PESCARA – Esattamente un anno fa, i cittadini di Pescara, Spoltore e Montesilvano venivano chiamati alle urne non solo per le elezioni regionali e per quelle comunali (non per Spoltore) ma anche per il referendum consultivo su ‘La Grande Pescara’.
L’idea della fusione in un’unica, grande area metropolitana dei tre Comuni era piaciuta al 64 per cento degli effettivi votanti; anche nella città di Spoltore che da subito si era dimostrata contraria.
Oggi Alessio Di Carlo, grande promotore della fusione e già candidato sindaco per la lista ‘La Grande Pescara’, inizia il suo sciopero della fame come ha annunciato da un paio di giorni e la sua non è una minaccia ma un vero e proprio appello alla correttezza, visto il silenzio sceso su un argomento che la Regione non ha mai più considerato dopo il referendum. Secondo i radicali abruzzesi, “è stato fatto volutamente”.
Come ha spiegato l’avvocato in protesta, Di Carlo, l’unico ad aver dato spazio all’argomento è l’attuale capogruppo in Consiglio regionale del Movimento 5 stelle, Riccardo Mercante, il quale ha presentato un progetto di legge; quanto chiedono i radicali è che il Consiglio regionale metta in calendario la discussione del progetto.
”Ho colto l’occasione della ricorrenza di un anno per mettere in atto la protesta, anche perché la gente vuole sapere e si aspetta delle risposte – spiega Di Carlo – non ho avuto modi di parlare con Carlo Costantini (ex consigliere dell’Italia dei valori, ndr), padre dell’idea, e nemmeno con Luciano D’Alfonso, ma spero che con questa protesta si possa almeno mettere in calendario il voto”.
”Anche se il Consiglio regionale sicuramente voterà contro – continua – sappiamo almeno che succederà qualcosa altrimenti passeranno 5 anni di totale oblio; la legge impone di votare, è una responsabilità politica, la loro”.
”Oltre questa protesta per tentare di riaccendere i riflettori sull’argomento, di sicuro sporgeremo querela perché c’è stata un’ampia partecipazione al referendum, il ‘sì’ ha vinto su tutti e tre i Comuni, a me sembra un messaggio chiaro e cioè alle persone interessa la fusione e non perdo la speranza, anzi spero che in molti, cittadini compresi, ci daranno una mano”, conclude Di Carlo.
”Chi viene eletto deve rispettare le normative – aggiunge Dario Boilini segretario dell’associazione Radicali Abruzzo – Esisteva un preciso iter procedurale che nel caso in cui il referendum avesse avuto successo doveva essere eseguito a partire dal presidente della Regione: l’iter, però, non è stato assolutamente eseguito quindi al di là del merito è un problema di metodo e di rispetto da parte della Regione e del suo maggior garante”.
”Il presidente ha fatto capire di essere assolutamente disinteressato – spiega – Il bravo politico poteva presentare nei tempi dovuti la proposta e poi lavorare come solo lui è capace di fare, per evitare che venisse presa in considerazione, questa è una cosa che non mi sarei mai aspettato da un bravo politico come lui”.
”D’Alfonso si è preso la responsabilità di non presentarla e solo percorrendo una strada giudiziaria forse potremo risolvere, ma non è la strada che preferisco”, conclude Boilini.






