L’AQUILA – Due intense giornate di lavoro, sabato e domenica, per Luigi Labonia, commercialista calabrese nominato dal tribunale di Roma curatore fallimentare della società Edimo Spa, una delle aziende del gruppo Edimo dell’Aquila, specializzato nelle grandi realizzazioni industriali.
La società è stata dichiarata fallita lo scorso 19 febbraio dopo un’istanza accolta della società Wilsider, fornitore di acciaio, per tramite dell’assicurazione Siac che ha saldato l’azienda, che aveva il credito assicurato, e ha proseguito la procedura fallimentare, e alla fine il giudice ha dato ragione alla compagnia assicurativa.
Due giornata convulse fatte di riunioni febbrili per dare un futuro produttivo e occupazionale a un gruppo storico che dà lavoro diretto a circa 400 persone, che con l’ indotto aumentano considerevolmente.
Secondo quanto si è appreso, l’azienda potrebbe presentare un reclamo, cioè un’istanza per revocare il fallimento, nel quale far emergere una realtà non certo da fallimento.
Da sabato mattina Labonia ha visitato l’insediamento produttivo e la palazzina uffici in località Varranoni nel nucleo industriale di Poggio Picenze (L’Aquila), prima di cominciare l’esame delle carte contabili della società.
Un esame serrato che è proseguito anche oggi, a dispetto della giornata festiva, visto che domani è previsto un primo incontro a Roma per relazionare il giudice sulla situazione e le prospettive.
Intanto, secondo quanto si è appreso, gli accadimenti che hanno portato al fallimento della Edimo Spa, un epilogo che fa preoccupare per il futuro lavorativo dello storico gruppo, avrebbe dell’incredibile.
In primis, perché la Wilsider avrebbe un mancato pagamento di circa 50 mila euro, un importo da considerarsi esiguo rispetto al volume d’affari della Spa aquilana.
Ma anche e soprattutto perché, incredibilmente, l’azienda non avrebbe fatto opposizione in quanto la Pec (posta elettronica certificata) inviata dal tribunale fallimentare per un fatale errore non sarebbe stata vista, tanto da causare la mancata difesa.
Per questo la sentenza sarebbe stata una drammatica doccia fredda.
Solo per fare un esempio a dimostrazione che nessuno attendeva un verdetto così grave, il 16 febbraio scorso, tre giorni prima del fallimento, era stata corrisposta una mensilità ai dipendenti e onorati dei pagamenti nei confronti di fornitori per circa 1,5 milioni di euro.
La Edimo Spa era amministrata dall’imprenditore Antonello Taddei, uno dei tre figli del patron del gruppo, Carlo.
Qualche settimana fa, l’azienda aveva aperto la procedura di mobilità per 45 dei 115 dipendenti.
Nato nel 1969, il gruppo Edimo, impegnato, tra l’altro, nella ricostruzione post-sisma del 6 aprile 2009 all’Aquila e nei comuni del “cratere”, non senza difficoltà, sta affrontando la crisi che attanaglia il settore con una ristrutturazione finanziaria e organizzativa.
Nella settimana che inizia domani sono attese anche le azioni annunciate da politici e sindacati con la convocazione di un tavolo da parte del vice presidente della Giunta regionale, Giovanni Lolli. (alb.or. – b.s.)
Oltre 60 lavoratori della fallita Edimo Spa si sono riuniti prima davanti ai cancelli dell’azienda e poi nei locali della mensa all’interno dell’insediamento produttivo in località Varranoni, nel nucleo industriale di Poggio Picenze (L’Aquila).
I lavoratori hanno incontrato i rappresentati dei sindacati per capire la situazione e per studiare le prossime mosse.
“Dobbiamo sottolineare l’ennesimo fallimento in questa zona – ha spiegato ad AbruzzoWeb Gino Mattuccilli della segreteria Fim Cisl – In questo momento i lavoratori interessati da questa vicenda sono 120, ma è bene ricordare che la Edimo Spa controlla il 98% delle altre società del gruppo. Per questo stiamo lavorando, non solo per aiutare i lavoratori, ma anche per evitare l’effetto domino”.
Dopo la dichiarazione di fallimento, tutte le decisioni che riguardano i lavoratori dell’azienda saranno prese dal curatore fallimentare Luigi Labonia.
“Per quanto riguarda i 120 lavoratori stiamo tentando un approccio con il curatore fallimentare per capire come si vuole muovere. Da quando è stato dichiarato il fallimento questi lavoratori sono diventati dipendenti a carico del curatore”, prosegue l’esponente sindacale.
“Spetterà a lui, infatti – ha continuato Mattuccilli – decidere se mettere questi lavoratori in mobilità o se riavviare alcuni lavori che a oggi sono sospesi. La ripresa di questi lavori permetterebbe di far entrare soldi”.
Dei 120 lavoratori interessati da questa vicenda 45 erano già in cassa integrazione. “La Cig di questi lavoratori, però, finirà il 10 marzo – ha spiegato ancora – e dall’11 anche loro risulteranno come dipendenti del curatore fallimentare”.
Nella mattinata di oggi Labonia e la proprietà della Edimo sono andati a Roma per parlare con il giudice fallimentare. Sempre in settimana è previsto un incontro in Regione Abruzzo.
“Probabilmente venerdì mattina sarà aperto un tavolo in Regione con il vice presidente della Giunta Giovanni Lolli che oggi ha incontrato la proprietà. L’incontro con le istituzioni sarà importantissimo – ha concluso Mattuccilli – per questo abbiamo invitato anche i lavoratori a partecipare”.
“RISCHIO EFFETTO-DOMINO PER 430 LAVORATORI”
“Il rischio reale – ha poi dichiarato Mattuccilli in una nota – è che saltino 430 posti di lavoro. La proprietà ha spiegato chiaramente, nella riunione odierna, che la Edimo spa detiene il 98 per cento delle quote azionarie dell’intero gruppo. Il fallimento della stessa porterà, per l’effetto domino, pesantissime ripercussioni su tutte le altre società del gruppo, con 430 lavoratori a rischio licenziamento. Abbiamo chiesto e ottenuto un incontro immediato con la Regione per capire quali sono le possibilità di intervento”.
Una seconda riunione è stata fissata per venerdì 6 marzo, nella sede della Regione. “I lavoratori saranno nuovamente presenti per far sentire la loro voce – ha annunciato Mattuccilli – siamo di fronte all’ennesimo disastro occupazionale, un fallimento non solo di un’azienda, ma dell’intera città”.
DI NATALE (CISL): “SCONGIURARE UN’EMORRAGIA”
“La Edimo rappresenta una delle grandi realtà del territorio – sottolinea Pietro Di Natale, segretario regionale Filca- Cisl – la chiusura a catena di aziende di tutte le dimensioni non può essere più affrontata come singola vertenza. Occorre che il territorio predisponga adeguati strumenti di controllo, verifica, tutela e intervento a sostegno della imprese locali e della manodopera per evitare un’emorragia occupazionale che coinvolge migliaia di famiglie”.
“La perdita di 120 posti di lavoro, che rischiano di salire in tempi brevissimi a 430, è un peso socio-economico che il comprensorio aquilano non può sostenere”, ha concluso.



