PESCARA – “Quaranta mesi sono tanti, ho avuto la percezione che si sia trattata di un’indagine allungata e spintonata. In questi 40 mesi è accaduto di tutto. È accaduto ad esempio che un contrattualizzato dello Stato, proveniente dalla guardia di finanza, ha insediato almeno in questo tempo nuovo, una economia dello spiffero, del far sapere, del far intuire, dell’estendere fuori delle mura della riservatezza, la segretezza delle indagini giudiziarie, su quello che lui magari apprendeva durante il suo lavoro specifico”.
E’ un passaggio della prima intervista pubblicata dal deputato del Partito democratico, Luciano D’Alfonso, ex presidente della Regione, sulla inchiesta della procura della Repubblica di Pescara sul presunti illeciti nella sanità pescarese e chietina.
“Quando ho appreso questo ho subito reso conosciuto all’autorità giudiziaria ciò che stava accadendo. E mi risulta pertanto in tabulas che ci sia stata attività di indagine e poi anche una sentenza di primo grado che ha condannato quella condotta”, aggiunge D’Alfonso.
E commenta: “è curioso che in questa indagine, delle persone siano rimaste impigliate perché avrebbero rivelato segreti istruttori. Ma se c’è una persona esterna che fa queste rivelazioni significa che c’è una persona interna che le ha messe in circolazione. Ma si può pensare che ci siano dei contrattualizzati dello Stato che la domenica invece di stare a casa a riposarsi, a leggere un libro, vanno invece a sbirciare chi sono intercettati e quali sono le intercettazioni magari se riguardanti i colletti bianchi o figure dell’economia che potrebbero essere dei polli da fare girare in un arrosto. “Ecco perché dico che a Pescara c’è una quinta economia, l’economia dello spiffero. Quella di far conoscere alcune cose in cambio magari di convenienze”.
“C’è stato poi un altro episodio curioso, che ha sempre generato un’iniziativa sempre da parte mia.
Un poliziotto, mi dicono non più ora nella squadra mobile, ha cercato in tutti i modi di coinvolgermi nella vicenda di questo procedimento giudiziario, è andato a scrutare nei telefonini se ci potevano essere collegamenti sui temi riguardanti l’indagine. Io subito dichiarato, che il mio telefonino è a disposizione. Non ci saranno garanzie parlamentari che metteranno il mio telefonino al riparo da esigenze conoscitive”.






