico, le associazioni, unioni, consorzi, comunque denominati, da essi costituiti, imprese pubbliche e soggetti che operano in virtù di diritti speciali o esclusivi concessi loro dall’autorità competente. I rapporti tra Sua e l’ente aderente dovranno essere regolati da convenzioni.
Mentre tutte le bozze volevano destinato allo sviluppo economico e produttivo il 5% del totale dei fondi per la ricostruzione, 300 milioni di euro sul totale teorico di 6 miliardi, il decreto fa un passo indietro tenendo l’iniziale previsione del 4% (comma 12), uno sconto che vale 60 milioni in meno.
Posto che ci si potrà (dovrà) lavorare in sede di conversione in legge, si è allargata la platea dei settori finanziabili con questo tesoretto: localizzazione produttiva, servizi turistici e culturali, ricerca, innovazione tecnologica e alta formazione, sostegno alle attività imprenditoriali, accesso al credito delle imprese, connettività anche attraverso banda larga.
Con una modifica alla già citata “legge Barca” viene esplicitata (comma 13) la competenza dei Comuni fuori cratere per l’ufficio speciale per la ricostruzione dei comuni del cratere (Usrc). Inoltre, parlando dei titolari di questo ufficio e di quello per L’Aquila (Usra), si specifica (comma 14) che vengono nominati con decreto della presidenza del Consiglio.
Il decreto al penultimo comma (15) stanzia un contributo straordinario di 8,5 milioni di euro per salvare il bilancio del Comune dell’Aquila in particolare e in minima parte di quelli del cratere.
Sono 7 milioni per far fronte a oneri connessi al processo di ricostruzione e 1,5 per integrare le risorse già stanziate a coprire l’esenzione della Tasi (tassa sui servizi indivisibili) sugli edifici inagibili. Sempre per questo motivo 500 mila euro dovranno essere divisi tra tutti i Comuni del cratere.
Ultimo, doveroso comma (16) in tempi di spending review, l’intero articolo 11 per L’Aquila diventa legge senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
“Disposizioni per favorire l’accelerazione e la trasparenza degli interventi di ricostruzione degli immobili privati nei territori abruzzesi colpiti dal sisma del 2009. Sono comprese ulteriori misure per assicurare la ricostruzione di edifici pubblici, compresi quelli di interesse storico, artistico e archeologico”.
È legge, con l’approvazione ieri in Consiglio dei ministri del cosiddetto “decreto enti locali”, la nuova norma sulla ricostruzione post-sisma dell’Aquila. In attesa che venga reso disponibile il testo del decreto, non è sicuro quali norme abbiano trovato posto nel testo con forza di legge immediatamente esecutivo del governo, che andrà convertito entro 60 giorni dal Parlamento.
È comunque la fine di un bel pezzo del lavoro avviato da Giovanni Legnini quando era sottosegretario, nonché la concretizzazione del “doppio binario” che, nello stesso giorno, ha visto la presentazione al Senato di una proposta di legge della senatrice aquilana del Partito democratico Stefania Pezzopane.
Proposta di 42 articoli, frutto di un lungo lavoro di sintesi anche tra le polemiche, che oggi verrà presentata in un incontro con la stampa.
Il Consiglio si è riunito a palazzo Chigi, sotto la presidenza del presidente del Consiglio, Matteo Renzi.
Segretario il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Claudio De Vincenti.
Su proposta dei ministri dell’Economia e finanze Pier Carlo Padoan e dell’Interno Angelino Alfano, l’esecutivo ha approvato un decreto legge recante “misure urgenti in materia di enti territoriali”.
È proprio in questo contenitore, come anticipato da AbruzzoWeb nei giorni scorsi, che ha trovato posto il capitolo su “Misure per l’accelerazione della ricostruzione in Abruzzo”, caldeggiato dal successore di Legnini, il sottosegretario all’Economia con delega specifica Paola De Micheli, attraverso il ministro Padoan.
A parlarne in conferenza a palazzo Chigi il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi.
“Sono rilevanti le norme sulla ricostruzione a seguito del terremoto dell’Aquila, in Abruzzo, che più che risorse, che in realtà sono già state concesse in misura stabile dal governo negli ultimi anni e confermate da questo governo in misura sicuramente rilevante, mirano a salvaguardare il rispetto della legalità e delle regole di trasparenza nell’attività di ricostruzione degli edifici, soprattutto di quelli di carattere privato”.
“Non avendo una disciplina di salvaguardia che caratterizza gli edifici pubblici, abbiamo deciso di intervenire per limitare potenziali infiltrazioni criminali o potenziali illeciti – ha aggiunto – sapendo che si tratta di soldi di tutti i cittadini che vanno spesi in modo attento, puntuale e nel rispetto della legge. Queste norme garantiscono maggiori controlli e maggiore trasparenza”.
“È un passo in avanti in più e serviranno anche ad accelerare una ricostruzione che ci auguriamo venga portata a termine in tempi rapidi”, ha concluso.



