PESCARA – La marineria pescarese è sul piede di guerra per il mancato dragaggio del fiume Pescara. Oltre a ribadire lo stato di agitazione e varie forme di protesta per i prossimi giorni, occupazione di Palazzo di Città e dell’asse attrezzato, i pescatori minacciano di trasferirsi con le loro imbarcazioni a Giulianova (Teramo), a Ortona (Chieti) e a Vasto (Chieti).
Lamentano l’ormai insostenibile situazione del portocanale, diventato quasi inaccessibile ai pescherecci di oltre venti metri, a causa dei fondali bassi e sabbiosi. Il portavoce della marineria, Francesco Scordella, lancia pesanti accuse alla classe politica cittadina e regionale che definisce “incapace”: “Quello che sta accadendo a Pescara è vergognoso. Sono stati buttati tre mesi di lavoro e oltre tre milioni di euro. Siamo sfiniti. Il presidente della Regione Abruzzo, l’assessore regionale alla Pesca, il comandante della Direzione Marittima, il sindaco e il presidente della Provincia hanno fatto solo promesse inutili. Siamo stati presi in giro”.
“Siamo pronti a trasferirci a Giulianova e Ortona – prosegue Scordella – dove siamo costretti ad andare per fare rifornimento di carburante, e a Vasto, per tornare a lavorare e fare quello che oggi ci è impedito di fare. Lasceremo Pescara e faremo morire definitivamente il portocanale e il commercio del pesce in città. C’é un assessore alla Pesca, Mauro Febbo, che abbiamo incontrato una sola volta, al momento del suo insediamento. Non è questo il modo di affrontare un problema serio come quello del dragaggio. Chi ha sbagliato deve pagare e assumersi le proprie responsabilità”.






