L’AQUILA – Cambiano il quadro demografico e le attività economiche nel comune dell’Aquila.
È quanto è emerso dall’indagine del Centro regionale di studi e ricerche economico-sociali a seguito del devastante sisma, che ha colpito il capoluogo abruzzese nella tragica notte del 6 aprile.
Nel 2010 7.198 unità locali, pari al 46per cento di tutto il cratere, sono iscritte al registro imprese, con una crescita, rispetto il 2008 di oltre 700 unità.
Ad assorbire un quarto del totale sono le costruzioni, che hanno superato 1.600 unità, mentre solo 31 appartengono al comparto manifatturiero.
Sono 233 le attività commerciali e i pubblici esercizi, delle circa 800 unità locali, che risultano rilocalizzate nella periferia del capoluogo terremotato.
Attualmente sono 13 le attività ripartite nel centro storico, mentre circa 100 esercizi, prima del sisma localizzati nel cuore dell’Aquila, hanno ripreso le proprie attività grazie al sub ingresso.
Prima del devastante terremoto l’economia del centro storico aquilano rappresentata circa il 30per cento del valore aggiunto totale del comune dell’Aquila.
Per l’Inps nei comuni del cratere alla fine del 2010 operavano circa 13mila imprese, l’8per cento in più rispetto a due anni prima. In controtendenza con il resto della Regione, che ha visto una diminuzione del 3per cento, le imprese industriali nel cratere sono aumentate del 19,5per cento.
È rimasto sostanzialmente stabile, tra il 2008 e il 2010, il numero degli addetti, frutto del lavoro autonomo che si è contrapposto a una contrazione del lavoro dipendente.
A differenza del resto della regione, che si è consolidato, il peso del terziario risulta essersi notevolmente ridotto, dal 27per cento del 2008 al 23per cento del 2010.
Continua lo spopolamento e l’invecchiamento a seguito del terremoto, al primo gennaio del 2009 i residenti erano 144.415 unità, pari all’11per cento della popolazione regionale e allo 0,2per cento di quella nazionale.
Il quadro della situazione del cratere si inserisce nella recente situazione dell’intera regione, caratterizzata da lievi segnali di ripresa che ha coinvolto maggiormente le grandi imprese, capaci di “aprirsi” alle nuove tecnologie.
Hanno assunto un peso importante le esportazioni.
I livelli produttivi dal -12per cento del 2009 sono risultati al 12per cento nel 2011.






