L’AQUILA – Nasce la Rete oncologica della Asl provinciale dell’Aquila, la prima in Regione, destinata a segnare una svolta sul territorio in chiave anti-tumori: visite e controlli si sposteranno nel distretto sanitario e il paziente farà terapia a casa (per lo più per via orale) e solo se necessario si ricorrerà all’ospedale.

Il nuovo corso è incentrato su un innovativo modello di assistenza oncologica, assicurata tramite un’azione integrata distretto-ospedale-Adi (assistenza domiciliare) e hospice per le cure palliative.

Obiettivo: rendere più efficienti ed omogenee, sul  territorio, prevenzione e cura, portandole il più vicino possibile al luogo di residenza del paziente, con terapie personalizzate.

Previste cure con i cosiddetti farmaci “intelligenti” e per la prevenzione esame del dna per chi è a rischio per effetto della familiarità.

Il primo passo di questo ambizioso progetto da completare entro il 2017 è stato compiuto durante lo scorso mese di ottobre. 

È stata infatti istituita l’Unità semplice dipartimentale territoriale, coordinata dal prof. Enrico Ricevuto.

La neonata struttura, incaricata di dare un ‘taglio’ marcatamente territoriale all’assistenza oncologica, è collocata all’interno dell’ospedale San Salvatore.

L’Unità territoriale ha seguito 255 malati con tipi di cancro che hanno una più alta incidenza, prevalentemente neoplasie gastrointestinali, della mammella, del polmone, genito-urinari e cerebrali.

In questa fase di avvio del progetto è stata analizzata la ‘dispersione’ territoriale dei 255 pazienti esaminati: la metà è di L’Aquila e dintorni, il resto proviene dalla Marsica e da Sulmona, oltre che da altre Asl abruzzesi e dal Lazio.

È prevista l’attivazione di almeno un ambulatorio nelle diverse aree della provincia: L’Aquila, Marsica (nei presìdi territoriali di assistenza di Tagliacozzo e Pescina) e Sulmona.

Gli ambulatori  in cui si farà prevenzione (visite e controlli) e verranno prescritti i percorsi terapeutici avranno un oncologo e un infermiere dedicato, che si occuperanno cioè di una determinata patologia tumorale. Una strategia in piena sintonia con i dati, elaborati nel mese di ‘osservazione’, da cui si evince che sono due i tipi di neoplasie più diffusi: colon retto e mammella- su cui sviluppare il programma oncologico territoriale.

Le terapie a domicilio saranno possibili grazie ai cosiddetti farmaci ‘intelligenti’, prodotti biotecnologici (in forma di compresse), creati in laboratorio e assunti per via orale. Le cure personalizzate sul paziente saranno possibili grazie a diagnosi sul Dna (tramite biomarcatori), fatte con prelievo di sangue nei pazienti, già affetti dai vari tipi di neoplasie o a rischio tumori.

La nascita della rete oncologica si accompagnerà alla creazione di un registro dei tumori che in regione attualmente non esiste.