L’AQUILA – “Uso la sostanza stupefacente del tipo eroina da circa 15 anni, seppur mi sia impegnato a uscirne frequentando varie comunità di recupero. Dopo il terremoto ho di nuovo cominciato a usare la sostanza, ma in modo sporadico”.
È la realtà sociale disgregata dopo il sisma del 6 aprile 2009, che rende la vita più difficile e più facile il ricorso, anche di ritorno, agli stupefacenti, a emergere, in particolare nella dichiarazione di un assuntore agli inquirenti, dall’ordinanza di custodia cautelare del giudice per le indagini preliminari Giuseppe Romano Gargarella che ha portato all’arresto dell’aquilano Francesco Sarra, 46 anni, per oltre 60 episodi di spaccio scoperti dagli agenti della squadra Mobile, coordinati dal dirigente Maurilio Grasso.
Il commercio di sostanze illecite avveniva un po’ dappertutto, perfino “nei pressi dell’obitorio dell’ospedale San Salvatore” o ancora “presso l’anfiteatro romano di Amiternum”, ma anche in bar e locali vari, oltre al centro commerciale “Cermone” accanto al quale l’arrestato possiede un’officina meccanica con il fratello, la cui posizione è al vaglio degli investigatori.
Per il gip “gli elementi di prova esposti nella richiesta del pm trovano piena conferma negli atti presenti nel fascicolo” mentre l’arresto in carcere viene disposto perché Sarra è un soggetto “incline a reiterare con frequenza tale tipologia di reati in tema di stupefacenti”.
Impossibile, infine, per Gargarella, adottare la misura più lieve dell’arresto in casa: per il gip “non impedirebbe il fatto che Sarra possa ricevere in casa tossicopendenti a cui cedere la sostanza”. Alberto Orsini





