L’AQUILA – “Per il momento di difficoltà italiano, europeo e mondiale per la ricostruzione dell’Aquila non ci sono risorse, è difficile portare avanti progetti”.
Così l’allenatore della nazionale di calcio russa Fabio Capello, all’Aquila per ricevere il premio “Socrates Parresiastes 2014”, interrogato su come vede la ricostruzione post-sisma del capoluogo abruzzese.
“Bisogna cercare di focalizzarsi su qualcosa di importante e cercare di portarlo avanti”, ha aggiunto.
Capello in particolare ha spiegato di aver “visto le cose che ha fatto il sindaco per i giovani e per lo sport, la pista di atletica, il progetto per un campo da rugby e gli ho fatto i complimenti, io sono un uomo di sport e mi fa piacere”.
L’allenatore friulano ha ricevuto il premio dall’associazione culturale “Confraternita dei Devoti di Sant’Agnese”, evento finito anche in diretta tv su Sportitalia, per il suo parlare franco: riconoscimento consegnato dal sindaco, Massimo Cialente, peraltro interista, guardaspallato dal presidente dei Devoti Angelo De Nicola e il predecessore Tommaso Ceddia, che hanno raccontato all’ospite la tradizione popolare solo aquilana del 21 gennaio e della festa della maldicenza di Sant’Agnese, da cui si è originato tutto.
Gran cerimoniere il nuovo segretario generale del premio, lo storico corrispondente Rai da Londra Antonio Caprarica, che proprio nella Capitale inglese ha conosciuto mister Capello. Non era l’unico cronista, Riccardo Cucchi di Rai e Alessandra Bocci della Gazzetta dello Sport erano sul palco mentre l’aquilano Aurelio Capaldi ha intervistato a lungo l’allenatore.
“Pensa la verità, ragiona con sapienza, dice il vero autorevolmente, parla con saggezza, franchezza e coraggio, agisce secondo verità”, la targa con la motivazione del premio.
E Don Fabio, come lo chiamavano al Real Madrid, ha tenuto fede allo spirito dell’evento! Come quando, parlando di una società dove comandavano gli ultrà “di professione”, ha fatto ghignare il pubblico, “tanto per non fare nomi, è la Lazio, sennò il premio che me lo date a fare?”.
O come quando ha spiegato sibillino la differenza tra la Juventus e la Roma, che ha allenato entrambe: “Si tratta della mentalità vincente, come al Real Madrid: lì dal custode allo chef tutti vogliono essere i migliori del mondo. La Juve ha questa mentalità”, la Roma evidentemente no il sottinteso.
Anche se poi, in un contesto più riservato del premio, al cronista poi Capello ha evitato di commentare le parole di Pavel Nedved su Francesco Totti.
Interminabile la sequela degli omaggi ricevuti oltre alla targa del premio: una maglietta dell’Aquila Rugby che lo sconfisse quando era manager della Polisportiva Mediolanum con interessi anche nella palla ovale, consegnata da Serafino Ghizzoni.
“Il rugby è stato lo sport che mi è piaciuto di più per la serietà: tra i giocatori c’è rispetto per gli avversari e per l’arbitro, in campo se le danno di santa ragione, poi finisce la partita e inizia il terzo tempo”, l’omaggio della palla rotonda a quella ovale.
Ma c’era anche L’Aquila Calcio, tutta la rosa della prima squadra e i ragazzi delle giovanili capitanati dal presidente del club, Corrado Chiodi.
Ancora, la maglia del gruppo di azione civica “Jemo ‘nnanzi”, con soprannome personalizzato “Ju geometra”, versione aquilanizzata di quello che Capello aveva in campo.
“Vorremmo che portasse la nostra riconsocenza al popolo russo che sta ricostruendo palazzo Ardinghelli”, gli ha giustamente ricordato Cesare Ianni, invito accolto.
A donare è stato l’ospite, invece, a uno degli organizzatori, il noto pediatra Teobaldo Cinque, una maglia della nazionale russa con il numero simbolo dell’Aquila, il 99, e il cognome del tecnico, in memoria dei giovani nipotini Davide e Matteo, morti tra le macerie a seguito della scossa.
Questa la conclusione dell’evento, seguito poi da una rapida conviviale a buffet al quinto piano dell’hotel Canadian. Tra un raviolo e un pezzetto di pizza, Capello ha intrattenuto la platea con qualche aneddoto.
Dal talento di Antonio Cassano e Mario Balotelli (“Solo io potevo salvarlo? Non lo so”) a Clarence Seedorf il professore, “Sindaco, se viene qui ti spiega come fare il tuo lavoro” ha detto divertito a Cialente, accompagnato dal figlio, fino a Zlatan Ibrahimovic, “Prima più che le porte spaccava i vetri della palestra del campo d’allenamento, gli facevo vedere i movimenti di Van Basten per fargli capire come doveva fare”.
Juventus-Roma “è stata una partita non bella sotto molti aspetti, in particolare per le polemiche post e soprattutto durante”.
Tra le due “la differenza è nell’abitudine a vincere. Ci sono squadre dove tu vai e respiri la mentalità vincente. La Juventus ha questa mentalità”.
A parlare è il tecnico che ha allenato entrambi i club, Fabio Capello, premiato all’Aquila con il ‘Socrates Parresiastes 2014’, per il suo parlare con franchezza.
E, sul suo presente, ma soprattutto sul suo futuro come ct della nazionale russa, dopo l’1-1 con la Moldova, valido per la qualificazione a Euro 2016, per il quale, secondo i media russi sarebbe stato chiamato a ‘rapporto’ dal ministro dello Sport, Vitali Mutko, taglia corto: “Io e il ministro dello Sport ci vediamo sempre, perché è lui che mi ha scelto. Fa molto rumore ogni volta che succede, ma era già stato tutto previsto, non dipende da una singola partita”.
Capello analizza il campionato italiano. La corsa Scudetto non è più quella di una volta.
“Quando allenavo il Milan c’erano sette squadre a giocarselo, perché c’erano certi presidenti. Oggi sono rimaste Roma, Juve e Napoli. Le altre competono”.
E sottolinea: “Il livello dei giocatori del campionato italiano si è abbassato. Se ti alleni con un grande impari e migliori. Oggi non avendo più nelle rose grandi giocatori, si copia un livello mediocre”.
All’estero, fa notare ancora il tecnico, “le squadre con più soldi possono acquistare i più bravi e acquisire una mentalità vincente”.
Come elemento positivo, Capello riconosce che “in questa crisi di risorse siamo stati bravi a cercare giovani stranieri bravi. Un solo grande è arrivato, Tevez”.
Quindi la tecnologia. Capello promuove l’uso degli strumenti moderni per evitare i cosiddetti ‘gol fantasma’ e i fuorigioco durante le partite.
Un nervo scoperto per lui, che al Mondiale in Sudafrica (2010), quando allenava l’Inghilterra, si vide negare una rete di Lampard (contro la Germania) perché sfuggita alla terna arbitrale.
“Sarebbe ora che riuscissimo a portare avanti il discorso della tecnologia, si eviterebbero tanti episodi che servono solo a far discutere ed aiutano voi giornalisti ad avere qualcosa da dire”.
Tra i temi toccati dal ct della Russia anche quello della violenza: “In Italia, a differenza dell’Inghilterra, allo stadio si va alla guerra. Per questo non si portano i bambini, perché sono gli ultrà che decidono”.
“Ci sono state curve di alcune squadre, la Lazio tanto per non fare nomi – conclude – che gestivano merchandising e biglietti. Gli ultrà non andavano a lavorare, ma facevano il mestiere degli ultrà”.



