CHIETI – Clima incandescente e caos generale lungo il tracciato dell’elettrodotto da 380 chilovolt che Terna sta cominciando a realizzare insieme ad Abruzzo energia spa e che attraverserà per 70 chilometri 16 comuni teatini e pescaresi, collegando la stazione elettrica di Villanova con la centrale termoelettrica di Gissi.
Un’opera considerata “strategica” dal governo, facente parte della nuova dorsale energetica adriatica, ma che continua ad incontrare la durissima opposizione di tanti cittadini ed ora anche di quelle amministrazioni comunali che stanno facendo dietrofront rispetto ai protocolli d’intesa con cui, a partire dal 2011, hanno dato il via libera al passaggio sul loro territorio dell’elettrodotto, in cambio di compensazioni economiche che ammontano complessivamente a 13,3 milioni di euro.
Comuni spinti oggi al ripensamento dall’opposizione dei cittadini, preoccupati per i potenziali rischi alla salute determinati dall’inquinamento elettromagnetico.
Sono centinaia i proprietari che protestano per espropri pagati con cifre definite irrisorie e per la svalutazione fondiaria e immobiliare delle proprietà interessate dal tracciato dell’elettrodotto.
Le assemblee si moltiplicano e domenica scorsa a Fara Filiorum Petri, in provincia di Chieti, erano centinaia i cittadini a promettere battaglia in attesa che venga convocato il tavolo intorno a cui l’11 novembre prossimo siederanno il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, i rappresentanti di Terna ed Abruzzo energia spa, amministratori locali ed i portavoce dei comitati cittadini.
Incontro, sottolinea Antonella La Morgia del Comitato ambiente salute e territorio (Cast) che “si doveva tenere proprio oggi. ma che poi è slittato secondo noi in modo non casuale, perché con dieci giorni in più a disposizione Terna potrà sedersi al tavolo con un numero maggiore di espropri portati a termine, ed i lavori ad uno stadio ancora più avanzato. In tal modo, avrà ancora di più il coltello dalla parte del manico. Appare infatti inverosimile – insinua La Morgia – che una grande azienda come Terna non abbia trovato per quella data, questa la giustificazione ufficiale della richiesta di rinvio, un suo rappresentante libero e disponibile”.
I lavori per la messa a dimora dei piloni intanto sono cominciati, in particolare nei comuni di Filetto e Guardiagrele, nel Chietino, dove i proprietari dei terreni si sono già accordati preventivamente sull’esproprio e dove le amministrazioni, con il protocollo d’intesa sottoscritto con Abruzzo Energia, hanno ottenuto una modifica del tracciato e compensazioni economiche ritenute congrue, e dove si è pragmaticamente favorevoli alla realizzazione dell’elettrodotto, considerata oramai ad un punto di non ritorno.
“Abbiamo ottenuto – spiega il sindaco di Guardiagrele, Sandro Salvi – che la linea del tracciato, che attraversa il nostro territorio per 6,5 chilometri, fosse spostata in zone non abitate ad una distanza minima di 160 metri dall’abitazione più vicina. Appare fuori tempo e fuori luogo parlare di inquinamento e di danni a pascoli e colture sul nostro territorio a causa di questa opera – sottolinea il sindaco – mentre ci sono elettrodotti che attraversano paesi e città da molti anni, compreso il centro di Guardiagrele, e mentre ci sono impianti fotovoltaici ovunque. Tra l’altro, senza che ciò sia di primaria importanza, bisogna sapere che il ristoro economico di 900 mila euro ha permesso di finanziare opere di pubblica utilità a beneficio della cittadinanza”.
Non sarà però una passeggiata per Terna innalzare tutti i 139 piloni dell’elettrodotto, alti 75 metri. Lungo il tracciato, altri Comuni che avevano inizialmente sottoscritto protocolli ci stanno infatti ripensando.
Apripista è Orsogna, che ha già approvato la procedura di annullamento del protocollo d’intesa rinunciando alla compensazione di 60 mila euro, pattuita nel 2012 dalla precedente amministrazione.
Ad Orsoga ha fatto seguito il Comune di Casalincontrada.
Petizioni popolari in altri Comuni intendono costringere le amministrazioni a fare la stessa scelta.
I Comuni di Lanciano, Castel Frentano e Paglieta, contrari della prima ora all’elettrodotto, hanno invece presentato ricorso al Tar Lazio contro il decreto del gennaio 2013 che ha dato il via libera all’opera.
Ci sono poi tanti proprietari che nell’incontro di Fara Filiorum Petri hanno annunciato la loro ferma intenzione di opporsi agli espropri dei terreni ed intendono opporsi alla occupazione temporanea per l’esecuzione dei lavori con ogni mezzo che la legge gli mette a disposizione.
“Le somme offerte – spiega il perito Antonio Di Pasquale, che assiste molti di questi proprietari – non sono proporzionate all’entità del danno della servitù coattiva. Basti citare un esempio: ad un cittadino di Filetto è stato recapitato un decreto di occupazione temporanea del suo terreno di 118 metri quadri, dove ha un vigneto, vedendosi riconoscere l’indennità di 0,05 euro al giorno, cioè la miseria 100 delle vecchie lire al giorno, tenendo anche conto che il suo vigneto sarà probabilmente compromesso”.
Inoltre i Comuni, sostiene ancora di Pasquale, “hanno accettato denaro a fronte della compensazione ambientale ma calcolando le varie situazioni di danno derivante dalla diminuzione del valore reale e commerciale delle proprietà e degli immobili prossimi alla linea, quei denari sono ben inferiori alla stima di 105 milioni di euro di danni a carico dei cittadini”.






