CHIETI – Scatta il recupero degli stipendi siderali elargiti indebitamente all’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale (Ater) di Chieti, l’ente divenuto tristemente famoso in passato per avere un direttore, Domenico Recchione, che prendeva un compenso doppio di quello del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama.

Situazioni su cui sono in corso due inchieste della magistratura: una su presunte tangenti pagate da imprenditori in cambio di appalti, l’altra, una costola, appunto sulla gestione allegra e gli stipendi d’oro.

Il commissario straordinario dell’ente, Antonella Gabini, ha dato infatti l’avvio al procedimento di annullamento degli atti con i quali sono stati concessi aumenti stipendiali ritenuti, oggi, illegali e che hanno portato all’incredibile cifra di oltre 400 mila euro annui per l’ex direttore, rimosso a seguito del commissariamento e della dichiarazione dello stato di dissesto, e quasi 200 mila per gli altri dirigenti.

Questo provvedimento, la deliberazione commissariale numero 20 dello scorso 13 maggio, è l’inizio dell’inevitabile recupero alle casse dell’ente che ipotizza anche possibili azioni di sequestri conservativi per la “ripetizione” dell’indebito, ossia la restituzione di quanto percepito senza averne diritto.

La Gabini cita l’incarico “di verifica e ricognizione degli emolumenti corrisposti dall’Ater di Chieti ai propri tre dirigenti e al direttore per accertare la sussistenza di eventuali differenze rispetto a quanto dovuto in base ai contratti o accordi nazionali-integrativi”, ma anche “l’incarico di consulenza a legale esterno per l’acquisizione di relativo parere legale”.

La consulenza ha portato a un parere pro-veritate depositato il 26 marzo scorso dal quale, spiega la Gabini, “emergono chiari profili di irregolarità che rendoino illegittime in gran parte le delibere, note, atti che hanno determinato il trattamento economico dei dirigenti”.

Per colmo di sorte, “successivamente alla richiesta del parere e della relazione citati, sono emerse ulteriori erogazioni in favore del direttore e dei dirigenti che appaiono in contrasto con quanto previsto” dalla normativa regionale, “oltre che sprovvisti di idonea copertura finanziaria e di idoneo provvedimento di attribuzione”.

Ecco perché, conclude la Gabini, “si impone la necessità di annullare gli atti” e cita 8 delibere, 3 note, 2 contratti e 2 verbali di accordo sindacale.

Il commissario dispone “di dare mandato al direttore (Giuseppina Di Tella, ndr) di comunicare al direttore cessato (Recchione, ndr) e ai tre dirigenti l’avvio del procedimento” di annullamento dei vari provvedimenti “nonché per procedere, comunque, alla ripetizione dei trattamenti indebitamente percepiti”.

Inoltre, l’Ater delibera di assegnare ai tre un termine di 15 giorni “per presentare eventuali memorie e deduzioni”.

Infine, viene fatto slittare il termine di sospensione dell’efficacia e dell’esecuzione di tutti quegli atti alla conclusione del procedimento di annullamento.