CHIETI – La parola d’ordine per Umberto Di Primio è “nessun apparentamento”. In vista del ballottaggio di domenica 14 il sindaco di Chieti cercherà il sostegno dei sei candidati sindaci che non sono arrivati al secondo turno, tenterà di convincere il loro elettorato, ma certamente non farà apparentamenti.

Non ne farà perché, da un lato, non gli servono, dato che si sente sicuro della vittoria, e dall’altro perché non vuole togliere il posto ad alcuni consiglieri che rientrerebbero in Consiglio senza apparentamento e ne resterebbero fuori in caso contrario.

Il sindaco uscente ha convocato i giornalisti per l’analisi del voto e ne ha, ovviamente, approfittato per rilanciare le accuse contro l’avversario Luigi Febo, il campione di “un centrosinistra a corto di idee che ha bisogno di stampelle per reggersi in piedi”, in riferimento al possibile apparentamento con Bruno Di Paolo di Giustizia sociale, “che ha bisogno di chi parla al posto del proprio candidato sindaco che non è in grado di comunicare quello che vuole fare per la città”.

E dunque, semmai, l’apparentamento Di Primio lo vuole fare “con la gente, con un elettorato ancora da conquistare”.

I candidati sindaci del primo turno, comunque, li ha incontrati tutti, con la sola eccezione del candidato dell’Altra Chieti e di Sinistra ecologia libertà, Enrico Raimondi.

“A loro ho chiesto non di appoggiarmi, nel senso che non ho offerto poltrone, ma ho detto chiaramente che voglio costruire un programma che sia il più ampio possibile, che raccolga le migliori espressioni della città – ha svelato – E allora, perché no, io sono pronto a farmi paladino delle loro idee e dei loro progetti”.

“Su 57 sezioni, io ho vinto su 44 e nelle altre dove non ho vinto sono andato sotto di poco – l’analisi di Di Primio – Chi si spacciava di essere il sindaco di Chieti Scalo è stato smentito dai fatti. Questo vuol dire che tutta la città è con noi”.