L’AQUILA – La prima reazione, concreta, al ciclone che ha spazzato via l’ex presidente, Elio Gizzi, con carte e soldi, 400 mila euro, alla mano, c’è stata: L’Aquila Calcio si è iscritta, in tempo, al campionato di Prima Divisione di Lega Pro.
Dopo il salvataggio del calcio aquilano, tornato da appena 2 anni in quella che da quest’anno è diventata la terza serie, è iniziata una seconda fase, non meno importante: e la priorità è trovare il modo migliore per ovviare all’assenza del costruttore Gizzi, fino a pochi giorni fa amministratore unico e direttore generale della società rossoblù, ora fuori gioco perché agli arresti domiciliari in seguito all’inchiesta su presunte infiltrazioni del clan camorristico dei Casalesi nella ricostruzione post-sisma dell’Aquila che ha coinvolto altri sei imprenditori.
Evidentemente non basta la sostituzione, momentanea, di Gizzi, con il giovane dirigente Fabio Aureli: serve un piano di riorganizzazione da attuare in tempi brevi per affrontare un altro campionato da protagonisti.
Fare fronte a questa assenza è molto più stringente e difficile rispetto alla necessità di tenere l’ambiente al riparo dalla pioggia negativa che inevitabilmente questa storia ha provocato: la sospensione di Gizzi da ruoli chiave ha scosso e non poco la società di cui l’imprenditore era senza dubbio il pilastro più ‘pesante’ non solo per una questione di burocrazia, ma anche per l’esperienza maturata dal 2007 in poi con gli stessi colori.
Dall’Eccellenza alla Lega Pro, attraverso un’ammissione d’ufficio (dopo il terremoto del 6 aprile 2009) e un ripescaggio, prima della vittoria sul campo del 2013: salti di categoria con sullo sfondo un terremoto devastante che, però, ha ‘aperto’ L’Aquila Calcio, di cui nel frattempo è diventato presidente un altro imprenditore edile, Corrado Chiodi, amico fraterno di Gizzi, ad altri professionisti dello stesso settore impegnati nella ricostruzione della città distrutta dal sisma.
Un salto notevole, con il portafogli che inevitabilmente ha cambiato forma, diventando più gonfio e allargando e ampliando le responsabilità e gli scenari societari, arrivando per sbarcare nuovamente in una categoria degna di una città capoluogo di regione: la Lega Pro, vecchia C1, conquistata l’anno scorso dopo 13 anni di assenza e un fallimento, il secondo in dieci anni, nel 2004.
In attesa di conoscere gli altri sviluppi della vicenda, sui quali a pesare è ovviamente la tempistica, in società si sta provando a tracciare un percorso nuovo.
La speranza all’interno del sodalizio rossoblù è che Gizzi esca al meglio da questa vicenda, per il bene suo e anche dell’Aquila Calcio che, sotto la sua guida, ha vissuto pagine tra le più intense e vincenti dei suoi 87 anni di storia.
Gizzi, d’altra parte, nelle stanze calcistiche aquilane era l’uomo che per esperienza univa i vecchi e i nuovi dirigenti, quello che aveva vissuto una rinascita complicata ma sempre e comunque cercata, tra l’altro, mai dimenticarlo, nel momento peggiore per L’Aquila intesa come città e come territorio.
E tutto questo, ben prima che arrivassero le opportunità edilizie legate alla ricostruzione.
Insomma, il ‘colpo’ dei domiciliari si è sentito eccome nelle stanze di Chiodi e degli altri, con tutto ciò che dall’inchiesta è emerso e con tutto ciò che andrà smentito o provato nell’aula di tribunale.
Il primo passo, come già scritto, è stato compiuto. Adesso serve un nuovo corso. Anche perché il responsabile dell’area tecnica, Ercole Di Nicola, che con Gizzi aveva una intesa particolare visto il lavoro congiunto dal 2008, al momento ha allacciato diverse trattative per rinforzare la squadra ma non le chiude ancora, complice il momento di incertezza complessiva.
In attesa di ciò che emergerà dall’inchiesta, con la speranza, sempre viva e ribadita in ogni occasioni da tutti i dirigenti, di poter riabbracciare in tutti i sensi Elio Gizzi, su cui pesano accuse molto gravi.





