L’AQUILA – Africa Take Away.
Così Lorenzo Attianese, giovane cronista Ansa, ha titolato la sua inchiesta, spaventosa, sul traffico di organi.
E hai voglia a sforzarti a trovare la dignità dove è stata uccisa.
Non c’è. Non può esserci. Africa Take Away. Come un fast food, il fast food del mondo. Che in crisi economiche feroci, diventa l’unica possibilità di cibarsi.
L’essere umano come fosse un panino, come pezzo di carne da sbranare, sfruttare, utilizzare.
Il mercato. Solo e soltanto il mercato, nulla più. Guardami, valutami, toccami, affittami, comprami, fammi fuori. Come nei rapporti umani, tutti.
Africa Take Away. La dimostrazione nuda e cruda della scomparsa di ogni valore, pur sbilenco e a volte flebile, nella società in cui viviamo.
Tagliamo corto: se si arriva a tollerare il traffico di organi, o a definirlo leggenda, se si guarda altrove, pure un muro nero, da qualche parte il disastro deve essere pur cominciato.
“Mi sono gettato in questa inchiesta perché non mi sono fidato della verità ufficiale sulle donazioni – spiega Attianese ad AbruzzoWeb – avendo sentito sempre di una mancanza cronica di organi. Va sfatato un mito, io stesso ho messo mano a un tema così difficile perché volevo che si smettesse di credere al traffico di organi come fosse una leggenda metropolitana. Esiste, esisteva, non si scappa. E attenzione, non è che si può ridurre tutto a una botta in testa e al risveglio con cicatrice sulla schiena”.
“E nei momenti di crisi economica – Attianese comincia a picchiare più forte – il fenomeno aumenta. Più delle mutande, ci togliamo gli organi”.
Com’è nata la sua inchiesta ufficialmente?
Da un’ordinanza della Procura della Repubblica di Roma della fine della scorsa estate, in cui si legge di profughi che pagherebbero il viaggio non coi soldi, ma con gli organi. È un fenomeno che ha varie sfaccettature, anche se quello dei migranti fa restare senza parole, è vero. Poi c’è anche un mercato più criminale, quello del Sinai, situazioni da guerra civile. Lì vengono rastrellate delle persone e se non si può pagare il riscatto, scatta la vendita degli organi.
Il primo mondo è coinvolto. È dentro questa storia con tutte le scarpe.
Quando si parla di profughi, non possiamo riferirci soltanto a quelli via mare, ai disperati sui barconi. Un profugo è un migrante, una persona costretta a lasciare casa per andare a cercare fortuna nel mondo ricco. Negli Stati Uniti ci si può vendere un organo per varie necessità. Negli Stati Uniti, il primo mondo. È assurdo, è crudele, ma il traffico di organi avviene nella maggior parte dei casi da quelle parti. Per non parlare del “bacino” di clienti in Israele.
Giacca e cravatta. Valigetta al seguito. Contratti, parcelle. Insomma, ci sono anche i broker. Sembra, la loro, una funzione vitale.
Il venditore non è che lo vende così, il pezzo di corpo. Tocca ai broker andare alla ricerca di persone povere, bussano alle loro porte e con un grande lavoro psicologico, le convincono a vendere. A quel punto, si mettono in contatto con i richiedenti, ovviamente benestanti ma non necessariamente ricchi.
Qui scatta il resto del mercato delle vacche di cui sopra.
I compratori vogliono incontrare i venditori. Come a un qualunque mercato ‘a vivo’. E lì si entra in una situazione credo grottesca. Ho citato nell’inchiesta una vera esperta del fenomeno, che gira il mondo e personalmente ‘pesca’ le vittime, parla con loro, sia con i compratori che con i venditori. Non solo. In sud Africa, c’era una clinica che si occupava, da clinica, delle operazioni.
Il fenomeno in Europa?
Prendiamo le cliniche? Non ci sono casi accertati in questo senso. Ma, più in generale, non si ha una conoscenza vera della questione. Il fenomeno esiste sicuramente negli Usa, è accertato. In Europa, comunque, i broker che fanno da tramite esistono eccome. Credo che l’Europa possa funzionare come una testa di ponte. Una zona di collegamento tra il mondo povero e il mondo ricco, una terra di mezzo, la zona cuscinetto. I broker lavorano per collegare i contatti al di fuori dell’Europa, dal Sud Africa, all’India, agli Stati Uniti. Le richieste aumentano, ma l’offerta non è mai alta, perché la popolazione media invecchia e si ammala facilmente.
La politica, le istituzioni? Dormono?
Roberto Maroni anni fa ne parlò, tirando in ballo la scomparsa dei bambini che potrebbe essere collegata a questo fenomeno, ci fu un’indagine dei Ros che però non portò ad arresti. Il sindaco di Roma Ignazio Marino, si è rivolto a Papa Francesco insieme ad alcuni chirurghi, ma non si è andati oltre una condanna morale. È un crimine, questo non bisogna scordarlo. E può riguardare tutti noi. Non soltanto i migranti che vediamo in tv o nelle strade delle nostre città. Senza più soldi, le persone possono prostituirsi, delinquere, camminare sulle strade peggiori fino ad arrivare a cedere un pezzo del proprio corpo. Un crimine. Un vero crimine.
L’inchiesta è disponibile all’indirizzo internet http://www.ansa.it/sito/notizie/magazine/numeri/2014/10/10/africa-take-away_9037661f-41a5-4e68-9ebf-686a1486678c.html






