L’AQUILA – Sarà attivo entro il prossimo autunno l’impianto di trattamento delle macerie localizzato nel Comune di Barisciano (L’Aquila).

Ad annunciarlo è l’assessore all’ambiente del Comune dell’Aquila Alfredo Moroni che spiega anche come “la quantità di materiali derivanti dai crolli raccolti sia dieci volte inferiore alla quantità che sarà necessario rimuovere in vista della ricostruzione pesante”.

Un andamento lento, insomma, per la questione macerie nonostante l’individuazione di un soggetto attuatore prefigurata dall’ordinanza 3923 del febbraio scorso: un documento che per Moroni va modificato

“Attualmente, con i mezzi e gli uomini che abbiamo a disposizione – spiega – riusciamo a muovere una quantità di macerie che si aggira attorno alle 250 tonnellate al giorno. E non è partita la ricostruzione pesante: dobbiamo organizzarci perchè una volta iniziati i cantieri sarà necessario trasportarne almeno 2500 quotidianamente, cioè dieci volte in più, per non interrompere la filiera delle demolizioni, della rimozione e della ricostruzione”.

“E’ necessario, a mio avviso, – aggiunge – modificare l’Opcm 3923, fornendo all’Asm (la società municipalizzata che si occupa di ambiente e trattamento delle macerie) gli strumenti che le consentano di essere ancora più incisiva nella sua opera, e, soprattutto, fare in modo che il Comune dell’Aquila e gli altri centri del cratere siano i protagonisti delle scelte e delle decisioni in relazione agli interventi da operare su questa delicata materia”.

Altro punto nodale per lo sblocco dell’impasse è quello relativo ai siti di stoccaggio e deposito temporaneo:
“Attualmente possiamo contare solamente sull’ex Teges a Bazzano (L’Aquila). Ma posso dire che entro ottobre, comunque per l’autunno, sarà pronto anche il sito di Barisciano (L’Aquila). In quel Comune il sindaco, Francesco Di Paolo, è stato nominato soggetto attuatore e sta ben lavorando. Ma bisogna predisporre l’intera area, allestirla, recuperare un anno di blocco che ha rallentato tutto”.

Necessario, infine, un potenziamento del personale Asm, nonché dei mezzi, compresi quelli dei Vigili del fuoco e dell’esercito.

“Non si può lavorare su due linee di attività – chiosa Moroni – è troppo poco. Una volta iniziati i lavori per la ricostruzione pesante ne serviranno almeno dieci, quindi più personale e più mezzi. Stiamo valutando l’opportunità di impiegare altri dipendenti, se sarà necessario, attualmente impiegati in altri settori e aziende (tipo il centro turistico del Gran Sasso), ma se l’Asm avesse gli strumenti, oltre all’ipotesi degli interinali, non è detto che non si possa addirittura ricorrere a dei contratti a tempo indeterminato”. (g.a.)