L’AQUILA – “Siamo arrivate da fuori, con il furgone”. Parola di prostituta africana all’Aquila, L’Aquila terremotata, L’Aquila che per tre giorni ha visto quintuplicata la sua popolazione per l’88a Adunata nazionale degli alpini.

Lei è una di quelle di un tipo di “service” particolare, non ufficiale ma “necessario”, “perché tanti alpini vengono da noi per scopare, sono giovani, vanno a mille my friend!”.

“Abbiamo scopato pure in mezzo al bosco”, e il bosco sarebbe qualche albero e un po’ di verde al Parco del Sole, “vicino a quella chiesa gialla”, al secolo la basilica di Santa Maria di Collemaggio, racconta una delle giovani ragazze nere, che non vuole dire da dove viene.

Il fatto è che non ha tempo da perdere, il tempo è denaro, il sesso va stimolato con un impatto diretto, come hanno fatto le due di colore con chi scrive, in via Sant’Agostino, sotto il palazzo della vecchia sede della Provincia dell’Aquila.

“La polissia lo sa”, spara senza mezzi termini la fonte temporanea e volante, che s’è stirata ben bene per le penne nere (e non solo per quelle) e che ora ha bisogno di sistemarsi le scarpe eleganti, tacco alto ma non altissimo.

Le giuriamo che non abbiamo microfoni o telecamere nascosti, perché poi “si incazza qualcuno e te la fa pagare”.

La nera che un po’ si è fidata però la chiude qui e ricomincia la caccia all’uomo con cui far sesso.

Ma nel caos della penultima notte di adunata, per strada, o meglio, nel percorso di guerra che è (ancora) un pezzo grosso del centro storico terremotato, le fanfare in lontananza non silenziano i mugolii maschili e femminili che arrivano da dentro i palazzi diroccati.

Dovrebbero essere in tre, tre maschi più la nera in mezzo fan quattro. Lei gode con quel tono di voce che tende al roco, o forse all’opaco, tipico delle donne di colore. A uno dei tre maschiacci scappa una parolina in veneto, chissà se gli altri due sono pure loro del Norditalia.

Ma non finisce qui. Altro vicolo, piazza Duomo è lì a un passo, e di gente in festa ne contiene ancora tanta. Escono in due da una porticina di un altro palazzo diroccato, lei potrebbe essere dell’Europa dell’Est perché nel buio non ancora illuminato dalle luci della piazza le viene da dire “fatto subito” e la cadenza fa pensare a Russia o giù di lì.

Lui non ha il cappello da alpino, è vestito “figo”, roba da negozio costoso e sulla capoccia tonda non ha molti capelli. Intanto la festa impazza nel centro storico aquilano.

E a Sant’Agostino, come scritto su, le due nere che domandano se vuoi scopare.

Un signore di una certa età a pochi metri dalle ragazze si stiracchia sul sedile di dietro della sua macchina grande, forse lo hanno svegliato quelle due che ora ciarlano di Dio solo sa che cosa.

Resta da capire cosa avessero voglia di fare gli alpini che si davano il cambio per entrare in una delle ennesime porte, anzi, stavolta era una porticina, dell’ennesimo palazzo diroccato, a pochi metri da piazza Palazzo.